Tutti i numeri della contraffazione
Ecco, comunque, le stime sulla contraffazione che Indicam ha presentato ieri in occasione della sua Assemblea Annuale.
LA RILEVANZA DEL FENOMENO
Dal 7% al 9% è la valutazione della quota di vendite di merci contraffatte sull’intero commercio mondiale. Una ricerca dell’OCSE diffusa a giugno 2007 e rivalutata nel 2009 calcola in 250 mld di USD i soli prodotti contraffatti che hanno attraversato qualche frontiera doganale tra la produzione e il consumo. Tenendo conto anche di quelli prodotti e consumati all’interno della stessa area doganale (UE, NAFTA, ecc.) il totale potrebbe raddoppiare o più. La valutazione della quota di vendite di merci contraffatte sull'intero commercio mondiale passa dal 5% dell’industria degli orologi, al 6% dell’industria farmaceutica (con incidenze pressoché nulle nei paesi occidentali e superiori al 50% in quelli invia di sviluppo), al 10% della profumeria, al 20% di tessile, moda e abbigliamento, al 25% dell’audiovideo, al 35% del software.
RISPETTO AL PASSATO
1.850% circa è la stima dell’incremento mondiale della contraffazione dei prodotti negli ultimi anni (1994/2011).
POSTI DI LAVORO PERSI
270.000 è la stima dei posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, a causa della contraffazione, di cui 125.000 circa nella sola Comunità Europea.
LA PROVENIENZA E IL CONSUMO DEI FALSI
Più del 50% della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal Sud-Est asiatico. La destinazione è per il 60% l’Unione Europea, per il 40% il resto del mondo (compreso l’“autoconsumo”). La Cina è di gran lunga al primo posto, seguita da Corea, Taiwan e altri paesi dell’area.
35% circa della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal bacino mediterraneo, con destinazione l’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’Africa, l’Est Europeo. I paesi leader sono l’Italia, la Spagna, la Turchia, il Marocco. Le dinamiche della globalizzazione fanno sì che tra questi due bacini, un tempo separati, vi sia ormai una completa interconnessione: sempre più spesso componenti falsificati di origine cinese entrano nella UE scegliendo i varchi doganali più deboli come i porti del Nord Europa e gli stati nuovi membri. Vengono quindi assemblati e spesso dotati di marchi contraffatti in diversi paesi dell’Unione, tra cui purtroppo primeggia l’Italia, che oltretutto è anche prima in Europa come consumatore di beni contraffatti.
IL FENOMENO IN ITALIA
3,7/7,5 mld di euro è il giro d’affari stimato dei produttori di falsi in Italia, al 2011. Di questi, oltre il 60% si riferisce a prodotti d’abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software, importati completi (anche da altri paesi UE dove sono arrivati dall’Estremo Oriente) o perfezionati in Italia. Analogo il “consumo apparente” (consumo apparente = beni contraffatti prodotti – beni contraffatti esportati + beni contraffatti importati). Secondo un’altra stima, più prudente e basata sulla proiezione a partire dai sequestri operati dalle Forze dell’Ordine, la cifra sarebbe ridimensionabile a 1,5 miliardi di euro. L’industria della contraffazione – sia come fabbricazione di prodotto contraffatto, sia come ricondizionamento/completamento di prodotto proveniente dall’estero – è diffusa in tutto il territorio nazionale, con punte particolarmente elevate in Campania (abbigliamento, componentistica, beni di largo consumo), Toscana, Lazio e Marche (pelletteria), Nord Ovest e Nord Est (componentistica e orologeria).
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27 Settembre 2012
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