Pelle di donna. Il percorso della mostra per scoprire identità e bellezza fra arte e scienza
1. La “scoperta” della pelle
La sezione si apre con una rappresentazione dei primi approcci sette-ottocenteschi allo studio della pelle. Tra i pezzi esposti, emergono le famose sculture di cera settecentesche della scultrice e anatomista Anna Morandi, eccezionalmente concesse in prestito dal Museo di Palazzo Poggi di Bologna, nonché le meravigliose farmacie in miniatura realizzate da Ettore Sobrero. Fondamentale, per l’affermazione della cosmesi, il ruolo delle farmacie Boots, di cui sono presenti pezzi storici e documenti, che nel XIX secolo iniziarono a concepire e a diffondere i primi prodotti cosmetici per la pelle, consolidando il connubio che lega bellezza e salute.
2. Il paradiso dell’igiene, l’inferno della pudicizia
Attraverso illustrazioni, documenti industriali e pubblicitari, e soprattutto con la ricostruzione di sale da bagno, la sezione ripercorre una storia assai misconosciuta. Dopo il lungo periodo di fobie contro l’acqua e i bagni, dovuto alle grandi pestilenze e alla scoperta della porosità della pelle, viene illustrato il graduale ritorno della pulizia corporale e l’esplosione del concetto di “igiene” nel XIX secolo. “Marchingegni d’igiene” curiosi e preziosi, provenienti da musei aziendali e da collezioni private, fanno qui da contraltare alla ricostruzione di un bagno avveniristico. La sezione è corredata dalla presenza di esemplari storici dell’archivio Boots e da opere d’arte sul tema.
Galleria di mostri-“estetica del brutto”: un tunnel sorprendente, realizzato in collaborazione con la Cineteca Italiana di Milano, animato da volti mostruosi della storia del cinema, con evidenti alterazioni epidermiche, funge da preludio alla sezione successiva.
3. Il volto della bellezza. Il ruolo della pelle
Da una visione di bellezza classica del gesso da Canova e delle donne rappresentate da Alfons Mucha nel sublime paravento dal titolo “Le quattro Stagioni”, in perfetto stile Art Nouveau, si viene catapultati in visioni oniriche, metaforiche che si concretizzano nei ritratti del pittore francese Odilon Redon, di Alberto Martini e di Adriana Bisi Fabbri, fino a soffermarsi sull’identità femminile della bellezza algida delle donne-icone immortalate da Man Ray, del quale la mostra vanta uno straordinario e selezionato gruppo di fotografie.
In questa sezione della mostra si propone un percorso visuale sull’evoluzione dell’immagine di bellezza femminile, a partire dagli antichi egizi fino a oggi, seguendo il tema della mostra. In tutte le epoche la cura dell’epidermide, della sua grana e del suo colore, è stata infatti al centro dell’attenzione delle donne che potevano e possono permettersi la cura di sé. Dalle pomate esfolianti delle matrone romane composte di polvere di corna di cervo e miele alle ciprie di riso di Madame de Pompadour, dai bagni di carbonato di calcio di Nefertiti ai cataplasmi di inchiostro blu delle eroine romantiche, da sempre vasetti di creme e belletti hanno definito i colori e l’aspetto della pelle femminile, e quindi della sua aderenza a un ideale estetico. Per avere la pelle della qualità desiderata, generalmente uniforme e color bianco latte (l’esplosione delle abbronzature è fenomeno relativamente recente), più tonica e più giovane, le donne si sono sottoposte e si sottopongono a trattamenti di ogni tipo, anche dolorosi e a volte inconsapevolmente tossici. La ricerca scientifica applicata alla cosmetica, di cui Boots è antesignano, ha non solo semplificato la vita delle donne e reso popolare il diritto alla bellezza e alla salute, ma ha anche influenzato la percezione dell’età e il concetto di giovinezza, dilatandola ben oltre i trent’anni. Attraverso un florilegio di opere sul tema, dalla fine dell’Ottocento ad oggi (Balla, Duchamp, Warhol, Wesselman, Rosenquist, Gligorov, Cuneaz, tra gli altri), sarà possibile ripensare alla pelle e ai trattamenti di cui è stata oggetto nelle diverse epoche, con una prospettiva inedita.
4. Installazione – Metamorfosi di pelle di donna
Per questa sezione viene realizzata una suggestiva installazione luminosa che presenta la metamorfosi dell’immagine di una stessa modella, truccata e acconciata a seconda dello “stile” dell’epoca (dagli anni Venti fino ai Duemila). Con un apparato esplicativo e un corredo di immagini delle icone italiane del Novecento e della contemporaneità.
5. Pelle e identità
La pelle viene qui indagata come pagina bianca pronta ad accogliere diari di esistenza: vita quotidiana, riti, identità, appartenenze, ribellioni. Tale approccio antropologico è garantito dalla presenza di testimonianze del Museo del tatuaggio di Milano, che fornisce matrici d’epoca e strumentazioni provenienti da diverse culture, nonché dalla presenza di opere e di fotografie provenienti da diverse collezioni. Con una particolare attenzione al tatuaggio femminile, in diversi contesti e epoche, quale complemento alla bellezza e all’identità femminile.
6. Lo sguardo tattile/Skin Lab
Una stanza polisensoriale che stimoli il visitatore attraverso il senso del tatto: oltre a opere di Munari, una parte delle quali dedicate ai bambini, di Karl Prantl e Giuseppe Penone, nonchè a pezzi provenienti dall’Istituto dei ciechi, viene presentato un idrofono di Pietro Pirelli, che gioca su visione, suono e tattilità, realizzato per l’occasione. Di Marinella Pirelli è invece il cortometraggio sperimentale “Doppio autoritratto” (1974 – testi di Vincenzo Agnetti), eccezionalmente proiettato in occasione della mostra. La sezione rappresenta un laboratorio interattivo in cui vivere esperienze conoscitive, artistiche e scientifiche sulla propria pelle, mettendo al centro il visitatore e in particolare le donne, e rendendole interpreti e testimoni del proprio tempo. Nei quattro fine settimana di apertura della mostra, Boots Laboratories dà vita a un vero e proprio laboratorio scientifico con un team di dermatologi e cosmetologi (dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) che approfondiscono tematiche quali fotoprotezione, pelli sensibili e invecchiamento cutaneo. Le visitatrici possono inoltre usufruire di screening facciali, test, diagnosi della pelle e ricevere una consulenza personalizzata e gratuita da parte degli specialisti.
Infine, ogni donna può lasciare la propria impronta “mettendoci la faccia”, attraverso lo scatto di una foto istantanea del suo volto che va ad aggiungersi ad un’installazione a parete al termine del percorso, come testimonianza della bellezza più viva, attuale, reale.
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16 Dicembre 2011
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