Lazio: tre ordini professionali dicono no alla proposta di legge Tarzia sui consultori
Le leggi ci sono e vanno bene, basterebbe attuarle in pieno, soprattutto attraverso il conferimento di maggiori risorse alla rete dei consultori. Queste, in sintesi, le osservazioni delle categorie professionali, ascoltati anche dalla Commissione lavoro e politiche sociali, presieduta da Maurizio Perazzolo (Lista Polverini).
“La contrarietà alla proposta di legge Tarzia – si legge nella nota del Consiglio regionale, che riposta stralci del documento presentato dagli Ordini – viene motivata partendo da una serie di dati di Laziosanità che danno conto dell'attuale situazione: a settembre 2010 e riferiti al periodo settembre-dicembre 2009, su 160 consultori familiari attivi (0,58 ogni 20.000 abitanti, per legge dovrebbero essercene almeno uno ogni 20 mila abitanti) sono inseriti 171 psicologi e 146 assistenti sociali, evidenziando la cronica ‘carenza di assistenti sociali e di equipe multidisciplinari complete (solo il 34% dei consultori familiari ne ha una) comporta che solo il 52% dei consultori rispetti i requisiti minimi di apertura’”.
Inoltre, mentre la Legge n. 34/1996 prevede la presenza di una struttura consultoriale ogni 20.000 abitanti – e dunque i 5,5 milioni abitanti della Regione dovrebbero essere coperti da 278 consultori – ad oggi, solo 161 risultano essere attivi. Secondo gli Ordini “il quadro è ulteriormente aggravato dal fatto che ben 84 dei 161 aperti non riescono a soddisfare i requisiti minimi di apertura (quattro mattine e due pomeriggi), ben 120 prevedono tempi di attesa superiori alla settimana, solo 50 consultori possono vantare nel proprio organico un assistente sociale e solo 3 un mediatore culturale, per di più attivo meno di 7 ore a settimana. All'edificio mancano ancora porte, finestre, pavimenti, intonaco, eppure la proposta di legge n. 21 sostiene che sia meglio buttarlo giù piuttosto che completarlo. Abbattere, perdendo tutto ciò che di buono si è costruito in questi lunghi anni, per ricostruire su nuove basi”.
Nella relazione di presentazione della PL 21 si parla di ridefinizione del ruolo dei consultori. "Nei fatti, però, – notano gli Ordini – il testo non propone alcuna ridefinizione degli obiettivi che i consultori devono perseguire. Nella relazione introduttiva si legge, infatti, che i consultori devono aspirare ad essere «istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia». Nulla di nuovo, visto che già la legge regionale n.15/1976 si pone la finalità di promuovere «la realizzazione della vita familiare». Né il progetto di legge prevede novità sostanziali per quanto concerne l'organizzazione delle strutture consultoriali".
Gli Ordini affrontano anche la previsione sui consultori privati. "La possibilità offerta ai privati di istituire consultori familiari -si legge nel documento – prevista dall'articolo 3 della proposta n. 21, ad esempio, era già contemplata dall'articolo 12 della legge regionale n. 15/1976, oltre che dall'articolo 2 della Legge n. 405/1975. Non sono previste misure economiche aggiuntive, anzi il dettato dell'articolo 24 della proposta n. 21 prevede uno smembramento del Fondo regionale previsto dall'articolo 15 della Legge regionale n. 15/1976 in tre diversi fondi di una non meglio precisata entità. Inoltre, verrebbe eliminata la possibilità per Regione ed Enti locali di stanziare risorse integrative".
Infine, scrivono i tre presidenti nel documento, “non sono previsti ampliamenti funzionali dell'organico, anzi, laddove la crescente multietnicità della realtà territoriale suggerirebbe di incrementare il risibile numero di mediatori culturali e linguistici attualmente presenti all'interno delle strutture consultoriali, la proposta di legge prevede l'inserimento di figure professionali di incerta definizione e con competenze di dubbia attestazione, quali quelle del consulente familiare, dell'esperto in materia di bioetica e del mediatore familiare, il cui tentativo di istituzione è stato respinto lo scorso mese di aprile dalla sentenza n. 131/2010 della Corte Costituzionale".
"Non comprendendo, dunque, – concludono Zaccaria, Falconi e Sammarco – né da quale considerazione l'iniziativa legislativa tragga la sua origine, né gli effettivi obiettivi di cambiamento che essa si pone, né, infine, se la proposta vada ad aumentare il Fondo regionale o a diminuirlo, l'Ordine degli Psicologi del Lazio, l'Ordine provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e l'Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio intendono esprimere la loro contrarietà alla proposta n. 21".
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