Se penso ad Aimac…
Ma per me Aimac è Francesco o meglio “Franco” De Lorenzo che, in una Roma distratta (come quasi sempre) in un albergo del centro vicino alla Camera, nel 1997, si presentava alla stampa dopo anni di calvario mediatico non per parlare di politica o di guai giudiziari ma per parlare di sé e del “suo cancro” e della sua voglia (e anche bisogno) di sentirsi di nuovo partecipe di un impegno sociale.
I primi tempi non furono rose e fiori. Lo stigma “De Lorenzo”, Franco ce l’aveva sempre appiccicato addosso e dietro i sorrisi di molti c’era purtroppo più sarcasmo e diffidenza che simpatia e incoraggiamento per questa sua nuova avventura.
Ma Franco ha la pelle dura e una mente tra le più lucide che abbia conosciuto. E, piano, piano, Aimac si è affermata prima a Roma, poi in Italia e poi in Europa.
Oggi Aimac e Favo sono due realtà straordinarie che hanno dimostrato che il malato può essere veramente il protagonista della sua malattia e può soprattutto essere attore e motore di nuove politiche e nuove iniziative assistenziali e normative in grado di rispondere realmente ai bisogni, non solo clinici ma anche lavorativi e sociali.
Con Aimac la parola cancro è diventata un distintivo di impegno e orgoglio per migliaia di malati che affrontano la malattia con una determinazione e una consapevolezza che solo l’unione e la partecipazione possono dare.
La seconda persona che per me è Aimac, è Elisabetta Iannelli. Un’altra figura “tosta”. Una donna capace, coraggiosa, preparatissima che ha saputo costruire un percorso di analisi e ridefinizione dei bisogni del malato di cancro senza precedenti in Italia.
Una donna concreta, pratica ma con un cuore grande così, come si diceva una volta.
Auguri cari e immensi Aimac e auguri cari e immensi di altri 20 anni di successi!
Cesare Fassari
18 Gennaio 2018
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