Papa Francesco e l’etica/2. Oggi ai ginecologici: “Aborto frutto della ‘cultura dello scarto'”
"Siate testimoni e diffusori di questa “cultura della vita” – ha detto il Pontefice – Il vostro essere cattolici comporta una maggiore responsabilità: anzitutto verso voi stessi, per l’impegno di coerenza con la vocazione cristiana; e poi verso la cultura contemporanea, per contribuire a riconoscere nella vita umana la dimensione trascendente, l’impronta dell’opera creatrice di Dio, fin dal primo istante del suo concepimento". In questa prospettiva i reparti ospedalieri di ginecologia sono "luoghi privilegiati di testimonianza e di evangelizzazione, perché là dove la Chiesa si fa veicolo della presenza del Dio vivente, diventa al tempo stesso strumento di una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo- ha proseguito Papa Francesco – Maturando la consapevolezza che al centro dell’attività medica e assistenziale c’è la persona umana nella condizione di fragilità, la struttura sanitaria diventa luogo in cui la relazione di cura non è mestiere ma missione; dove la carità del Buon Samaritano è la prima cattedra e il volto dell’uomo sofferente, il Volto stesso di Cristo".
"Cari amici medici, voi che siete chiamati a occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede – ha concluso il Pontefice – ma di ragione, per un discorso di scienza. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. La credibilità di un sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e inviolabile".
20 Settembre 2013
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