Nicchi (Sel): “Oggi abbiamo incontrato sindacati, associazioni ed esperti. Pronti a lavorare assieme per rimuovere diseguaglianze”.
Onorevole Nicchi come nasce l’idea del Forum odierno e qual è la visione d’insieme su cui si fonda?
L’incontro odierno è stato costruito tramite il confronto con sindacati, associazioni, esperti, studiosi per formulare un’analisi critica riguardo la condizione del Ssn e per collocare al centro del dibattito l’accentuazione delle diseguaglianze in sanità. In Italia chi dispone di un reddito inferiore rischia di ammalarsi di più e di curarsi di meno: si tratta di un indicatore significativo del trend in atto e richiede una strategia diversa, che inverta la logica del definanziamento. La sottrazione di risorse al settore ha rappresentato il tratto distintivo di tutti gli ultimi governi, incluso quello attuale guidato da Matteo Renzi. Occorre, invece, investire e reperire fondi attraverso una leva fiscale più vigorosa verso i grandi patrimoni e sulle fasce di reddito più elevate. Purtroppo però sta avvenendo esattamente il contrario. Basti pensare che nell’ultima Legge di stabilità si è preferito abolire la tassazione sulla prima a casa a tutte le fasce, incluse quelle più ricche, per poi ricorrere a tagli che stanno generando enormi disagi per i cittadini che necessitano di cure. In Italia circa 4 milioni di persone rinunciano a curarsi per mancanza di soldi: si tratta di una questione di assoluta gravità. Tutto questo mentre ci si nasconde dietro l’ossimoro ingannevole dell’universalismo selettivo.
Sono ore calde per il confronto tra ministro e sindacati in merito al decreto appropriatezza. Cosa ne pensa?
Il testo presenta chiaramente una mera valutazione dei costi ed evoca l’ossessione di questo esecutivo per il riscontro economico. E’ un ritornello che si ripete da tempo, come quando Lorenzin spaccia i tagli lineari per interventi finalizzati a recuperare efficienza. E si riproporrà lo stesso spartito anche con le Regioni, che patiscono una sorta di Sindrome di Stoccolma nei confronti del governo. A loro spetterà, come al solito, soltanto il lavoro sporco, anche perché le ultime riforme istituzionali ne hanno svuotato radicalmente ruolo e funzione. Già oggi sono impegnate nell’applicazione di pesanti cure dimagranti, che si manifestano con robuste riduzioni del personale e con politiche di accorpamento delle aziende sanitarie.
Come valuta l’allarme lanciato la scorsa settimana da Bersani, secondo il quale è in atto “una strisciante privatizzazione del sistema sanitario, senza che nessuno ne discuta"?
I dati evidenziano un realtà sempre più critica: difficoltà di accesso alle prestazioni per il costo troppo alto dei ticket, liste d’attesa infinite, servizi spesso lontani. Secondo l’ultimo rapporto Censis il 67,7 % delle famiglie a basso reddito ha rinunciato o rinviato una prestazione necessaria. Mentre si registra tutto ciò, il ministro Lorenzin pensa a dividersi tra quanti più salotti televisivi possibile per poi intervenire presso Federmanager, aprendo chiaramente a un allargamento nell’utilizzo dei fondi integrativi. Quest’ultimi, in una fase di definanziamento come quella che stiamo attraversando, finiranno per sostituire quanto dovrebbe essere garantito a tutti a prescindere dalla capacità economica di stipulare un’assicurazione. Bersani lancia un appello giusto, di primaria importanza. E' il momento di ricostruire il diritto alla salute.
Ritiene quindi ci sia margine per costruire alleanze con la cosiddetta minoranza dem? Pensa che altri possano seguire il percorso intrapresa da Fassina e D’Attorre, abbandonando il Pd?
Auspico la costruzione di un asse comune e unitario sui temi della sanità che si allarghi a tutte le forze politiche in grado di mettere in campo un’autentica sensibilità democratica in materia. Sono quindi ben accette tutte le azioni che provengono dal Pd e che si muovono in questa direzione. La battaglia per la tutela della sanità pubblica prescinde da schieramenti e collocazioni politiche. Noi siamo sempre disponibili ad allargare il campo delle nostre azioni in questo senso, anche perché l’Italia ha fortemente bisogno di una grande sinistra. Chi avrà realmente voglia di impegnarsi per questo progetto, sarà sempre il benvenuto. Dobbiamo quindi lavorare perché ciò avvenga.
Gennaro Barbieri
12 Febbraio 2016
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