Congresso Snami: “No alla “transumanza” della medicina generale”

Congresso Snami: “No alla “transumanza” della medicina generale”

Congresso Snami: “No alla “transumanza” della medicina generale”
Il sindacato autonomo ha svolto la sua assise nel weekend. Testa: “ La rigida dipendenza dallo Stato è mal applicabile al nostro comparto per la tipologia della nostra professione sul territorio che si fonda sostanzialmente sull’autonomia e sulla libera scelta dell’assistito”. LA RELAZIONE DI TESTA

Dal dibattito sindacale del quarantesimo congresso nazionale del sindacato autonomo emergono le criticità di ciò che “vorrebbero le regioni attraverso un documento diffuso i giorni scorsi, privo di ufficialità, che ha creato sconcerto e incredulità per l’immagine distorta e mistificatoria che viene data alla Medicina Generale”.
 
“La rigida dipendenza dallo Stato – dice Angelo Testa, presidente nazionale Snami che è stato rieletto per la quinta volta – è mal applicabile al nostro comparto per la tipologia della nostra professione sul territorio che si fonda sostanzialmente sull’autonomia e sulla libera scelta dell’assistito e che è fondamentale nel rapporto duale di fiducia tra medico e paziente. Esisterebbero inoltre seri problemi per la nostra cassa di tutela e pensionistica. Il territorio è stato volutamente abbandonato dalla politica negli ultimi anni definanziandolo e favorendo la carenza di medici per una cattiva e voluta non programmazione. Oggi lo si vorrebbe far diventare il capro espiatorio di tutti i mali della sanità”.
 
“E’ ben chiaro a tutti – prosegue – come la Medicina Generale gestisca il sistema medicina territoriale solamente come terminale di un sistema che è interamente mal gestito dalla politica. E’ altrettanto noto che depotenziare il sistema pubblico abbia il significato di spalancare le porte al privato e che determinerebbe la fine del sistema sanitario nazionale solidale e per tutti. Le soluzioni devono nascere dalla considerazione che la medicina del territorio debba avere molteplici sfacettature e in alcuni casi delle importanti differenze. La medicina rurale e dei piccoli paesi è profondamente differente da quella delle città e delle località prossime agli ospedali”.
 
“E’ sicuro – evidenzia – che lavorare in squadra è importante per una buona organizzazione del lavoro e come altrettanto sia utile avere dei supporti da parte di personale non medico, ma come un sistema rigido e di intruppamento forzato possa spersonalizzare la professione. Da sempre siamo fautori di come debbano viaggiare le informazioni e non i pazienti, di come la cartella clinica delle informazioni di salute dei pazienti debba essere memorizzata in una card implementabile da tutti i medici che hanno a che fare con quel paziente, che il cartaceo deve andare in pensione così come le ricette finte dematerializzate che di fatto devono essere stampate, escluso in qualche rara realtà”.
 
“Siamo i medici che si interessano dei pazienti anziani, cronici e oncologici in studio e a domicilio, operiamo in circa 60.000 studi diffusi capillarmente, mentre le stazioni dei carabinieri sono circa 5.000. Operiamo anche in zone difficilmente accessibili e le consultazioni mediche ed i conseguenti interventi nei confronti i nostri pazienti per problematiche socio sanitarie, dalle più banali a quelle più gravi, sono milioni tutti i giorni. Con chi pensano di sostiturci?”, conclude il leader dello Snami.
 
“Facciano retromarcia subito e la politica ascolti i tecnici.Cioè noi !”.

04 Ottobre 2021

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