Sigm-Giovani Medici: “Serve una riorganizzazione del servizio che porti a messa in sicurezza e valorizzazione”
Il SIGM evidenzia come, “a oggi, il servizio di continuità assistenziale è un servizio in cui lavorano prevalentemente i colleghi più giovani della medicina generale, molto spesso donne. Forse è proprio per questo che negli anni il servizio è stato oggetto di scarsissima attenzione limitando una sua reale valorizzazione nel mondo della sanità territoriale, tanto dal punto di vista professionale che contrattuale”.
“La nostra Associazione – prosegue – già in passato, pur auspicando l’adozione di un ruolo unico nella medicina generale reale e non di facciata (che non perpetri cioè l’attuale dualismo tra i medici di assistenza primaria e di continuità assistenziale, modificandone semplicemente i nomi in medici a contratto orario o a ciclo di scelte), ha espresso la necessità di una riorganizzazione del servizio di Continuità Assistenziale”.
Per il SIGM, oltre che renderlo efficace, questa riorganizzazione deve servire a:
• “razionalizzare le sedi al fine di non avere più sedi con un singolo operatore, affiancando inoltre alle figure mediche anche altri operatori, in primis gli infermieri”
• “creare una reale rete integrata dei servizi territoriali”
• “disincentivare l’utilizzo improprio del servizio e proteggere i colleghi dagli atti di prepotenza dell’utenza”
• “fornire strumenti di localizzazione e pronta attivazione delle forze dell’Ordine in caso di pericolo”.
“Il nostro auspicio – conclude il SIGM – è che possano essere tempestivamente intraprese azioni concrete finalizzate a garantire il diritto delle colleghe e dei colleghi di continuità assistenziale di continuare a fornire il proprio servizio operando in sicurezza, due condizione che per coesistere necessitano “solo” di volontà politica e di buona organizzazione”.
19 Settembre 2017
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