Morgante (Area Popolare): “Ilva, lo scontro istituzionale sempre più cruento, una sconfitta per tutti”
Per Morgante “la decisione della giunta regionale di impugnare davanti alla Corte Costituzionale l’ultimo decreto legge sull’Ilva sancisce l’ennesima rottura, alza ancora di più l’asticella dello scontro e aumenta la voragine in cui precipitano buonsenso e voglia di cercare e collaborare insieme per una soluzione che non sia un aut-aut tra vita e lavoro. E’ una rottura che parte da lontano e da molteplici fronti, ma chi ha precise responsabilità nei confronti della comunità ha il dovere di valutare tutti gli aspetti e le ripercussioni per la comunità, legate al presente e al futuro dello stabilimento. Uno stabilimento dal quale l’economia e il territorio tarantino non possono prescindere, perché la chiusura determinerebbe un’emergenza sociale e occupazionale insostenibile; ma che non può continuare ad alimentare morte e malattie. Ma altrove – prosegue Morgante -, in Europa e nel mondo, si è usciti con successo da questo apparente vicolo cieco, realizzando modelli di riconversione diventati esemplari e vincenti: perché è impossibile allora che due amministrazioni legate dalla comune appartenenza allo stesso partito dei loro vertici non riescano a confrontarsi, tra Bari, Taranto e Roma, per garantire all’Ilva sopravvivenza e rilancio, nel rispetto finalmente di rigidi vincoli ambientali, e imponendo alle attuali gestioni e alla proprietà prossima ventura la messa in sicurezza di lavoratori e cittadini come priorità assoluta, nell’immediato e non a data da destinarsi e con precise assunzioni di responsabilità a ogni livello e in ogni sede?”.
Per Morgante “è quello infatti l’obiettivo da perseguire, verso il quale va profuso ogni sforzo: salvaguardare i livelli occupazionali e lo stabilimento, garantendo e rispettando però la salute e l’ambiente, nel rispetto delle normative e dei protocolli vigenti, con controlli rigidi e necessarie garanzie perché si interrompa e spezzi una tragica e dolorosissima catena di incubo, in cui il diritto al lavoro non sia sinonimo di morte”.
04 Ottobre 2016
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