Sanità e Welfare. Petrangolini (Cittadinanzattiva): “Auspico azione lobbystica da parte delle Associazioni”
Due sono gli elementi sottolineati da Petrangolini nel corso del suo intervento: il primo relativo all’informazione che “serve per produrre proposte politiche, caratteristica dell’attivismo civico”, in modo da capire “lo stato dell’arte per costruire un’agenda” di proposte che diventano poi diritti.
Il secondo elemento è la costruzione di “un ambiente civico” e quindi l’invito a lavorare insieme “per poter contare”.
Petrangolini, nel ricordare come le associazioni siano ricche “di persone, esperienze e storie”, fa una chiamata all’unità del mondo delle associazioni “per affrontare e risolvere le criticità” ma anche “per fare lobby incidendo sul legislatore, perché i cittadini – appunto – non sono solo utenti ma anche attori di politiche sociali nazionali e di welfare”.
Fontanelli ha quindi ricordato le condizioni del sistema derivanti da “un arretramento dei fondi, sia di quello sanitario che delle politiche sociali. Questi – ha detto – sono segnali preoccupanti dell’idea di società che ha questo Governo e questa Maggioranza, e soprattutto del modo che hanno di affrontare le criticità”. “La legge 42 sul federalismo fiscale – insiste Fontanelli – doveva individuare i Lea e conseguentemente stabilire i relativi fabbisogni. Però i decreti attuativi si stanno muovendo in altre direzioni, secondo precisi vincoli finanziari. In questo modo nel migliore dei casi avremo un congelamento, ma c’è il rischio reale di un pericoloso arretramento, senza una riqualificazione e un rinnovamento del Ssn”.
“Il federalismo – conclude il responsabile sanità del Pd – nelle sue premesse iniziali avrebbe dovuto migliorare il sistema che è duale nel senso che presenta alcune realtà d’eccellenza e altre con forti criticità, invece si parla solo di tagli alla spesa senza aprire ad un ragionamento su come migliorare”.
Secondo Lusenti “è arrivato il momento di una grande operazione verità. Quest’anno il Fsn, per la prima volta in quindici anni, non è cresciuto mentre di solito veniva incrementato di un 4%. Questo però non vuol dire che i prezzi e i costi (farmaci, macchinari, personale) resteranno fermi. Il fatto poi che il fondo per la non autosufficienza non cresca, ma anzi diminuisca, è un elemento che deve farci ragionare perché non accade per caso. Sacconi – ha aggiunto l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna – lo diceva nel suo Libro bianco pubblicato ad inizio legislatura che il welfare, a causa di determinanti sociali, politiche ed economiche non ce lo possiamo più permettere. Insomma per il Governo il welfare inclusivo va abbandonato. In cambio di che cosa però non si sa”. “La verità – secondo Lusenti – è che in questo Paese si spende per le politiche di tutela della salute in media meno che nel resto dei paesi Ocse. Questa è una scelta politica ben precisa, non una casualità dovuta a fattori esterni come la crisi economica finanziaria, il patto di stabilità o l’obbligo di pareggio di bilancio entro il 2014”.
Massimo Accorsi si è in particolare soffermato sui “tagli per la farmaceutica”, relativamente alla cronicità e non autosufficienza e ai Lea e al nodo critico della distribuzione diretta. “Per quanto riguarda il primo punto – spiega Accorsi – le farmacie oggi potrebbero dare un contributo importante, considerata la capillarizzazione, svolgendo un ruolo di supporto ai medici di medicina generale, nel rispetto dei ruoli, e aiutando gli anziani fragili e cronici che risiedono nel territorio”. Anche per i Lea e la distribuzione diretta del farmaco, secondo il rappresentante di Federfarma, “si potrebbe sfruttare la capillarità delle farmacie” e “sarebbe davvero auspicabile”.
10 Giugno 2011
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