Una sanità da pensare, curare e sostenere. È il messaggio lanciato da Confcooperative Sanità in occasione dell’Assemblea nazionale 2026, ospitata a Roma presso il Palazzo della Cooperazione e dedicata al tema “Cooperazione sanitaria elemento chiave. Pensare, Curare, Sostenere la Sanità”.
Al centro dei lavori, il ruolo della cooperazione sanitaria e sociosanitaria nella trasformazione del Servizio sanitario nazionale, in una fase segnata dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle cronicità, dalla non autosufficienza, dalla carenza di personale, dalle difficoltà dell’assistenza territoriale e dall’aumento delle disuguaglianze nell’accesso alle cure.
L’Assemblea ha segnato anche il passaggio di testimone alla guida della Federazione: Giuseppe Milanese, raggiunto il limite dei tre mandati consecutivi, ha passato il testimone al nuovo presidente nazionale Mauro Abate, 63 anni, pugliese, con una lunga esperienza nel mondo della sanità, del sociale, della riabilitazione, della salute mentale e dell’inclusione lavorativa.
In apertura dei lavori è stato richiamato il messaggio di saluto inviato dal Ministro della Salute Orazio Schillaci all’Assemblea nazionale, con un riferimento ai principali temi oggi al centro del confronto sul futuro del Servizio sanitario nazionale.
Nella relazione conclusiva, Milanese ha indicato la cooperazione sanitaria come uno degli strumenti attraverso cui dare concretezza a un nuovo modello di sanità territoriale. Non un soggetto residuale o meramente erogativo, ma una componente organizzata capace di tenere insieme professionisti, comunità, servizi, mutualità e innovazione.
Il punto, per Confcooperative Sanità, è superare una lettura puramente infrastrutturale della riforma territoriale. Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali sono strumenti importanti, ma non sufficienti se non vengono accompagnati da modelli organizzativi stabili, personale, servizi domiciliari, presa in carico multidisciplinare e integrazione tra sociale e sanitario.
Particolare attenzione è stata dedicata all’assistenza domiciliare integrata. L’incremento dei target di presa in carico deve accompagnarsi a una maggiore intensità assistenziale. Una domiciliarità fatta di poche ore annue rischia infatti di restare una risposta nominale, più utile alle statistiche che alle persone. La sfida non è soltanto raggiungere più utenti, ma garantire cure adeguate, continuative e proporzionate ai bisogni reali.
I numeri del sistema, presentati nel documento assembleare, fotografano una Federazione articolata e plurale: cooperative sociosanitarie, cooperative di medici, cooperative di farmacisti, società di mutuo soccorso e professionisti sanitari. Confcooperative Sanità associa 372 enti, quasi 396mila soci, circa 22mila occupati e un valore della produzione vicino ai 6 miliardi di euro.
A collocare il confronto dentro la cornice dell’Economia Sociale è stato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, che ha richiamato il percorso costruito in questi anni da Confcooperative Sanità e il lavoro svolto da Giuseppe Milanese nel dare valore, storia e rappresentanza alle cooperative di medici, alle cooperative di farmacisti, alle società di mutuo soccorso e all’insieme della cooperazione sanitaria.
Gardini ha sottolineato come il Servizio sanitario nazionale non abbia bisogno di semplici aggiustamenti o manutenzioni ordinarie, ma di un ripensamento profondo. Senza una nuova visione, ha avvertito, il rischio è quello di consegnare ai cittadini prospettive sempre più diverse: da una parte chi può permettersi cure private di alto livello; dall’altra un sistema pubblico sempre più sotto pressione, con il pericolo di lasciare indietro una parte rilevante della popolazione.
In questo scenario, secondo Gardini, la cooperazione può essere la risposta più coerente per evitare che la cura degli anziani e delle fragilità resti schiacciata tra un sistema pubblico in difficoltà e una silver economy dominata dalla logica del rendimento. Gardini ha evocato anche il tema del capitale paziente, indicandolo come condizione essenziale per sostenere imprese dell’economia sociale impegnate nel welfare sanitario e sociosanitario. Il riferimento è al Piano d’azione per l’economia sociale, dentro il quale Confcooperative ha voluto riportare al centro la finanza per le imprese sociali e cooperative, con strumenti fiscali e normativi capaci di orientare risorse verso investimenti di lungo periodo.
La viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, è intervenuta evidenziando il valore dell’alleanza tra istituzioni, cooperazione, Terzo Settore e comunità. Bellucci ha valorizzato il ruolo della cooperazione come parte essenziale di un welfare capace di integrare responsabilità pubblica, iniziativa sociale e presenza nei territori.
In questa prospettiva, ha illustrato il lavoro svolto sul terreno dell’amministrazione condivisa e l’inserimento nel Codice degli appalti pubblici di una clausola di salvaguardia per coprogrammazione e coprogettazione, come alternativa alla sola logica competitiva. Un passaggio particolarmente rilevante per il mondo sociosanitario, dove la protezione della salute richiede una corrispondenza tra livelli istituzionali, nazionale, regionale e locale.
Sul fronte della non autosufficienza, Bellucci ha argomentato sul lavoro del CIPA e il contributo di Confcooperative Sanità, ricordando il percorso di costruzione del Piano nazionale per la non autosufficienza, che introduce una logica di distribuzione delle risorse più legata ai bisogni reali delle persone e dei territori.
Il tema della longevità è stato approfondito da Daniela Petrucci, rettrice dell’Università di Firenze e presidente di Age-It, il partenariato esteso finanziato dal PNRR dedicato all’invecchiamento. Petrucci ha descritto Age-It come un progetto che ha coinvolto università, centri di ricerca, imprese e cooperazione, organizzato secondo il modello Hub & Spoke, con un ruolo significativo di Confcooperative nel cuore operativo del progetto.
La longevità, ha spiegato Petrucci, non va letta soltanto come problema, ma come opportunità. Il progetto ha lavorato su una visione interdisciplinare, mettendo insieme medicina, demografia, ingegneria, scienze sociali e dati. Proprio i dati sono stati indicati come infrastruttura comune capace di connettere discipline diverse e di superare la tradizionale frammentazione dei saperi.
Petrucci ha sottolineato in modo particolare come la collaborazione con Confcooperative abbia consentito di comprendere meglio il valore di un soggetto capace di portare nel progetto una lettura concreta dei bisogni, dei territori e delle comunità. La cooperazione, ha osservato, non è soltanto un soggetto erogatore di servizi, ma un osservatorio privilegiato sui bisogni delle persone.
Sul passaggio dagli standard alla messa a terra dei servizi è intervenuta Valeria Mantenuto di Agenas, richiamando il lavoro di monitoraggio sul DM77 e sulle strutture e funzioni previste dal PNRR. Agenas, ha spiegato, non si limita più alla lettura dei dati documentali, ma sta sviluppando anche attività di verifica sul campo per comprendere se quanto previsto sulla carta corrisponda alla realtà operativa.
Secondo Mantenuto, il passaggio dagli standard del DM77 al funzionamento effettivo passa da tre elementi: una presa in carico efficace, una continuità reale tra ospedale e territorio e una piena integrazione sociosanitaria. Il distretto, in questa prospettiva, deve conoscere i fabbisogni della propria popolazione, stratificare i bisogni, costruire profili di comunità e adattare l’offerta assistenziale nel tempo.
Il ragionamento di Agenas intercetta direttamente il ruolo della cooperazione sanitaria e sociosanitaria: non basta erogare singole prestazioni, ma occorre costruire percorsi. Questo vale in particolare per l’assistenza domiciliare, che nelle diverse Regioni può essere organizzata con modelli pubblici, privati accreditati o misti, ma che deve garantire un’offerta omogenea, standard qualitativi e processi di autorizzazione e accreditamento coerenti.
Centrale, nel ragionamento di Mantenuto, il funzionamento dei PUA, delle unità di valutazione multidimensionale e delle équipe multidisciplinari e multiprofessionali. Se questi snodi non funzionano, anche l’erogazione dei servizi rischia di non produrre una vera presa in carico.
Sulla riorganizzazione dei servizi territoriali è intervenuto anche Giuseppe Quintavalle, Presidente FIASO che ha collocato la trasformazione in atto dentro un cambiamento non solo sanitario, ma sociale. La vera sfida, ha detto, non è soltanto l’età, ma la fragilità, indipendentemente da reddito, censo o condizione sociale.
Quintavalle ha richiamato la necessità di superare le disomogeneità territoriali e aziendali attraverso una funzione forte di coordinamento del territorio. Non basta ragionare sulle liste d’attesa: occorre intercettare il bisogno prima che diventi emergenza. In questa prospettiva, anche l’assistenza domiciliare deve trasformarsi, integrando dimensione sanitaria e dimensione sociale.
Particolare rilievo è stato dato alla solitudine degli anziani, all’accompagnamento nei bisogni quotidiani e alla prevenzione non solo clinica, ma sociale. Anche per Quintavalle, il nodo dei dati è decisivo: interoperabilità tra sistemi sanitari e sociali, dialogo tra municipi, distretti, PUA, Centrali operative territoriali e aziende sanitarie sono condizioni essenziali per costruire una presa in carico reale.
Il Presidente della FIASO ha definito la cooperazione sanitaria e sociosanitaria come un elemento indispensabile per l’accoglienza a domicilio, la territorialità e la sanità di prossimità, sottolineando la necessità di un lavoro comune tra aziende sanitarie e Federazione per condividere modelli, esperienze e visione del sistema.
Nel dibattito sono emersi anche il ruolo delle società di mutuo soccorso, delle farmacie cooperative e delle cooperative di medici di medicina generale. Le mutue sono state richiamate come strumenti non speculativi, fondati sulla mutualità e sulla partecipazione dei soci. Le farmacie cooperative possono contribuire a prevenzione, aderenza terapeutica, farmacia dei servizi e integrazione con i percorsi territoriali. Le cooperative di medici possono dare forma organizzata all’assistenza primaria, sostenendo personale, sedi, strumenti digitali, telemedicina e presa in carico delle cronicità.
Non secondario il tema dell’innovazione digitale. Le cooperative sanitarie e sociosanitarie hanno già avviato investimenti in digitalizzazione, telemedicina, gestione dei dati e strumenti di supporto organizzativo. Ma il messaggio dell’Assemblea è stato chiaro: la tecnologia serve se migliora la presa in carico, riduce le distanze, sostiene gli operatori, semplifica i percorsi e rafforza la relazione di cura.
Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti anche Stefano Zamagni e Monsignor Vincenzo Paglia, che hanno contribuito a collocare il tema della cooperazione sanitaria dentro una riflessione più ampia sul futuro del welfare, dell’economia sociale e della cura. Il filo conduttore è stato quello di una sanità che non può essere letta solo come costo, prestazione o risposta emergenziale, ma come infrastruttura civile del Paese.
In chiusura, il nuovo presidente Mauro Abate ha ringraziato Milanese per il lavoro svolto e ha indicato le direttrici del nuovo mandato: ricerca, formazione, territorio, partenariato e valore.
Ricerca, perché la cooperazione sanitaria deve rafforzare la propria capacità di produrre conoscenza, dati, evidenze e modelli replicabili. Formazione, perché la qualità dei servizi passa dalle competenze degli operatori e dei dirigenti. Territorio, perché è lì che si misurano prossimità, continuità e presa in carico. Partenariato, perché il futuro del Ssn richiede collaborazione tra istituzioni, soggetti pubblici, privato sociale, professioni e comunità. Valore, perché la cooperazione non chiede di essere riconosciuta per appartenenza, ma per l’impatto che produce sulle persone e sui servizi.
La cooperazione sanitaria, è il messaggio emerso dall’Assemblea, è elemento chiave non perché rivendica uno spazio di rappresentanza, ma perché ogni giorno tiene insieme ciò che troppo spesso il sistema separa: persone, professionisti, territorio.