Assistenza primaria. Snami: “Sì alla riforma, no a una medicina generale trasformata in prestazione oraria”

Assistenza primaria. Snami: “Sì alla riforma, no a una medicina generale trasformata in prestazione oraria”

Assistenza primaria. Snami: “Sì alla riforma, no a una medicina generale trasformata in prestazione oraria”

Il sindacato dice “sì al rafforzamento della medicina generale, sì alla specializzazione, sì alla piena attuazione del DM 77 e al potenziamento dell’assistenza territoriale; ma no a una dipendenza surrettizia, no a un ruolo unico che indebolisce la convenzione e no a un modello che trasformi il medico di famiglia in un prestatore orario dentro le Case della Comunità”.

“La medicina generale deve essere rafforzata, modernizzata e pienamente inserita nella rete territoriale, ma senza snaturarne la funzione fiduciaria, clinica e continuativa”. È la posizione del Comitato Centrale dello Snami, dopo l’esame della bozza di decreto-legge di riordino dell’assistenza primaria territoriale, della medicina generale e della pediatria di libera scelta, predisposta nell’ambito del percorso di attuazione del DM 77 e finalizzata a garantire la piena operatività delle Case della Comunità.

Il primo punto, per lo Snami, riguarda la convenzione, “che deve restare il canale ordinario e prioritario della medicina generale. La bozza di decreto conferma formalmente questo principio, ma introduce anche la possibilità per le Regioni di attivare un canale di lavoro dipendente, definito residuale e complementare, per incarichi vacanti, zone carenti, funzioni territoriali strutturate e bisogni assistenziali non soddisfatti”.

Secondo quanto emerso nel Comitato Centrale, “questo passaggio deve essere attentamente presidiato: la dipendenza può rappresentare uno strumento eccezionale e programmato, ma non deve diventare un modello alternativo ordinario alla convenzione, né una via indiretta per superare il rapporto fiduciario tra medico di famiglia e cittadino”.

Particolare attenzione è stata posta anche sull’obbligo di attività nelle Case della Comunità. “La bozza – spiega la nota del sindacato – prevede una quota minima di almeno sei ore settimanali per quarantotto settimane l’anno per i medici di assistenza primaria e per i pediatri di libera scelta, con possibilità di incremento da parte della programmazione regionale”.

Il Comitato Centrale ha evidenziato che “la presenza nelle Case della Comunità non può essere ridotta a un mero obbligo orario. Il contributo del medico di medicina generale deve essere legato alla presa in carico, alla gestione della cronicità, alla continuità assistenziale, alla prossimità e alla capacità di intercettare i bisogni reali della popolazione. La medicina generale non può essere trasformata in una semplice copertura di turni”.

Un tema centrale della discussione è stato il ruolo unico dell’assistenza primaria. “Il Comitato Centrale ha sottolineato come l’attuale impianto abbia generato una sovrapposizione tra funzioni diverse: assistenza primaria a ciclo di scelta, continuità assistenziale, attività orarie, funzioni territoriali e attività nelle strutture distrettuali”, spiega la nota. “Il rischio è che il ruolo unico diventi lo strumento per rendere il medico di famiglia una figura indifferenziata, prevalentemente oraria, utilizzabile per coprire sedi, turni e funzioni secondo le esigenze organizzative delle aziende. Per questo è stata ribadita la necessità di distinguere chiaramente la medicina generale a rapporto fiduciario dalle attività orarie e dalle funzioni territoriali strutturate”.

Per il Comitato Centrale dello Snami “la medicina di famiglia deve mantenere il proprio nucleo essenziale: la scelta fiduciaria del cittadino, la conoscenza longitudinale del paziente, la presa in carico continuativa, la gestione della fragilità, della cronicità e della complessità clinica nel tempo”.

Il Comitato Centrale ha valutato positivamente l’ipotesi di istituire una scuola di specializzazione in Medicina territoriale, di comunità e delle cure primarie, come percorso universitario specialistico dedicato all’assistenza primaria territoriale. Tuttavia, è stata segnalata la necessità di evitare che l’accesso alla dipendenza attraverso numerose specializzazioni affini finisca per indebolire la specificità della medicina generale, del titolo di formazione specifica e della futura specializzazione.

Sul piano organizzativo, il Comitato Centrale ha inoltre richiamato la necessità di chiarire meglio il rapporto tra convenzione, dipendenza, continuità assistenziale, Case della Comunità e distretti. “Un sistema ibrido, non adeguatamente definito, rischierebbe di produrre duplicazioni, sprechi, sovrapposizioni e maggiore confusione nei percorsi di cura”.

Resta poi aperto il tema economico. “Una riforma di questa portata non può essere costruita solo nei limiti delle risorse esistenti, senza una chiara quantificazione degli oneri, della remunerazione delle nuove attività, del supporto organizzativo, digitale, infermieristico e amministrativo necessario”.

In conclusione, “dal Comitato Centrale è emersa una valutazione prudente ma costruttiva: sì al rafforzamento della medicina generale, sì alla specializzazione, sì alla piena attuazione del DM 77 e al potenziamento dell’assistenza territoriale; ma no a una dipendenza surrettizia, no a un ruolo unico che indebolisce la convenzione e no a un modello che trasformi il medico di famiglia in un prestatore orario dentro le Case della Comunità”.

“La riforma – conclude il sindacato – deve valorizzare la medicina generale, non sostituirla. Deve rafforzare il territorio, non burocratizzarlo. Deve garantire prossimità, presa in carico e continuità, preservando il valore centrale del rapporto fiduciario tra medico e cittadino”.

18 Maggio 2026

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