PD: “Dati mostrano crescenti disuguaglianze. Iniziamo col dare una speranza ai bambini del Sud”
I dati Svimez sui divari Nord Sud segnalano ancora una volta l’allarme sulle diseguaglianze nel nostro paese che riguardano soprattutto la qualità e la quantità di offerta dei servizi. Vogliamo ancora una volta attirare l’attenzione sui bambini e sulla cronica carenza di servizi per l’infanzia al Sud.
L’asilo nido è uno dei punti centrali per il contrasto alle diseguaglianze. Conosciamo la distribuzione degli asili nido in Italia, pressoché assenti al sud d’Italia.
Molti studi dimostrano che la frequenza al nido, purché́ sufficientemente precoce e a tempo pieno è un fattore efficace di riduzione delle diseguaglianze sociali nei rendimenti scolastici e la frequenza precoce può addirittura eliminare queste differenze, riducendo il gap tra bambini di livello socio-economico basso e medio. Anche per questo motivo l’Unione Europea ha fissato come obiettivo per i paesi europei il coinvolgimento del 33% dei bambini 0-3 anni negli asili nido. Sappiamo che Molise (21,7%),Basilicata (14,3%), Puglia (12,6%), Sicilia(9.9%), Calabria(8,7%), Campania(6,6%) sono molto lontani da quell’obiettivo.
Dovrebbe essere chiaro ormai che investire in salute, educazione e cura, nei primi anni di vita, già dalla gravidanza, produce un ritorno economico ben superiore a quello prodotto da interventi in età successive. Ed è attorno a questo dato certo, che la politica deve ripartire investendo risorse finanziare nei servizi della prima infanzia, perché un asilo nido davvero vale in molte città del Sud più di un bond. L’asilo è a tutti gli effetti la più grande infrastruttura economica e di coesione sociale su cui investire.
Se si vuol dare un cenno di cambiamento al nostro paese e contrastare la povertà educativa che vuol dire adulti poco competenti e più fragili , bisogna cominciare da qui, ricalcolare subito i fondi per gli asili nido e per l’infanzia, assegnarli in modo equo e poi monitorare attentamente che gli amministratori siamo in grado di spenderli tutti e di creare asili nido di qualità.
La legge 107 della Buona Scuola, attraverso la delega sul nuovo sistema integrato di educazione prescolare 0-6 anni, che per la prima volta ha dato dignità educativa e non solo di servizio alla famiglia al percorso prescolare, spostando l’attenzione dagli adulti ai bambini, ha stanziato 709 milioni di euro in tre anni con il piano nazionale infanzia e il fondo nazionale infanzia. Il fondo era ripartito nel triennio, ma non è stabilizzato. Allo scadere dei tre anni, dovrà essere previsto un nuovo finanziamento.
Il fondo per il 2017-18 era di 209 milioni di euro, ripartiti tra le regioni, ma erogati dal MIUR direttamente ai comuni. E’ stato segnalato una cattiva ripartizione di quel riparto per lo scorso anno che ancora una volta ha avvantaggiato le regioni del Nord, poiché definito secondo la spesa storica e non secondo il fabbisogno regionale.
Per il riparto 2018-19 l’Anci ha proposto una perequazione del fondo, che assegni al Sud maggiori risorse senza penalizzare le regioni nelle quali sono presenti servizi educativi in quantità senz’altro maggiore. L’obiettivo della legge, infatti, è non solo impiantare servizi dove non ci sono, ma anche consentire agli enti locali di mantenere in vita e servizi dove esistenti.
Facciamo dunque due richieste: una alla Conferenza Stato Regioni e una al governo nazionale.
Oggi la nuova proposta di riparto verrà discussa in sede di Conferenza Stato Regioni Obiettivo, chiediamo che venga rispettato l’accordo sul riparto dei fondi raggiunto dall’ANCI presieduta da Antonio Decaro per calcolare il fabbisogno di asilinido sulla esigenza della popolazione e non più soltanto sulla spesa storica.
Al Governo Nazionale chiediamo la stabilizzazione del fondo nazionale infanzia: che diventi un capitolo consolidato del bilancio dello Stato, magari incrementato al punto da poter aprire nei prossimi anni un numero di servizi educativi per la prima infanzia che ci consenta quantomeno di avvicinarci alle percentuali di Lisbona: il 33%.
Certo sarebbe un segnale ancora maggiore di attenzione per tutti i bambini e le bambine d’Italia se si raggiungesse la quota 100 non solo nelle pensioni ma anche nell’offerta di posti asilo, è un investimento immensamente minore con ritorno altissimo: in termini sociali, culturali ed economici. Chiediamo cioè di tornare al futuro.
Paolo Siani
Deputato alla Camera dei Deputati
Mila Spicola
Referente povertà educativa esecutivo nazionale del PD
01 Agosto 2018
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