Prevenzione ed esami di lavoratorio
Il primo passo “è il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva”. Ecco come, secondo la Regione:
– “fare gli esami giusti”: scegliere i test in grado di modificare la condotta clinico/diagnostico/terapeutica;
– “fare gli esami nel modo migliore”: selezionare le metodiche e i sistemi analitici più idonei;
– “fare gli esami al momento giusto”;
– “fare gli esami a chi ne ha bisogno”.
Tra gli interventi per ottenere una riduzione degli esami, è prevista la definizione di un elenco di test inappropriati; di un elenco di prestazioni obsolete; di un elenco di esami “ridondanti” (ripetuti entro un tempo più breve di quello necessario); ma anchela possibilità di modificare “in progress” gli esami richiesti e la definizione di un Catalogo unico delle prestazioni di laboratorio.
Contemporaneamente, partirà la razionalizzazione della rete dei laboratori, verso un sistema di laboratori pubblici integrato su scala provinciale/aziendale e capace di assicurare al territorio un servizio più flessibile e di alta qualità. “Il ridisegno del sistema è una rete che bilanci il soddisfacimento dei bisogni assistenziali con l’eliminazione della duplicazione dei servizi, a partire da quelli ad alto investimento tecnologico”, spiega la Regione.
Quanto alla futura organizzazione del Sistema Trasfusionale, verrà mantenuta la capillarità della raccolta eseguita nei 40 Servizi trasfusionali e nelle 60 Unità di raccolta associative accreditate; verrà realizzata un’Officina Trasfusionale (OT) in ciascuna delle tre sedi di Area Vasta; gli esami di laboratorio di routine da eseguire sui donatori verranno accentrati in tre laboratori.
Le attività di laboratorio di Genetica Medica verranno centralizzate nei 4 Laboratori di riferimento delle Aziende Ospedaliero Universitarie: Careggi, Meyer, Pisa, Siena.
Quanto alle pratiche di prevenzione individuale, “la Toscana ha puntato molto in questi anni, sia sulle iniziative di prevenzione primaria (stili di vita) che sugli screening a fini di diagnostica precoce (prevenzione secondaria), che sulla sorveglianza di persone che hanno subìto un episodio di malattia e vengono sottoposte a controlli periodici (prevenzione terziaria o follow up)”. La funzione di struttura di riferimento a livello regionale per tutti gli aspetti diagnostici correlati agli screening istituzionali è affidata all’Ispo, l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica: organizzazione, esecuzione e monitoraggio delle procedure di screening effettuati su tutto il territorio regionale e centralizzazione delle attività diagnostiche. “Tra l’altro – conclude la nota – , sempre condotta da Ispo, con il 2013 partirà la progressiva sostituzione del Pap test con il test Hpv, per le donne dai 35 ai 64 anni”.
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02 Gennaio 2013
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