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Decreto Rilancio. Aim, Sigm, Smi e Campagna “2018 primary health care: now or never”: “Non si perda occasione per istituire percorso di formazione specialistica per la medicina generale”


"Gli emendamenti che sembrava potessero essere un punto di partenza per l’istituzione di un percorso di formazione specialistica per la medicina generale, allineando l‘Italia al resto d’Europa, dopo una serie di numerosi passaggi parlamentari positivi, sono stati ritirati. E’ possibile che la paura del cambiamento e i dubbi che ne derivano non consentano di vedere tutti gli aspetti positivi che tale provvedimento avrebbe?". Così in una nota congiunta commentano i lavori in Commissione Bilancio.

18 GIU - "In questi giorni gli emendamenti 5.5 e 5.6, a firma dell’On. Lapia presentati alla Camera dei Deputati in seno alla Legge di conversione del DL 19 maggio 2020, n. 34, hanno riportato al centro del dibattito la formazione dei medici di medicina generale. Tuttavia, gli emendamenti che sembrava potessero essere un punto di partenza per l’istituzione di un percorso di formazione specialistica per la medicina generale, allineando l‘Italia al resto d’Europa, dopo una serie di numerosi passaggi parlamentari positivi, sono stati ritirati. Difficile comprendere le note di gaudio e i toni espressi da alcune realtà associative dopo questa notizia, che invece avrebbe dovuto suscitare delusione e amarezza. E’ possibile che la paura del cambiamento e i dubbi che ne derivano non consentano di vedere tutti gli aspetti positivi che tale provvedimento avrebbe?".
 
Così Aim, Sigm, Smi e Campagna "2018 primary health care: now or never", si appellano al Parlamento affinché non vadano perse le proposte contenute nei due emendamenti a prima firma Lapia (M5S) respinti durante la seduta dello scorso martedì in Commissione Bilancio alla Camera.

 
"Ciò che davvero dovrebbe generare timori non è questo cambiamento ipotizzato, ma l'evidenza che la professione del Mmg in Italia è arretrata nei confronti degli altri paesi EU, e che senza un tempestivo upgrade attraverso una nuova formazione, la professione del Mmg rimarrà obsoleta e sarà destinata ad auto-estinguersi".

"La recente pandemia Covid-19 è stata a tutti gli effetti un acceleratore di cambiamenti, confermando la necessità di una evoluzione dell’assistenza territoriale attraverso la creazione di equipe multidisciplinari e multiprofessionali ed una maggiore integrazione dei servizi territoriali ed il coinvolgimento delle comunità. La proposta della Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie (SSMGCCP), e quindi dell’evoluzione della formazione specifica in medicina generale, andrebbe in questa direzione, avvicinando finalmente la Medicina Generale a tutti gli altri attori delle Cure Primarie", spiegano in una nota congiunta.

"Infatti la Specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie (SSMCCP), da cui nascerebbe la SSMGCCP, sin dalle origini si prefigge l’obiettivo di formare 'medici specialisti nel settore professionale della medicina di famiglia e di comunità (DM MURST 3 luglio 1996) con compiti clinico-gestionali e di coordinamento della rete delle cure primarie'. La SSMCCP è, pertanto, l’unica Specializzazione universitaria che forma medici specialisti nelle Cure Primarie/Assistenza Sanitaria Primaria, termini utilizzati nel nostro Paese per indicare la Primary Health Care (PHC), nell’accezione sostenuta dal WHO (DIM 4 febbraio 2015)".
 
"All’interno di una rete formativa integrata Università-Ssn - prosegue la nota - gli specializzandi acquisiscono le competenze previste frequentando gli ambulatori territoriali dei MMG e dei pediatri di libera scelta, nonché centri di cure primarie, Hospice, ospedali di comunità (laddove esistenti), ecc. Non si tratterebbe dunque di una sanatoria, come erroneamente interpretato da alcune voci, bensì del riconoscimento di un diritto, in quanto la Scuola di Specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie è l’unico percorso di formazione specialistica ad avere i requisiti minimi previsti dalla Direttiva 2005/36/CE, Art. 28, comma 3, attestanti una FSMG. Ne consegue che non vi potranno essere equipollenze con altre discipline specialistiche, ma l’accesso al ruolo di MMG verrebbe garantito esclusivamente a quanti in possesso di un diploma regionale di FSMG e di un diploma di formazione specialistica in MCCP".
 

"Il valore aggiunto di un percorso specialistico di MGCCP sarebbe rappresentato, dunque - spiegano Aim, Sigm e Smi - dall’esercitare la medicina generale con un più ampio bagaglio culturale e di competenze, che include anche l’orientamento alla comunità, la possibilità di esercitare come medico palliativista, che è al momento preclusa a chi è in possesso del solo diploma di FSMG, nonché l’accesso all’organizzazione dei servizi sanitari di base. L’integrazione tra università e territorio, inoltre, favorirebbe lo sviluppo di ricerche scientifiche pubbliche nell'ambito della medicina generale e delle cure primarie, aprendo la strada alla codifica di un Settore Scientifico Disciplinare dedicato e, quindi, alla creazione di ruoli universitari (ricercatori e professori) e di insegnamenti specifici nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e nei percorsi post-lauream".

"Appare emblematica a tal proposito la volontà delle Regioni che già nel maggio del 2016 avevano avanzato la proposta di adozione di un percorso specialistico per la formazione specifica di medicina generale ad opera della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, non a caso a partire dalla SSMCCP. Riguardo lo strumento emendamentario, siamo chiaramente consapevoli dei suoi limiti, ma di fatto ha rappresentato negli anni e rappresenta tuttora l’unico modo per riformare il sistema di riferimento della formazione dei Mmg e quindi per superare quell’ostacolo caratterizzato dal conservatorismo che, impedendo una riforma, sta sminuendo lentamente il valore della Medicina Generale".

"E’ comprensibile che un cambiamento possa generare timori e dubbi, ma troviamo fuorviante alimentarli in mancanza di elementi oggettivi e senza considerare tutti i risvolti positivi di una riforma radicale della formazione in Medicina Generale. Ci chiediamo, dunque, se opporsi al cambiamento non comporti l’aggravamento dei danni causati alla medicina generale italiana dall’immobilismo quasi trentennale del quale è vittima. Consapevoli della possibilità che una volontà politica chiara e forte agisca concretamente verso una radicale riforma dell’assistenza territoriale, chiediamo al governo e alle forze politiche parlamentari di recuperare lo spirito rinnovatore che ha animato la proposizione di questi emendamenti aprendo così una strada che possa dare ad una nuova categoria di medici di medicina generale una formazione di alta qualità che crei professionisti della salute in grado di rispondere ai rinnovati bisogni di salute della popolazione e di contribuire alla sostenibilità del Ssn", concludono Aim, Sigm, Smi e Campagna "2018 primary health care: now or never".

18 giugno 2020
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