Sissa: ecco i gruppi di Trieste che indagano la condizione

Sissa: ecco i gruppi di Trieste che indagano la condizione

Sissa: ecco i gruppi di Trieste che indagano la condizione
“Al momento non esiste una cura specifica per l'autismo. Per questo stiamo portando avanti uno studio che vuole scoprire i meccanismi molecolari e cellulari responsabili di una particolare forma monogenica di autismo, determinata dalla mutazione di un gene che codifica per una proteina importante per la trasmissione sinaptica: in collaborazione con un gruppo di Genova, stiamo studiando nell'ippocampo i meccanismi alla base delle alterazioni dei processi di apprendimento e di memoria alla ricerca di nuovi possibili bersagli farmacologici”. Le parole sono di Enrico Cherubini, presidente della Società Italiana di Neuroscienze e docente di fisiologia alla Sissa di Trieste.

Ma alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati,quello di Cherubini non è l’unico team che si occupa di autismo. In particolare anche un altro gruppo di ricerca, coordinato da Giorgia Silani, studia i deficit nella socializzazione e nella comunicazione che contraddistinguono le persone con autismo. Silani si occupa infatti dello studio delle emozioni e dirige il laboratorio di neuroscienze cognitive sociali, dove indaga i meccanismi dell'empatia, nella popolazione sana e in persone affette da questa patologia. Prima di tornare in Italia, nel 2010 a Trieste, ha lavorato all'University College di Londra con Uta Frith, una delle più importanti ricercatrici nel campo delle patologie legate all'autismo. 
“L'autismo è una patologia complessa, che coinvolge una delle compomenti fondamentali della vita umana: la cognizione sociale”, ha spiegato la ricercatrice. “Fino a che punto e in che maniera queste funzioni siano compromesse è ancora da chiarire: spesso pregiudizi e ignoranza occludono la possibilità di comprendere a fondo un mondo che cosideriamo molto diverso dal nostro. Studiando attraverso i metodi di neuroimaging le capacità empatiche, per esempio, abbiamo osservato come persone affette da autismo siano in grado di provare forti emozioni in risposta al dolore di una persona a loro vicina, anche senza un cambiamento osservabile del comportamento”.
Un approccio innovativo, dunque, ha concluso Silani: “Questo ci fa riflettere sull'importanza di utilizzare nuovi metodi di indagine al fine di avvicinarsi sempre di più alla soluzione di quello che Uta Frith ha definito come 'Spiegazione di un enigma'”.

02 Aprile 2012

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