Radicali mettono in rete spot pro-Eutanasia. Presto anche in TV su Telelombardia
Dopo un primo passaggio sull’emittente lombarda la programmazione dello spot si allargherà ad altre emittenti locali (Antenna 3 e Milanow dello stesso gruppo di Telelombardia) e nazionali nella misura in cui saranno stati raccolti i fondi: per ciascun euro di versamenti da parte degli utenti internet nelle prossime settimane, l’Associazione Luca Coscioni si impegna a investire un altro euro nella programmazione, raddoppiando così l’impatto pubblicitario.
“Riappropriarsi della parola eutanasia, tabù per la politica e dimenticata anche se vicina al vissuto delle persone, e chiedere semplicemente il rispetto delle scelte individuali”.
Questo è il senso dell’iniziativa dei radicali, a spiegarlo è Marco Cappato. “È uno spot molto rispettoso e molto dignitoso in cui un malato terminale racconta la sua esperienza e chiede al Governo che sia rispettata la sua scelta”. Scelta che però, spiega ancora Cappato, non è di una morte “buona” o “dolce”, quanto piuttosto “opportuna, quando si sente che le condizioni di vita non sono più sostenibili”.
L’eutanasia, aggiunge il leader radicale, “non è una parola che le persone legano a questa o quella forma giuridica, ma che è vicina al loro vissuto”. Mentre la politica “ha bisogno di giocare con le parole, riempendo il tema di formalismi, facendo distinzioni da clerici del diritto su quello che è o non è terapia. Così si possono interrompere le terapie ma non si può chiedere un’iniezione letale, anche se il risultato è lo stesso”. Pur continuando a “batterci in Parlamento perché escano leggi ‘meno peggiori’ possibile – conclude Cappato – ora vogliamo riprendere la bandiera di questa parola, che per noi è parte integrante del diritto alla salute, come tutte le scelte sul fine vita, e poi vedere quello che succede”. Lo spot, intanto, funzionerà come “una raccolta fondi per pianificare una vera e propria campagna nazionale a partire da gennaio, contando sul sostegno delle tv locali, come Telelombardia, che già ci hanno aiutato all’epoca del ‘caso’ Welby”.
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10 Novembre 2010
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