Lorenzin: “Per i farmaci serve una politica nazionale che sappia colmare le difformità territoriali”
Per invertire il trend bisogna “ricostruire quella politica sanitaria che è venuta meno negli ultimi anni, partendo dall’omogeneizzazione degli obiettivi. Dobbiamo saper modificare cosa non va, apportando gli adeguati correttivi, poiché non possiamo smontare tutto continuamente”. In questo senso, un punto di partenza è rappresentato “dalla creazione di un nuovo rapporto tra ospedale e territorio. Purtroppo manca quasi totalmente il livello dell’assistenza sociosanitaria e il malato torna sempre in ospedale. Servono quindi nuovo investimenti per la prevenzione, che in Italia è colpevolmente trascurata, soprattutto per quanto concerne la terza età che meriterebbe invece una politica ad hoc. Pensiamo, per esempio, che con un lavoro più attento sul diabete alimentare si potrebbero risparmiare 3 mld in termini di spesa farmaceutica”.
Altro tema caldo su cui si è soffermato il ministro è quello della governance. “Innanzitutto è necessario implementare il meccanismo degli open data in modo da ottenere un’analisi qualitativa e quantitativa dei singoli reparti, costruendo confronti sulla base dei costi standard. L’ideale è poter intervenire lì dove emergono i problemi con azioni specifiche, non soltanto con la logica dei commissariamenti”. Un cambio di rotta “è indispensabile anche per l’Agenas, che deve svolgere ruoli di controllo di gestione e non compiti di ricerca che invece spettano all’Iss”.
Per quanto concerne il sempre più spinoso tema della corruzione Lorenzin ha sottolineato che “è un problema innanzitutto culturale, ma bisogna anche riuscire a ridurre i margini di rischio, magari elaborando un albo nazionale per i manager sanitari. Ma, soprattutto, la politica deve smetterla di interferire nella nomina di primari e direttori generali”.
Passaggio fondamentale è poi legato all’università “che deve imparare a dialogare con il tessuto operativo. La struttura attuale ha dimostrato di non funzionare per vari fattori, ma la realtà è che ci sono due intere generazioni cui è stato precluso l’accesso al sistema ospedaliero. E’ per questo che sto pensando a un tavolo con i ministri Poletti e Giannini per effettuare una programmazione dei fabbisogni dei prossimi anni”.
Nodo cruciale riguarda anche il rapporto con il Mef. “Sono una fautrice del rigore e di una forte azione di spending review interna, ma la politica sanitaria deve essere totalmente ad appannaggio del Ministero della Salute e non del Mef, che invece deve limitarsi a svolgere compiti di controllo”.
Articoli correlati:
12 Giugno 2014
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Caldo estremo, FADOI: “Sopra i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere il calore”

“Il medico non può essere il tappabuchi del sistema. E nella PA la nostra dirigenza deve diventare ‘speciale”. Intervista a Di Silverio (Anaao)

Lorenzin (Pd) a Schillaci: “La sanatoria no vax apre la strada all’interferenza della politica sulla deontologia medica”

Alzheimer, lo studio CELIA rilancia la strategia anti proteina tau: diranersen rallenta il declino cognitivo

Screening oncologici. Oltre 7,6 milioni di italiani esclusi, Gimbe: "Oltre 50 mila tumori non intercettati"

Benzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativo

Malattie venose, Servier lancia Daflon 1000 mg: una sola compressa per semplificare la terapia

Caldo e diabete, il caso Zverev ricorda i rischi dell'estate: "Attenzione ai sensori per la glicemia"

Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medica

Farmaci. Aifa aggiorna quattro Note: ormone della crescita, infertilità, anticoagulanti e Bpco