Romani (IDV): “Garantire accesso cure e stop accordi Trips”
“L’ultimo censimento del 2014 – spiega il Vicepresidente della commissione Sanità – ci dice sono colpiti più gli eterosessuali che gli omosessuali, una chiara indicazione che non si ha a che fare con ‘la peste dei gay’. 80.610 persone (l’87%) ha raggiunto la soppressione del virus, dunque la terapia funziona, ma circa 14mila persone ancora non risultano diagnosticate e 18mila sono diagnosticate, ma non in cura”.
“Se statisticamente il numero assoluto ci offre un’informazione – continua il parlamentare – l’impossibilità di poterlo rapportare al numero dei casi osservati non ci dà indicazione dei numeri del fenomeno reale. L'Osservatorio deputato riceve le segnalazioni dei casi positivi, ma non di quelli negativi. Questo è un problema, perché si ha sempre lo stesso ordine grandezza (4mila nuovi casi l’anno) che dà l’idea che tutto sia sotto controllo. In realtà, non siamo in grado di conoscere il denominatore, perché se abbiamo 4mila casi su 8mila è una cosa, ma se invece i test eseguiti sono 100mila è un’altra cosa”.
“Non posso non ricordare, poi – prosegue – che il 50% delle persone infette da HIV nel mondo non ha accesso ad alcun farmaco retrovirale a causa dei costi elevati stabiliti da Big Pharma. La stragrande maggioranza di costoro vive in Africa, ma situazioni simili sono presenti ovunque anche nell'Unione europea e si moltiplicano iniziative 'caritatevoli', ma nessuno, tra coloro che potrebbe farlo, osa mettere in discussione gli accordi sulla proprietà intellettuale, i cosiddetti TRIPS, stabiliti dall'Organizzazione mondiale del commercio che consentono per 20 anni all'azienda che ha prodotto un nuovo farmaco di agire in condizioni di monopolio, determinando il prezzo a suo totale piacimento”.
“Un'ingiustizia istituzionalizzata sostenuta dai Governi. Se allo scenario aggiungiamo anche la questione dell'Epatite C – puntualizza – è lampante quanto sia importante approvare, insieme alle mozioni di oggi, anche la mia sull'Epatite C che blocca questo commercio infame sulla salute delle persone”.
“Si tratta di un’ingiustizia amplificata dal Presidente Trump che, in campagna elettorale, ha dichiarato che si opporrà ad ogni intervento pubblico per calmierare il costo dei farmaci e sappiamo che gli Stati Uniti sono il paese di riferimento per la contrattazione del costo dei farmaci in tutto il mondo. La posizione del nuovo Presidente americano porterà ad un aumento dei costi anche in Italia, dove si attestano attualmente tra i 7mila a 12mila euro annui per persona. Mentre alcune regioni hanno già lanciato il grido di allarme – conclude Romani – da parte del Governo nulla si muove e Big Pharma continua ad essere intoccabile”.
14 Marzo 2017
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