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26 GIUGNO 2016
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Esclusiva. Intervista a Lorenzin: “Il Patto per la Salute va avanti e dal 2016 il fondo sanitario tornerà a crescere. Nessun aumento dei ticket. Decreto legge per riforma Iss, Agenas e Aifa”. Comma 566 la parola d’ordine è “concertazione”

Beatrice Lorenzin a tutto campo in questa intervista esclusiva all’indomani dell’ennesima fumata nera per l’intesa Stato Regioni sui tagli, “risparmi” tiene a precisare decisa il ministro, al fondo sanitario. Nessun passo indietro sul Patto che va considerato solo in stand by per la sua parte di rilancio e investimento nella sanità. Sul comma 566 la via è quella della “concertazione” con tutte le professioni, perché non si può agire unilateralmente. Anche se una legge sull’Atto medico non serve.

08 MAG - “Il 2015 dobbiamo considerarlo come un anno di transizione per i bilanci della sanità italiana. Le regioni hanno chiesto al Governo di abbassare il fondo previsto dal Patto per la Salute per far fronte ai loro impegni di finanza pubblica contemplati dalla legge di stabilità. E così sarà, appena l’intesa sarà sancita. Ma ciò varrà solo per il 2015. Dall’anno prossimo il fondo sanitario sarà reintegrato e il Patto per la Salute marcerà a pieno regime. Senza se e senza ma”.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è fermissima su questa posizione che ci ha ribadito oggi in un’intervista esclusiva dove abbiamo fatto il punto della situazione dopo l’ennesimo rinvio dell’intesa in Stato Regioni.

Ministro, un rinvio per “colpa” delle elezioni?
Il momento precedente a una scadenza elettorale è sempre delicato ma nei fatti l’intesa è ormai definita e siamo pronti a chiudere e ad emanare il decreto legge che dovrà ristabilire i finanziamenti per la sanità per l’anno in corso.


Ma il presidente Chiamparino chiede al Governo una riflessione sul quantum della manovra, sostenendo che essendo articolata su 12 mesi, ed essendone già passati almeno 4, esso andrebbe ridimensionato…
Se ci fosse possibilità non sarei contraria, anche se alla luce delle ultime questioni previdenziali mi sembra molto difficile che possa avvenire.  Ma poi cerchiamo di capire una volta per tutte che non si tratta di tagli ma di risparmi, sull’efficienza e l’appropriatezza. Nella maggior parte dei casi già contemplati tra le azioni del Patto per la Salute. La differenza è che nel Patto si prevedeva che tali risparmi fossero reinvestiti in sanità. Per il 2015, invece, come prevede l’intesa, una quota parte dei risparmi, che comunque il Patto produrrà, saranno “restituiti” allo Stato a compensazione del contributo regionale alla sostenibilità della spesa pubblica. Tutto qui.

Quindi nessun problema?
No, no, il problema esiste. Quando ho chiesto e ottenuto che nella legge di stabilità non vi fosse alcun taglio alla sanità ma anzi un aumento di risorse, l’ho fatto perché la sanità, al di là dei risparmi di efficienza ottenibili, ha bisogno di più risorse soprattutto su tre fronti: innovazione, investimenti, ricerca e personale. Quattro asset dove abbiamo già operato con il fondo per l’innovazione farmaceutica staccato dal tetto della farmaceutica e che con il patto implementeremo con azioni specifiche per la ricerca e per dare finalmente fiato al personale del Ssn che da anni ha il contratto e il turn over bloccati. Quindi quelle risorse in più servono e per questo non possiamo rinunciarci per più di un anno. Mi risulta che molte regioni avevano già previsto le somme necessarie o disposto il proprio bilancio in base alle risorse del Fondo precedente, avendo deciso da dicembre di intervenire sul fondo chiedendo il decurtamento dell'incremento.

Pensa che le Regioni avrebbero potuto anche risparmiare senza toccare la sanità?
La sanità copre un’ampia fetta della spesa corrente regionale ma è certo che al di fuori di essa vi sono altri settori di spesa che potrebbero essere considerati. Ma questo tema fa parte di quella discussione più generale per un nuovo equilibrio costituzionale tra Stato e Regioni che stiamo affrontando con le riforme e che penso dovrà riguardare anche gli aspetti legati alle modalità e alla qualità delle spese regionali.

Quindi fatta l’intesa, quando sarà, ci dobbiamo aspettare un decreto legge omnibus come ha chiesto Chiamparino che tocchi anche altri aspetti del settore, oltre alle cifre della manovra?
La proposta di Chiamparino, col quale, voglio sottolinearlo, lavoriamo benissimo e con lo stesso spirito volto alla ricerca di soluzioni eque e concrete, mi trova assolutamente d’accordo. Nel decreto che recepirà l’intesa ci saranno anche la riforma di Aifa, Agenas e Iss, ma non solo. Vi inseriremo anche altri aspetti legati alla sanità veterinaria e ad altre emergenze in parte già comprese nel mio disegno di legge fermo in Parlamento sulle sperimentazioni e la riforma degli Ordini. Che, tra parentesi, mi dicono si stia finalmente sbloccando. Comunque quando sarà il momento nel decreto dell’intesa inseriremo tutte le questioni calde del settore per dare quella spinta immediata al cambiamento che attendiamo da tempo.

Tra le attese c’è anche la nuova normativa sui ticket. A che punto siamo e che intenzioni avete? Aumenteranno? Saranno finalmente unificati a livello nazionale?
Il lavoro è ancora in corso, perché è complesso. L’obiettivo, a parità di gettito - quindi nessun aumento del ticket questo è certo - è quello di dare al cittadino un sistema di compartecipazione alla spesa finalmente equo e legato alle reali possibilità economiche di ognuno di dare il suo contributo alla sanità pubblica. Saranno senz’altro favoriti i nuclei familiari con figli ma non solo. Stiamo cercando di simulare un’applicazione delle esenzioni in base ai redditi Isee ma, come le dicevo, attenti a far sì che chi sarà esente lo sarà perché effettivamente non è in grado di pagare il ticket e non, come avviene oggi, con quelle macchinone parcheggiate davanti alla farmacia da dove scendono fantomatici esenti dal ticket. Quegli abusi li vogliamo stroncare. Ma per farlo senza sbagliare bersaglio bisogno farlo con attenzione. Meglio aspettare qualche mese in più che fare errori in un campo così delicato. Per quanto riguarda l’unitarietà del ticket a livello nazionale essa è di fatto preclusa dall’autonomia delle regioni in questo campo che lascia a loro la scelta sulla presenza e sulle modalità del ticket. A noi però il compito di dare un quadro unitario sulle esenzioni per far sì che i diritti siano gli stessi in tutto il Paese.

Un’altra grande attesa è quella sui Lea...
Io il mio lavoro l’ho fatto. Il Mef ha già valutato l’impatto e i testi dei nuovi Lea sono da mesi all’attenzione delle regioni. Non c’è dubbio che gli alti e bassi sull’intesa potrebbero aver influito sull’esame delle varie proposte. Ma, senza polemica, la palla sta a loro. Per quanto mi riguarda io voglio mantenere l’impegno per emanarli entro l’estate. Ma come sa, serve l’accordo con le Regioni…
 
Ma non è che si sta rallentando un po’ tutto perché il Patto sancito a luglio 2014 non va più bene e andrebbe rivisto, come chiedono alcune Regioni?
Assolutamente no, il Patto è quello. Frutto di un lavoro lungo e complesso e approvato, non dimentichiamolo, all’unanimità. Perché dovremmo rivederlo? Per cambiare cosa? Nel Patto ci sono tutti gli asset per il cambiamento e l’ammodernamento del sistema sanitario. Lo ripeto, nel 2015 è come se avessimo premuto il tasto “pausa” del telecomando. Ma dal 1 gennaio del 2016 il programma riprenderà appieno senza incertezze, con pienezza di risorse e con l’impegno che le somme risparmiate grazie all’efficientamento del sistema resteranno tutte in sanità, per nuovi investimenti e ampliamenti dell’offerta assistenziale.


Ministro da quando in gazzetta è comparso il comma 566 della legge di stabilità si è scatenata una guerra senza esclusione di colpi, soprattutto tra medici e infermieri, sul tema delle nuove competenze per le professioni sanitarie. Se la sente di fare da paciere?
Altro che paciere, il mio compito di ministro è quello di fare una sintesi di queste posizioni, sentendo tutte le parti, concertando, come previsto proprio dal comma 566, un’evoluzione dei profili professionali di ciascuno, fermo restando, e su questo voglio essere chiara, che il comma 566 non tocca in alcun aspetto l’atto medico che resta un ambito esclusivo dei “dottori”. Sono certa che la soluzione c’è. È nelle cose e nell’evoluzione stessa della prassi sanitaria, come del resto già avviene in moltissimi paesi dove la professione medica e le altre professioni sanitarie sono evolute insieme per rispondere al meglio alle grandi innovazioni della medicina e dell’assistenza.

A proposito, che ne pensa allora della proposta di legge di alcuni parlamentari del PD sull’atto medico?
Penso che, come dicevo, la materia non può essere affrontata unilateralmente. Serve il concerto di tutti gli attori professionali ed è quello che intendo fare al più presto.


Il 19 maggio i medici di famiglia e i pediatri, salvo ripensamenti, faranno sciopero. Hanno ragione?
Il rinnovo della convenzione è una priorità. Lo stallo dura da troppo tempo e il sottosegretario de Filippo, che segue passo passola vicenda, sta cercando con passione e dedizione, di sciogliere la matassa per portare le parti, regioni e sindacati, all’accordo. Lo ripeto la convenzione deve essere chiusa per i medici ma anche e soprattutto per dare il via a quella riforma dell’assistenza territoriale che attendiamo da troppo tempo.

Il suo collega di Governo il ministro Guidi insiste e auspica che il Parlamento riveda il suo ddl, reinserendo la liberalizzazione della fascia C con ricetta stralciata in Cdm. Che ne pensa?
Il Parlamento è sovrano. Detto questo non sono d’accordo con la posizione della collega Guidi, con la quale per altro ho un ottimo rapporto, perché è una posizione decontestualizzata dal sistema sanità e agisce al di fuori di meccanismi che si tengono l’un l’altro e che avrebbero bisogno di una riflessione più ampia che non è nella competenza del ministero dello Sviluppo economico. La collega non valuta la complessità del settore dove andrebbe a cadere questa liberalizzazione che  colpirebbe 20 mila farmacie che sono un presidio del Ssn presente in tutto il territorio nazionale nelle grandi città come nei piccolissimi comuni rurali o montani.

Ma il premier Renzi come la pensa in proposito?
Il consiglio dei Ministri ha varato il ddl “senza” la liberalizzazione della fascia C con ricetta, quindi…
 
Cesare Fassari

08 maggio 2015
© Riproduzione riservata


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