Ccnl. Fvm: “Con il solo rinnovo non si salva il Ssn. Serve una riforma radicale della sanità”

Ccnl. Fvm: “Con il solo rinnovo non si salva il Ssn. Serve una riforma radicale della sanità”

Ccnl. Fvm: “Con il solo rinnovo non si salva il Ssn. Serve una riforma radicale della sanità”

Gli incrementi contrattuali stanziati dalla Legge di Bilancio e confermati oggi dall’Aran non cambiano il quadro generale. Denunciati carenza di risorse, riduzione delle prospettive di carriera, sovraccarico di lavoro e fuga dei professionisti verso il privato

L’avvio parallelo delle trattative per i rinnovi contrattuali del comparto e della dirigenza sanitaria rappresenta “una novità importante” in un quadro definito però ancora stagnante per il Servizio sanitario nazionale.

A sostenerlo è la Federazione Veterinari, Medici e Dirigenti Sanitari (Fvm), che in una nota lancia l’allarme sulla tenuta del sistema pubblico e sulla capacità del nuovo Ccnl 2025-2027 di invertire la fuga di professionisti dal Ssn.

Secondo la Federazione, gli incrementi contrattuali “pari al 5,4% a regime”, stanziati dalla Legge di Bilancio e confermati oggi dall’Aran nel secondo incontro di trattativa per il rinnovo dell’Area Sanità, “non cambiano il quadro generale”. Alla base della crisi vengono indicati sottofinanziamento, peggioramento delle condizioni di lavoro e assenza di reali prospettive di carriera.

Fvm richiama anche i dati della Corte dei Conti sulle Case della Comunità: delle 1.715 programmate, soltanto 66 rispettano tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza medica e infermieristica. Parallelamente, osserva la Federazione, “la spesa sanitaria resta inchiodata al 6,4% del Pil mentre il rapporto tra Fondo sanitario e Pil crollerà al 5,88% nel 2029”. Una situazione che, secondo il sindacato, costringerà le Regioni “a razionare i servizi o aumentare le imposte locali”, con ricadute dirette sui cittadini.

Nel mirino anche il mancato ammodernamento della rete ospedaliera, sia sul piano edilizio che tecnologico, che “scarica ulteriori criticità e carichi di lavoro sui medici e sui sanitari del servizio pubblico”. A questo si aggiungono, sottolinea Fvm, insoddisfazione e sovraccarico lavorativo del personale, fattori che rendono improbabile che il prossimo contratto possa migliorare da solo fidelizzazione e attrattività del servizio pubblico.

La Federazione ricorda come nel 2000 l’introduzione dell’esclusività di rapporto avesse incentivato la dirigenza medica e sanitaria a lavorare esclusivamente nel pubblico attraverso indennità e prospettive di carriera. “Questa possibilità di carriera era concreta 25 anni fa”, osserva Fvm, mentre oggi i processi di razionalizzazione e accorpamento delle aziende sanitarie hanno progressivamente ridotto le strutture complesse e le posizioni apicali.

Secondo il sindacato, proprio la mancanza di riconoscimenti economici e professionali starebbe alimentando “la fuga delle professionalità mature verso la sanità privata”. “Perché mai un medico dovrebbe studiare, migliorarsi, acquisire maggiori abilità se il suo datore di lavoro pubblico non gli riconosce né economicamente né simbolicamente alcuna progressione di carriera?”, si chiede la Federazione.

Fvm critica inoltre i modelli organizzativi adottati dalle Regioni, accusate di aver creato aziende sanitarie di dimensioni “abnormi”, con dipartimenti spesso distribuiti su più strutture e un numero sempre più limitato di incarichi di vertice. “Tutti devono poter ambire al bastone di Maresciallo”, afferma la Federazione citando Napoleone, per sostenere la necessità di percorsi di crescita professionale reali.

Nel documento viene contestata anche la logica dell’“ottimizzazione delle risorse”, che secondo Fvm si traduce nella riduzione di unità operative, personale e posizioni professionali. “Quando i manager parlano di ottimizzare le risorse in sostanza tagliano unità operative”, denuncia il sindacato, evidenziando come il peso ricada su professionisti sempre più anziani e sottoposti a condizioni di lavoro stressanti.

“È normale che un medico qualificato si chieda perché debba lavorare sempre di più e in condizioni logoranti per la sua azienda pubblica quando con maggior vantaggio potrebbe lavorare per sé nella sanità privata”, prosegue Fvm, sottolineando che il problema riguarda sia i medici sia gli infermieri.

Per la Federazione, il nodo centrale resta la sopravvivenza stessa del Servizio sanitario nazionale: “È il personale sanitario che regge il Ssn, non altri”. Da qui la richiesta finale di aprire una discussione politica complessiva sul futuro del sistema sanitario: “Che sia ora di pensare a una riforma radicale della sanità? La campagna elettorale per il prossimo Governo è iniziata. Sarebbe ora di aprire una discussione sul tema”.

07 Maggio 2026

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