“Quanto costa il silenzio?”. Un approccio “economico” al problema della violenza sulle donne
L'intento, chiaramente, non è quello di sminuire il problema, relegandolo a una sola questione di costi, ma quello di dare un quadro complessivo a livello sociale di cosa voglia dire violenza sulle donne. Secondo la ricerca, in ordine i settori che “sentono” maggiormente il problema sono quello sanitario (460 milioni), e poi quello giudiziario inclusivo dei costi di detenzione (421 milioni), spese legali (circa 290 milioni), costi per l'ordine pubblico (235 milioni) e consulenze psicologiche (158 milioni).
Ma l'analisi – spiegano gli autori – non si concentra solo sul fronte dei servizi: viene anche misurata la perdita che le violenze comportano sulla produttività lavorativa, un ammanco nell'ordine dei 604 milioni annui. Inoltre, ci sono altri 6 milioni di euro che secondo la ricerca vengono spesi in ambito di “prevenzione e contrasto”.
Tuttavia, ancor più oneroso è il peso che arriva da un altro tipo di calcolo, cioè quello di quantificazione dei danni fisici e morali subiti, che si ha simulando “quanto sarebbe il risarcimento dovuto alle vittime se ogni episodio di violenza venisse da queste denunciato e l’autore del delitto fosse effettivamente condannato”: un bilancio impressionante, pari a più di 14 miliardi sui 17 globali stimati da questo lavoro, che era impossibile non considerare secondo gli autori poiché questa particolare “voce di spesa” serve a dare un valore economico alle lesioni morali e fisiche, che sono l'aspetto più importante e preoccupante del problema. Una voce che risulta ancor più grave, se si pensa che molti tra i carnefici non vengono effettivamente puniti.
25 Novembre 2013
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