Ma la mobilità nella Pubblica amministrazione è sempre più ridotta all’osso
Secondo un’analisi dell’Aran, infatti, nella pubblica amministrazione la mobilità ha progressivamente ridotto il personale che ne ha usufruito e negli anni 2001, 2012, 2013 3 2014 è calata rispettivamente nel saldo tra mobilità in entrata (positiva) e mobilità in uscita (negativa) di -6282 unità, -4931, -5359 e – 9374, cioè rispettivamente -0,20%, -0,16%, -0,18% e -0,31 per cento.
A livello di singoli comparti però le cose cambiano.
Dove è andata peggio, secondo i dati Aran, è proprio nel Servizio sanitario nazionale che ha registrato negli anni dell’analisi saldi in calo rispettivamente del -0,45%, -0.34%, -0,32% e -0,31 per cento.
Mentre dove il trend è inverso in tutti gli stessi anni è nei ministeri, nelle Agenzie fiscali, nella Presidenza del Consiglio, nelle Autorità indipendenti, negli enti pubblici economici e le aziende che producono servizi di pubblica utilità e, solo per il 2014, unico anno di cui si hanno i dati per il comparto, per gli Enti della lista S13 Istat (una serie di amministrazioni pubbliche che non rientrano negli altri comparti come ad esempio Federazioni e fondazioni anche sportive, Enti nazionali di previdenza e assistenza).
A dire la verità grandi numeri positivi – così come il Ssn ha i maggiori in negativo – li ha solo la Presidenza del Consiglio che negli anni esaminati dall’Aran ha aumentato i suoi saldi di mobilità rispettivamente del 59,43%, 60,97%, 57,97% e 54,69 per cento.
Nel Servizio sanitario nazionale in particolare la mobilità in entrata 2014 ha interessato il 2,85% del personale stabile, mentre quella in uscita il 3,25 per cento.
Del 2,85%, il 2,58% è di mobilità intracomparto e solo lo 0,05% è extracomparto (mobilità permanente), mentre comandati e distaccati (mobilità temporanea) sono lo 0,21per cento.
16 Giugno 2017
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