Tempi di attesa. Dieci anni di interventi italiani per ridurre il problema
2004-2006 – Agenas ha coordinato un progetto nazionale il cui scopo era la creazione di un framework nazionale sulle regole e la comunicazione dei tempi di attesa, che tutte le regioni devono rispettare. Le raccomandazioni nel documento conclusivo prevedono: 1) il monitoraggio sistematico dei tempi di attesa per ricovero e day hospital; 2) l’implementazione sistematica delle regole riguardanti la scelta delle priorità tra le diverse prestazioni cliniche; 3) il rafforzamento della normativa che proibiva la pratica di rifiuto d’accesso alle liste d’attesa; 4) il monitoraggio dei pathway clinici per diverse condizioni cliniche rilevanti.
2006 – il Ministero della Salute rilascia un Piano Nazionale di Contenimento dei Tempi di Attesa che prevede: 1) i tempi massimi di attesa per 100 trattamenti non urgenti, sia che prevedono ricovero che effettuati in day hospital (tra questi 49 trattamenti critici in ambito oncologico, cardiovascolare, ginecologico e geriatrico, 7 consulti specifici genericamente molto diffusi e 45 altre procedure ambulatoriali e di ricovero diurno, tra cui trattamenti, procedure o interventi chirurgici); 2) le indicazioni per un nuovo sistema di monitoraggio per questi 100 trattamenti; 3) la richiesta di revisione annuale da parte di Agenas dei limiti di attesa, sulla base di evidenze scientifiche; 4) la richiesta alle regioni di inserire centri di prenotazione unificati; 5) la richiesta che le regioni forniscano alla popolazione informazioni sui tempi di attesa.
2010-2012 – il Sistema sanitario nazionale migliora e rafforza l’azione per ridurre i tempi di attesa. Aggiorna la lista di servizi diagnostici, terapeutici e di riabilitazione; definisce quattro livelli di priorità per i ricoveri (sia normali che day hospital); identifica le patologie cardiovascolari e oncologiche come aree di priorità per lo sviluppo di strumenti specifici di diagnosi e terapia che siano in grado di ridurre difficoltà e tempi di azione; chiede alle regioni a monitorare sistematicamente le liste e i tempi di attesa e rendere i dati fruibili; pianifica di monitorare i tempi di attesa per alcuni servizi specifici che non prevedono ricovero; richiede alle regioni di fare particolare attenzione alle malattie cardiovascolari e oncologiche raccomandando che per queste almeno per il 90% dei pazienti i tempi di attesa non superino 30 giorni per la diagnosi e 30 giorni per l’inizio dei trattamenti.
08 Febbraio 2013
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Enpam. Scontro M5S-Giorgetti sulle pensioni dei medici. Castellone: “Investimenti a rischio, c'è un'inchiesta della procura di Milano”

Medici di famiglia, la riforma Schillaci si ferma. La maggioranza frena sul passaggio alla dipendenza

Riforma medicina generale. Schillaci: “Su case della comunità troveremo quadra. È rivoluzione dalla quale non possiamo tirarci indietro”

La rilevante svolta alla responsabilità civile sanitaria

Aviaria H5N1. Primo caso di trasmissione da gatto domestico a uomo. Lo studio dei Cdc: "Veterinario asintomatico, ma con anticorpi"

Rette RSA e Alzheimer: la giurisprudenza svolta. Per la prima volta un Tribunale condanna direttamente anche una Regione

Hantavirus. L'Oms aggiorna i dati: 11 casi totali e tre decessi. Due nuovi contagi confermati in Francia e Spagna. Il rischio globale resta basso

Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Enpam. Scontro M5S-Giorgetti sulle pensioni dei medici. Castellone: “Investimenti a rischio, c'è un'inchiesta della procura di Milano”