Lala (OmCeo Roma): “Trovati i capri espiatori ma la responsabilità ė del sistema”
Condannati i medici, assolti agenti e infermieri: “Non posso entrare nel merito senza aver esaminato compiutamente le motivazioni della sentenza, quindi neanche valutare chi ha inferto le percosse denunciate – precisa Lala – ma è evidente come ancora una volta il capro espiatorio diventi solo il medico, cioè l’anello più debole di tutta la catena di responsabilità in questo drammatico caso ”.
L’Ordine dei camici bianchi capitolini più di una volta ha rimarcato le carenze e i rischi dell’attuale sistema carcerario per un detenuto che si trovi anche nella condizione di paziente.
“L’abbiamo detto ripetutamente durante le cronache di questo lungo processo: un paziente recluso non può essere assistito come il nostro dovere e la nostra coscienza ci impongono. Possiamo assumerci ogni responsabilità quando siamo nella condizione di esercitare senza ostacoli o limitazioni il nostro ruolo, non quando ciò non è pienamente possibile. E nel caso di Cucchi non lo era”, sottolinea con forza Lala. “Parlare di abbandono del paziente è quindi veramente fuori luogo, ingiusto e fuorviante.”
Alla luce di questa sentenza, l’Ordine di Roma torna a proporre un dibattito nazionale sul sistema di detenzione nei casi in cui un recluso abbia necessità di assistenza medica.
“Scaricare oggi tutto sulle spalle della nostra categoria e dei colleghi condannati con questa sentenza, oltre a lasciare veramente perplessi circa la catena di responsabilità che è stata saltata, non fa altro che mettere la polvere sotto il tappeto: il problema rimane e si potrà riproporre in casi analoghi. Noi non ci stiamo e vogliamo dare un contributo affinché il sistema sia cambiato e possa tutelare i pazienti detenuti”, è la richiesta di Lala. “Mi trovo d’accordo con quanto dichiarato dall’avvocato della famiglia Cucchi – conclude il presidente dei medici di Roma – cioè che considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. E' un insulto alla stessa giustizia".
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06 Giugno 2013
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