Malattie reumatiche. A che punto siamo con le terapie
“Grazie ai decisi progressi della scienza – sottolinea il Prof. Carlomaurizio Montecucco, presidente di FIRA, Ordinario di Reumatologia, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica dell’Università di Pavia, direttore Struttura Complessa di Reumatologia al Policlinico S. Matteo – stiamo passando dal trattamento dei sintomi a cure sempre più efficaci della malattia, e in un futuro non remoto potremo arrivare anche alla prevenzione di alcune malattie reumatologiche, con la definizione di interventi, farmacologici e non, per i soggetti a rischio, in modo tale da evitare lo sviluppo della malattia. Solo dieci anni fa questo era impensabile, ora invece diventa probabile”.
“Fino a vent’anni fa – prosegue Montecucco – se ne curavano solo i sintomi, con cortisone e analgesici, negli ultimi anni si sono fatti avanzamenti molto importanti grazie a farmaci in grado di colpire selettivamente solo le sostanze coinvolte nello sviluppo della malattia, farmaci intelligenti, come anticorpi monoclonali o falsi recettori, che possono essere estremamente efficaci. La cura delle artriti, ma anche delle connettiviti sistemiche, è cambiata in modo straordinario, basti pensare che fino a qualche tempo fa, in caso di malattie come lupus o vasculite, una gravidanza era impensabile e sconsigliata, ora invece si riesce a portarla a buon termine nella maggioranza dei casi. Ma le prospettive della ricerca sono ancora più incoraggianti”.
Tuttavia “la ricerca scientifica dedicata alla reumatologia necessita di programmi, competenze, metodologie e strumentazioni estremamente sofisticati, che richiedono importanti investimenti”, che però “possono portare grandi benefici”, evidenzia Montecucco, secondo il quale “in Italia c’è la necessità di stimolare e sostenere la ricerca scientifica indipendente, che spesso ha prodotto le scoperte più straordinarie, così da renderla competitiva con quella svolta nei grandi laboratori delle industrie farmaceutiche o nei centri universitari anglosassoni e tedeschi. Ecco perché l’impegno di FIRA si sta intensificando, sperando di trovare sostegno per le nostre iniziative, e abbiamo ambizioni importanti per il prossimo futuro” annuncia Montecucco.
Tra ultimi ambiti di studio nel settore, la Fira cita il ruolo del microbioma orale, intestinale e vaginale, per capire se ha una correlazione con la maggiore incidenza nello sviluppo di malattie reumatologiche nelle donne. “Se, come si crede, questo legame sarà dimostrato e se ne comprenderà il meccanismo, si potrà intervenire in modo mirato, anche secondo i principi più recenti della medicina di genere”.
Lo studio ancora più approfondito degli auto-anticorpi, ossia quelli diretti contro le strutture del nostro organismo invece che contro gli agenti patogeni, e dei meccanismi di disregolazione del sistema immunitario, “potrà consentire di tentare di resettare il malfunzionamento e riportare il sistema alla sua efficienza. Finora invece si è intervenuti per deprimere tutto il sistema immunitario, causando però problemi di immunodepressione”.
Per la cura dell’artrite reumatoide, “si è compreso che fattori di rischio come obesità e fumo di sigaretta insistono su un terreno genetico e immunologico predisponente alla malattia. Se riusciremo a comprendere meglio quali sono le condizioni di pre-artrite reumatoide si potrà trovare il modo per prevenire lo sviluppo della malattia, dilazionarla o sospenderla. Lo stesso meccanismo si può applicare alle malattie metaboliche come la gotta o ad altre malattie autoimmuni, come le connettiviti, nelle quali vediamo che gli auto-anticorpi compaiono prima dei sintomi. Bisogna affinare quindi la capacità di predizione e saper valutare la gravità del rischio di malattia, così da capire quando trattare in modo preventivo”.
Inoltre, “sta facendo passi avanti la medicina rigenerativa, con l’obiettivo, non semplice, di ricostruire la cartilagine articolare, soprattutto per la cura dell’artrosi, o dell’osso, per l’osteoporosi”.
11 Ottobre 2022
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