Lazio. Polverini: “Investiremo altri 30 mln nella ricerca delle scienze della vita”
Nelle intenzioni degli organizzatori – tra cui la il consorzio Cnccs (Collezione Nazionale dei Composti Chimici e centro Screening), il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Istituto Superiore di Sanità – c'è infatti quella di parlare di ricerca innovativa e ad alto impatto nella biologia molecolare, ma anche di capire come si possa far sì che i centri di studio possano sfruttare le ricerche scientifiche, soprattutto a favore della Sanità. “Non abbiamo alternative che lavorare insieme per la salute comune, anche e soprattutto in questa fase di crisi economica”, ha spiegato Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma in apertura della conferenza. “La ricerca sulle discipline che aiutano l'uomo a stare bene ha bisogno della collaborazione delle istituzioni. Solo questo potrà riavviare il motore del mondo, che si è quasi fermato per via della crisi economica. O si parte da qui, o siamo destinati al declino. Ecco perché sono importanti questi momenti di confronto a livello internazionale”.
Della stessa idea anche Renata Polverini, governatrice della Regione Lazio, che ha presenziato ai primi momenti della conferenza. “Solo ultimamente le istituzioni si stanno cominciando a rendere conto della strategicità della ricerca scientifica e dello sviluppo. Per troppo tempo gli investimenti sono stati frenati per la paura che non ci fosse un ritorno economico, soprattutto a breve termine. In realtà la ricerca è alla base dello sviluppo dell'economia”, ha spiegato la governatrice. “Ecco perché la Regione Lazio ha già investito 47 milioni di euro nel campo delle bioscienze e della farmacologia. Ma per trasformare il Lazio in una regione moderna e all'avanguardia stiamo già pensando a nuovi investimenti in questo settore, che potrebbero aumentare di altri 30 milioni di euro”, ha promesso.
Ma qual è in particolare l'ambito di studio che più interessa agli organizzatori? Lo spiega Giovanni Rezza, presidente del Cnccs, in apertura. “L'idea è quella di unire le forze tra pubblico e privato, diventare punto di riferimento a livello internazionale. In particolare ci interessano le malattie rare e quelle neglette”, ha spiegato. “Due ambiti che sono collegati da un'idea di fragilità, in un caso del singolo uomo, nell'altro dell'intera comunità”.
Ecco perché si spera molto negli investimenti delle istituzioni. Che speriamo possano effettivamente arrivare al più presto, viste le ottime intenzioni alla base della conferenza.
28 Novembre 2011
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