Avendo svolto negli ultimi trent’anni tutti i ruoli nella contrattazione sindacale in sanità, dalla parte sindacale e dall’altra parte pubblica sia di indirizzo che di negoziazione, sono sollecitato a dare un giudizio sulla recente intesa, ancora preliminare, tra sindacati ed Aran nel comparto nazionale dei dipendenti del SSN.
Ci sono certamente elementi positivi ed innovativi, alcuni perseguiti da tempo senza successo, penso alla previsione di nuovi profili tecnici ed amministrativi, quanto mai necessari e strategici o finalmente a chiamare funzionario il collaboratore amministrativo, tecnico o professionale.
In questa vicenda risalta l’inquadramento dell’autista soccorritore sulla cui definizione del profilo professionale Governo e Regioni non sono sinora riusciti ad arrivare a dama e, siccome la figura esiste negli equipaggi delle ambulanze anche se con formazione non omogenea a livello nazionale ma esiste, giustamente la contrattazione nazionale ne ha individuato la corretta collocazione contrattuale.
La stessa vicenda delle competenze avanzate e specialistiche delle professioni della salute sulla cui definizione e intesa normogiuridica, nonostante l’insistenza delle Regioni il Ministero della Salute non è riuscito a portare le intese relative in Conferenza Stato-Regioni, com’era la differenza delineata da De Gasperi tra politico e statista, se non erro il primo guarda alle prossime elezioni mentre il secondo alle prossime generazioni.
Pertanto sin dalla ripresa della contrattazione in sanità dopo la lunga moratoria, per un felice scelta del Comitato di Settore Regioni-Sanità pienamente condivisa dai sindacati la contrattazione sindacale aveva, finalmente, realizzato il sistema degli incarichi professionali prevedendo che la loro graduazione valorizzasse competenze diverse più avanzate e specialistiche rispetto a quelle previste dal profilo professionale di appartenenza e questa intesa perfeziona sempre più questa storica ed innovativa conquista a tutto vantaggio per una migliore efficienza ed efficacia del SSN.
Vedo, anche, che la contrattazione sindacale in questo caso già anticipa la prossima realtà che è ancora in fieri: non esiste ancora un assistente infermiere formato ma quando e se sarà assunto saprà già la sua collocazione contrattuale così come l’infermiere che sta per iscriversi ai nuovi corsi di laurea infermieristica c.d. clinici sa già la sua collocazione nel sistema degli incarichi: originale sì ma previdente.
Ci sono poi diverse altre positive novità già ben annunciate dai media, vorrei solo soffermarmi sulla parte economica: l’emergenza infermieristica è complessa e complicata e, come ho più volte scritto, per avviarla a soluzione avrebbe bisogno di un’articolata ed innovativo processo di cui non vedo traccia nelle attuali scelte; ma sicuramente la prima scelta è quella di dare alla professionalità infermieristica la giusta valorizzazione economica e quest’ipotesi contrattuale va in questa direzione anche se ancora non si siano raggiunte le retribuzioni più avanzate di quegli Stati europei ed extraeuropei verso i quali tanti nostri giovani infermieri emigrano; questo giudizio positivo sulla scelte economiche verso la professione infermieristica per uno come me, che ho speso decenni della mia vita professionale per la sua reale valorizzazione non può che condividerlo nell’auspicio che questo trend continui ancora.
Però, come diceva Orazio: “est modus in rebus, sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum” cioè esiste una misura nelle cose, esistono precisi confini al di là e al di qua dei quali non può esserci il giusto, il che applicato in questa intesa preliminare non si possono valorizzare gli infermieri, con il ripescaggio anche delle ostetriche, ambedue scelte di per sé valide, non apprezzando altrettanto gli altri professionisti della salute delle aree tecnico sanitaria, della riabilitazione, della prevenzione e sociosanitaria, anzi, invece di ridurre la distanza economica direi, anzi, aumentandola ed oggettivamente e, forse, senza prevederne la conseguenze, umiliando venti professioni della salute.
In un’organizzazione complessa qual è un’Azienda sanitaria il ruolo di queste professioni della salute è altrettanto strategico e insostituibile come quelle delle professioni infermieristiche e non tenerne conto è una scelta non solo errata ma pericolosa foriera di frustrazione professionale, di perdita di fiducia nei confronti del sindacalismo confederale, nello sviluppo di nuovi sindacati corporativi, senza eufemismi è, sicuramente senza volerlo o senza rendersene conto, una forma di “mobbing contrattuale verso intere professioni” altrettanto pericoloso come il mobbing verso il singolo professionista.
Però questa non è l’intesa definitiva ma solo quella preliminare, già sui social si è palesata la rabbia e l’insoddisfazione di questi professionisti nei confronti dei sindacati firmatari ma anche della propria rappresentanza ordinistica, anche se questa non ha competenze sindacali, mi permetto di consigliare la parte pubblica e quella sindacale nella redazione del testo finale dell’accordo contrattuale di trovare le soluzione idonee e funzionali per modificare questa tendenza anzi invertendola per evitare una pericolosa deriva neocorporativa ed isolazionista, i cui segnali già si sono più che palesati un minuto dopo la sigla sulla preintesa.
Come mi hanno insegnato le infermiere: per curare una persona è necessaria una visione olistica cioè avere una modalità di guardare alla realtà come un insieme unito, in cui il tutto è più della somma delle singole parti, rifiutando l’idea di dividere gli elementi e questa modalità è quanto mai necessaria applicarla anche in un contratto nazionale in grado di offrire risposte normative ed economiche unitarie, interconnesse ed equilibrate: si può applicare anche in questa tornata contrattuale, basta volerlo.