Nursing Up: “Vogliono inserire nuove figure senza incremento di spesa, ma orecchie da mercante su infermiere di famiglia”

Mentre Governo e Regioni continuano a indicare la sanità territoriale come una priorità del Servizio sanitario nazionale, nelle trattative per il rinnovo del CCNL Sanità 2025-2027 emergono, secondo Nursing Up, due evidenze profondamente contraddittorie.

Da una parte, la bozza ARAN, su richiesta di alcuni sindacati generalisti, prevede la collocazione dell’autista di ambulanza con funzioni di soccorritore dall’area degli Operatori, dove si trova attualmente, a quella superiore degli Assistenti, precisando che l’operazione avverrà “senza incremento di spesa”. Dall’altra, denuncia il sindacato, resta ancora senza risposta la richiesta di definire un serio inquadramento contrattuale per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità, figura considerata centrale nella Missione 6 del PNRR e nel nuovo modello di sanità territoriale.

Progressioni di carriera senza nuove risorse: il primo paradosso

Nursing Up chiarisce che la propria posizione non rappresenta una battaglia contro gli autisti soccorritori, professionisti che il sindacato ritiene meritevoli di rispetto e valorizzazione, anche attraverso giusti avanzamenti di carriera. Il punto critico, secondo l’organizzazione, riguarda però la formula “senza incremento di spesa” contenuta nella bozza ARAN. Una previsione che, per Nursing Up, deve essere chiarita fino in fondo per comprendere se esistano risorse aggiuntive o se le progressioni debbano essere finanziate con il monte salari già disponibile.

“In ogni caso, la formula contenuta nella bozza ARAN deve essere chiarita. Se davvero non ci sono nuove risorse, qualcuno spieghi come verranno finanziate queste progressioni fattuali”, afferma Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up.

De Palma: “Chi pagherà il conto?”

Secondo De Palma, se non sono previsti fondi aggiuntivi, il rischio è che le risorse vengano reperite all’interno del bilancio contrattuale destinato alla generalità dei dipendenti del comparto sanità.

“O esistono fondi aggiuntivi oppure le risorse saranno reperite all’interno del monte salari già disponibile”, dichiara il presidente di Nursing Up. “In quest’ultimo caso, tuttavia, la domanda è inevitabile: chi pagherà il conto? Noi contestiamo un contratto costruito promuovendo una categoria con risorse messe a disposizione anche per le altre”. Per il sindacato, il problema non riguarda il riconoscimento di una singola figura professionale, ma il metodo con cui si procede, soprattutto se l’operazione non viene accompagnata da investimenti dedicati.

Nursing Up avverte che il rinnovo del contratto non può trasformarsi in una redistribuzione delle poche risorse disponibili tra le diverse figure del Servizio sanitario nazionale. “Le professioni sanitarie hanno bisogno di investimenti aggiuntivi, non di combattersi tra loro”, sostiene il sindacato. Secondo Nursing Up, se il principio resta quello del “senza incremento di spesa”, Governo, Regioni e ARAN devono spiegare come intendano evitare che altri dipendenti del comparto sanità vengano penalizzati da promozioni selettive finanziate con il fondo contrattuale destinato a tutti.

Il monito ai sindacati generalisti

Nursing Up rivolge un appello anche alle organizzazioni sindacali che stanno sostenendo questa impostazione, chiedendo loro di assumersi la responsabilità politica e sindacale delle conseguenze. “Chi avalla, o addirittura richiede progressioni professionali ‘fattuali’ senza pretendere nuove risorse, deve assumersi la responsabilità di spiegarne gli effetti ai lavoratori, di spiegare a infermieri, ostetriche, tecnici e OSS chi di loro ci rimetterà per questo”, afferma il sindacato. Per Nursing Up, non si costruisce così un contratto moderno. La stagione delle “guerre tra poveri”, sottolinea l’organizzazione, deve finire.

Ambulanze: responsabilità cliniche ancora sugli infermieri

Il sindacato richiama anche il tema delle responsabilità nei servizi di emergenza. Nelle ambulanze, ricorda Nursing Up, le responsabilità cliniche continueranno a gravare sugli infermieri. “È difficile comprendere perché il contratto trovi spazio per ridefinire alcuni profili professionali mentre continua a lasciare senza risposta questioni strategiche che riguardano migliaia di infermieri”, afferma l’organizzazione. Per Nursing Up, questo squilibrio rende ancora più evidente la necessità di affrontare in modo organico il tema della valorizzazione delle professioni sanitarie, evitando interventi parziali e non finanziati.

Infermiere di Famiglia e di Comunità: il grande assente

Il secondo paradosso denunciato da Nursing Up riguarda l’Infermiere di Famiglia e di Comunità. Secondo il sindacato, questa figura resta il grande assente della trattativa, nonostante sia indicata come pilastro della nuova sanità territoriale. Il DM 77/2022 individua l’Infermiere di Famiglia e di Comunità come elemento centrale del nuovo modello di assistenza territoriale, mentre la programmazione nazionale indica un fabbisogno di oltre 20mila professionisti. Eppure, denuncia Nursing Up, ARAN non ha ancora risposto alla richiesta di prevedere uno specifico inquadramento contrattuale. “Tutti sostengono che gli Infermieri di Famiglia siano indispensabili. Poi, quando arriva il momento di riconoscerli contrattualmente, scompaiono”, afferma il sindacato.

Case di Comunità: “Non si aprono con gli slogan”

Per Nursing Up, la riforma della sanità territoriale rischia di restare incompiuta se non viene accompagnata dal riconoscimento contrattuale delle figure professionali che dovranno renderla operativa. Secondo il sindacato, la politica continua a concentrarsi quasi esclusivamente sugli accordi con la medicina generale, dimenticando che senza gli infermieri la riforma territoriale non può funzionare. “Senza Infermieri di Famiglia e di Comunità le Case di Comunità rischiano di restare scatole vuote”, avverte Nursing Up.

Il rischio di svuotare gli ospedali

Il sindacato segnala anche il rischio che, per rispettare gli obiettivi del PNRR, molte Regioni utilizzino infermieri già presenti negli ospedali, trasferendoli sul territorio ma mantenendoli inquadrati come infermieri generalisti. “Si tratta di un doppio errore: si impoveriscono gli ospedali e si continuano a richiedere competenze specialistiche senza riconoscerle contrattualmente”, denuncia Nursing Up. Per l’organizzazione, la sanità territoriale non può essere costruita sottraendo personale agli ospedali senza un piano strutturale di assunzioni, formazione e riconoscimento professionale.

Lauree magistrali cliniche e futuro degli infermieri specialisti

Nursing Up richiama infine il tema delle nuove lauree magistrali cliniche e della collocazione professionale degli infermieri che acquisiscono competenze avanzate. “Lo Stato investe nella formazione e crea nuovi percorsi specialistici, ma il contratto continua a non dire nulla su quale debba essere la collocazione professionale di questi infermieri”, afferma il sindacato. Secondo Nursing Up, chi consegue una laurea magistrale clinica deve poter accedere a percorsi coerenti con le competenze acquisite. Allo stesso tempo, le lauree di primo livello specialistiche devono trovare spazio e possibilità di carriera fino all’Area dell’Elevata Qualificazione.

L’appello a Governo, ARAN e Regioni

Nursing Up chiede a Governo, Ministero della Salute, Ministero dell’Economia, ARAN e Regioni di fare chiarezza sulle questioni ancora aperte. Il sindacato chiede in particolare cosa significhi realmente la formula “senza incremento di spesa” contenuta nella bozza contrattuale, se esistano risorse dedicate o se si pensi di redistribuire quelle già disponibili.

L’organizzazione chiede inoltre quale sarà il futuro dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità, come verranno rese operative le Case di Comunità senza un impianto contrattuale dedicato e quale prospettiva avranno le nuove lauree magistrali cliniche e gli infermieri specialisti. “Le risposte non possono più essere rinviate”, afferma Nursing Up.

De Palma: “No a un contratto che divide gli operatori del SSN”

Il presidente nazionale Antonio De Palma ribadisce la contrarietà del sindacato a un rinnovo contrattuale che rischi di valorizzare alcune figure senza risorse aggiuntive, scaricando il peso economico su altri lavoratori. “Se il rinnovo del contratto dovesse trasformarsi in un meccanismo che valorizza alcuni operatori senza nuove risorse, scaricando il peso economico su altri lavoratori, non sarebbe una valorizzazione del personale, ma una ridistribuzione della povertà”, afferma De Palma. Nursing Up conferma quindi la volontà di difendere il diritto di infermieri e professioni sanitarie a essere valorizzati. Per il sindacato, il vero problema non è riconoscere una sola professione utilizzando risorse destinate anche a tutte le altre, ma avere finalmente il coraggio di investire davvero su tutte le professioni della sanità.

08 Luglio 2026

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