Certificati online: in rivolta anche i medici dei Pronto Soccorso

Certificati online: in rivolta anche i medici dei Pronto Soccorso

Certificati online: in rivolta anche i medici dei Pronto Soccorso
"Aumenta la burocrazia e peggiora l'assistenza". Questa la denuncia della sezione Lombardia della Simeu (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza), che si unisce così alla rivolta dei medici di famiglia contro l’obbligo di trasmissione online dei certificati di malattia.

Per la Funzione Pubblica è una delle Regioni più attrezzate per la trasmissione telematica agli uffici dell’Inps dei certificati medici. Eppure proprio dalla Lombardia arriva un altro no al decreto Brunetta. Questa volta, però, non si tratta dei medici di famiglia, ma di quelli del Pronto Soccorso, secondo i quali le procedure per la nuova procedura rischia di allungare i tempi dedicati alla burocrazia e rallentare l’assistenza ai malati che si rivolgono a un servizio dedicato proprio all’emergenza.

La nuova procedura prevede che i medici di Pronto Soccorso redigano in tempo reale e trasmettano telematicamente i certificati di malattia dei cittadini che si presentano in Pronto Soccorso. “Questo nuovo onere amministrativo, se non accompagnato da un investimento in risorse umane e tecnologiche nelle strutture di Pronto Soccorso, potrà avere effetti negativi sull’intero sistema sanitario ospedaliero”, denuncia Maria Antonietta Bressan, presidente della sezione Lombardia della Simeu (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza). .
La presidente ricorda che il numero di accessi giornalieri alle strutture di Pronto Soccorso è elevato e nei grandi ospedali lombardi supera oltre i 200-250. Altrettanto elevata è la quota di pazienti dimessi dalle strutture di Pronto Soccorso, oltre l’80%, di cui una parte dovrà avere i certificati di malattia. “L’attività di Pronto Soccorso – continua Bressan – presenta picchi di intensità in alcuni momenti della settimana e del giorno (dal venerdì pomeriggio alla domenica sera; durante i ponti e, spesso, nelle notti) quando gli altri servizi territoriali sono chiusi. In tali frangenti l’attività del Pronto Soccorso rischia di diventare frenetica e il rischio clinico nella gestione dei pazienti diventa importante”.
Insomma, condizioni di lavoro difficili che la nuova procedura informatizzata rischia di rendere insostenibili. “La procedura – denuncia Bressan – non è integrata, allo stato attuale, con i sistemi informativi presenti negli Ospedali lombardi: è complessa e richiede tempo anche in condizioni di funzionamento delle reti; inoltre la rete informatica sanitaria subisce frequentemente rallentamenti e blocchi anche di lunga durata; ciò determinerebbe tempi lunghi aggiuntivi di attesa per tutti i pazienti”.
Secondo la presidente, poi, “è prevedibile un aumento degli accessi inappropriati al Pronto Soccorso al solo scopo di ottenere un certificato di malattia” ed “è ipotizzabile anche un conflitto di interessi da parte del medico di Pronto Soccorso, costretto a un vero sdoppiamento di ruoli: dopo avere svolto la propria attività istituzionale di medico dell’urgenza in grado di discriminare i casi minacciosi da quelli non preoccupanti e di curare acutamente i primi dimettendo i secondi, dovrebbe diventare “medico curante” dello stesso paziente per poter redigere un certificato di malattia con giorni di prognosi adeguati non soltanto alla patologia, ma anche al tipo di attività del lavoratore (es. un dito “steccato” ha una prognosi di malattia differente nel caso di un operaio o di un manager)”.
Per questo la Simeu Lombardia chiede un incontro con la Regione per “giungere a una proposta condivisibile e sostenibile, in linea sia con lo spirito delle deliberazioni sia con la sua ricaduta pratica sui cittadini bisognosi di salute”.
 

03 Settembre 2010

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