Sei mosse per garantire la lotta alla contraffazione
Eccola.
1. Il Parlamento italiano in febbraio ha bocciato a grandissima maggioranza e con motivazioni puramente demagogico-ideologiche completamente infondate un importante articolo della Legge Comunitaria 2011 che avrebbe costituito nel nostro Paese un primo sbarramento alla crescita incontrollabile della contraffazione sul web.
Chiediamo che il governo prenda l’iniziativa per un’equa definizione delle responsabilità all’interno della filiera del web.
2. L’Europarlamento ha bocciato a fine maggio con lo stesso tipo di motivazioni, ulteriormente aggravate, il trattato ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement), già preliminarmente sottoscritto dall’Unione Europea, dagli USA e da altri importanti Paesi.
L’ormai irrimediabile bocciatura di Acta non deve impedire di stabilire anche per l’Ue come minimo un’equa definizione delle responsabilità all’interno della filiera del web. chiediamo agli europarlamentari italiani una forte iniziativa in proposito.
3. Il Governo italiano in marzo si è lasciato imporre da un colpo di mano parlamentare, senza battere ciglio e praticamente senza accorgersene, una disposizione che – attraverso una moratoria cervelloticamente lunga e già preventivamente dichiarata inammissibile dalla Corte Europea di Giustizia per contrasto con la normativa europea – ha vanificato di fatto la protezione del diritto d’autore sul design, valore strategico dell’industria italiana.
Chiediamo che il governo prenda l’iniziativa legislativa per ripristinare il testo dell’art. 239 Cpi nella sua congruenza con il diritto comunitario.
4. La Commissione Europea, attraverso il proprio Osservatorio sulla contraffazione e pirateria gestito dalla DG Mercato Interno, si batte per imporre una metodologia di valutazione degli impatti economici della contraffazione (Progetto RAND) all’interno dell’UE che di fatto e deliberatamente li limita a una mera forma di concorrenza sleale fra aziende, escludendo ogni considerazione relativa alla tutela degli interessi economici di sistema (privati e pubblici) nell’Unione e alla protezione del consumatore.
Chiediamo che – approfittando del passaggio di gestione dell’osservatorio all’Uami – quest’ultimo si renda responsabile per l’individuazione di una metodologia di valutazione consona all’effettivo impatto economico-sociale della contraffazione.
5. Il legislatore italiano ha introdotto su pressioni di parte l’ennesima modifica integrativa alla tutela del made in Italy zeppa di contraddizioni testuali intrinseche così da non assicurare – nella migliore delle ipotesi – alcun miglioramento della protezione e nella peggiore un suo deterioramento, contravvenendo inoltre alla consolidata giurisprudenza di Cassazione e alle direttive europee in materia.
Chiediamo che il legislatore la smetta di accordare coperture a interessi puramente localistici o di microsegmenti della filiera in nome del made in italy e in contrasto con il diritto comunitario
6. All’interno della Commissione Europea ci si accinge a proporre nella revisione della direttiva tabacco una disciplina che adotti il cosiddetto plain package, confezioni “neutrali” con l’indicazione del nome del brand ridotta al minimo, il miglior regalo possibile ai contraffattori di sigarette oltre che un esproprio bello e buono di un titolo di Proprietà Intellettuale importante come il trade mark che costituirebbe un precedente inaccettabile.
Chiediamo che la impact evaluation della discutibile proposta la cui efficacia “antifumo” non è documentata, tenga seriamente in conto i due aspetti evidenziati, che vanno entrambi molto al di là delle problematiche merceologiche critiche relative al prodotto per toccare principi fondamentali del mercato.
27 Settembre 2012
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