Uil: “Confermate le nostre preoccupazioni. È la degenerazione della flessibilità in sanità”
Per Palmarini “le Aziende Sanitarie devono privilegiare la logica che un infermiere, come qualsiasi altra professione sanitaria, rappresenta un investimento e non semplicemente un numero per tappare buchi nelle dotazioni organiche”.
“Al di la della irregolarità di forme atipiche del rapporto di lavoro che vanno giustamente sanzionate – Segretario Generale della UIL FPL Emilia Romagna, – ci chiediamo se la migliore qualità e organizzazione del lavoro in una struttura sanitaria possa essere garantita da strumenti quali ‘l’infermiere a chiamata’ che a nostro avviso male si addice a quel principio di investimento sul capitale umano a cui le strutture sanitarie, a partire da quelle pubbliche, devono tendere”.
“In alcune Regioni – proseuge Palmarini –, considerata la mancanza di medici si stanno predisponendo percorsi per richiamare in servizio medici in pensione, ma dove questa carenza al momento non si osserva, tant’è che esistono nutrite graduatorie concorsuali ad esempio di infermieri, diventa veramente incomprensibile ogni decisione che non privilegi il rapporto di lavoro a tempo indeterminato o, in subordine, quello a tempo determinato sicuramente più strutturato che non il rapporto a chiamata”.
“Osserviamo – va avanti il sidnacalista – la devastante disoccupazione giovanile, la degenerazione del lavoro la dove il lavoratore risponde ad un algoritmo attraverso una piattaforma digitale. Dove si hanno possibilità di dare lavoro strutturato ai nostri giovani, come nel caso degli infermieri, peraltro con alta incidenza di occupazione femminile, riteniamo che le dotazioni organiche debbano essere garantite con rapporti di lavoro a tempo indeterminato, utilizzando il lavoro a tempo determinato esclusivamente per sostituzioni temporanee di lunghe assenze. La continuità assistenziale, la conoscenza dei contesti lavorativi, il rapporto costante e continuativo con i colleghi e con altre professioni sono infatti valori per le strutture e per i cittadini che male si conciliano con la semplice logica della ‘copertura dei buchi in organico’ attraverso forme atipiche del rapporto di lavoro”.
“Come UIL – conclude Paolo Palmarini – abbiamo sottoscritto circa un anno fa un ottimo accordo con la Regione sulla stabilizzazione di migliaia di professionisti che da tempo lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche e ci aspettiamo che questa sia la prospettiva da seguire per il futuro, sia negli ospedali pubblici sia in quelli privati”.
03 Aprile 2019
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