Microbiologi clinici: “Indispensabile accurato controllo microbiologico del donatore”
Nel 2013, su 1.102 donatori di organi e tessuti (come rilevato dal Ministero della Salute), sono stati eseguiti in emergenza h24 più di 13.000 test microbiologici per valutare l’idoneità del donatore e oltre 6.000 test microbiologici supplementari post trapianto. In Italia, le accurate analisi microbiologiche che accertano che i donatori non siano portatori di virus o batteri patogeni per il ricevente sono garantite e certificate dalla rete dei laboratori di microbiologia clinica e rappresentano il primo passo nelle procedure operative trapiantiste per non incorrere in infezioni proprio nel primo e più delicato periodo post trapianto.
“La reperibilità h24 per la validazione microbiologica del donatore ci impegna molto e la responsabilità che ci assumiamo è enorme, ma siamo orgogliosi di questa attività, poiché anche organismi internazionali hanno certificato come i controlli fatti in Italia siano tra i più accurati al mondo” assicura Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli
Per alcuni patogeni, i test vengono fatti anche nelle 24-48 ore dopo il trapianto poiché, se è vero che un’eventuale positività del donatore per alcuni patogeni non lo esclude dalla donazione, agire poi con una terapia tempestiva sul ricevente, prima che si manifestino i sintomi, diventa essenziale. “La positività per Citomegalovirus, ad esempio, non esclude il donatore ma implica il fatto che, nel primo periodo post-trapianto, vengano condotti a cadenza settimanale esami molto specifici sul ricevente, in modo che l’ avvenuta trasmissione dell’ infezione possa essere identificata all’esordio e trattata dal clinico nel modo più opportuno”. specifica Tiziana Lazzarotto, microbiologa di Bologna e coordinatrice del gruppo di lavoro ‘Infezioni nel trapianto’ dell’Amcli.
31 Maggio 2014
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