Un farmaco efficace anche sulle donne in menopausa
L’epatite C è una malattia che colpisce prevalentemente in età più avanzata, perché acquisita con modalità di tipo trasfusionale e per via della disattenzione delle decadi precedenti: tra le donne con epatite C, quelle in menopausa o in pre-menopausa rappresentano circa il 60%.
Nel periodo menopausale aumentano nel sangue e nel fegato i livelli di alcune citochine, come TNF-alfa e IL-6, che sono fattori cruciali nella risposta ai trattamenti antivirali standard. In uno studio italiano prospettico su 1.000 pazienti con malattia epatica compensata da Epatite C, dei quali 442 erano donne, è emerso che le donne in post-menopausa trattate con interferone e ribavirina raggiungono una Risposta Virologica Sostenuta (SVR) con minore frequenza rispetto alle donne in età riproduttiva sottoposte al medesimo trattamento: 46% contro 67,5%. Tuttavia, il farmaco prodotto da MSD ha dimostrato di estendere i suoi effetti anche nei confronti delle donne affette dal virus in menopausa o post-menopausa, per le quali, appunto, i benefici sperati non potevano altrimenti essere raggiunti.
Secondo Erica Villa, Professore Ordinario di Gastroenterologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, che per prima ha studiato la diversa risposta ai trattamenti da parte delle donne in menopausa affette da Epatite C, “boceprevir è un farmaco dall’azione potente, che riesce a bypassare lo stato infiammatorio più elevato che colpisce la donna in menopausa. Dati preliminari, presentati alla Special Conference EASL/AASLD “Therapy of Hepatitis C: Clinical Application and Drug Development” sul ri-trattamento di un gruppo di donne con precedente fallimento terapeutico (sia relapse che null response), hanno dimostrato un notevolissimo recupero della risposta, che ha raggiunto oltre il 60% di negativizzazione dell’HCV RNA a fine terapia”. Specificando poi: “Il meccanismo con il quale boceprevir arriva a questo risultato è attualmente oggetto di ricerca: è partito un studio clinico, per il quale la fine dell’arruolamento dei pazienti è prevista entro l’anno, per studiare come evolve l’attività infiammatoria nella donna e per capire come questo status influenza la risposta virologica nei confronti di boceprevir. A tutt’oggi riteniamo che la potenza farmacologica antivirale del farmaco sia così elevata da riuscire a bypassare lo stato infiammatorio più elevato che colpisce la donna in menopausa”.
13 Novembre 2012
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