Covid. Consulcesi: “Terapie intensive al collasso, mancano all’appello 4mila specialisti”

Covid. Consulcesi: “Terapie intensive al collasso, mancano all’appello 4mila specialisti”

Covid. Consulcesi: “Terapie intensive al collasso, mancano all’appello 4mila specialisti”
Mario Dauri, responsabile della UOC Anestesia e Rianimazione dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata di Roma: "Contro carenza medici in terapia intensiva, formare e coinvolgere specialisti afferenti ad altre discipline come accade in Usa e Europa". Consulcesi Club lancia nuovo corso di formazione su cure intensive.

In attesa che le misure annunciate dal Governo nel nuovo Dpcm producano i primi effetti, l'attuale impennata di contagi rischia di rimettere in ginocchio le terapie intensive. Non solo per il numero insufficiente di posti letto, ma anche e soprattutto per la carenza di personale. Secondo il sindacato degli anestesisti rianimatori Aaroi-Emac, già prima dell'emergenza Covid-19, mancavano all'appello ben 4mila specialisti. Nel pubblico ci sono 12mila specialisti, 18mila totali.
 
Ma stando all'Aaroi-Emac ne mancano 4mila per coprire il fabbisogno ordinario. "Servono soluzioni rapide e tempestive", sottolinea Mario Dauri, responsabile della UOC Anestesia e Rianimazione dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore della Scuola di specializzazione in Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore dello stesso ateneo.
 
"Un'idea potrebbe essere quella di coinvolgere maggiormente altri specialisti dal profilo equipollente all’area critica, come gli specialisti in Medicina di Emergenza e Urgenza e Pneumologia, allo scopo di potenziare le Terapie Sub-Intensive che rappresentano un setting cruciale nella gestione della pandemia, come peraltro accade nella stragrande maggioranza delle strutture in Europa e negli USA. Purtroppo, la carenza di specialisti in Anestesia e Rianimazione, che attualmente rappresenta a livello nazionale un fattore particolarmente critico, solo da quest’anno accademico ha trovato una risposta attraverso un significativo aumento dei posti ma che darà i suoi effetti non prima di 3-4 anni", aggiunge lo specialista.
 
Si tratta di un esperimento ben riuscito già in alcune strutture ospedaliere. "Al Policlinico Tor Vergata di Roma lo facciamo già da tempo. Questa collaborazione – dice Dauri – si è rivelata fondamentale e molto proficua". Su questo la formazione e l'aggiornamento continuo è davvero necessario.
 
"Il Covid-19 è un'infezione che ha un decorso molto particolare che con l'esperienza abbiamo imparato a capire e molto spesso a prevedere", spiega Dauri, arruolato da Consulcesi, realtà impegnata nella formazione dei medici, come responsabile del corso ECM FAD “Covid-19 e insufficienza respiratoria. L'ossigenoterapia e le tecniche di ventilazione".
 
Se all’inizio i medici erano poco preparati alla gestione dei pazienti Covid-19, ora sono stati perfezionati dei trattamenti diversi e personalizzati. "Sono tre i livelli di intervento che si sono rivelati fondamentali nella gestione del paziente in terapia intensiva: la ventilazione non invasiva, l’utilizzo di tecniche di ventilazione invasiva avanzate, la pronosupinazione e l'Ecmo, una tecnica di circolazione e supporto respiratorio extracorporeo, riferisce Dauri. Abbiamo imparato in che situazioni e condizioni è utile procedere con questi specifici interventi", aggiunge.
 
Ragionando al di là dell'emergenza, la carenza di specialisti nei reparti di terapia intensiva è un problema che può essere risolto solo agendo a monte. "A cominciare dall'aumento dei posti nelle scuole di specializzazione – sottolinea Dauri -. Anche se quest'anno sono quasi raddoppiati, i numeri continuano a essere insufficienti", aggiunge. La pandemia ha reso ancora più evidente quanti pochi specialisti vengono formati per andare poi a rimpinguare i reparti di terapie intensiva.
 
La carenza di medici, tuttavia, non è però l'unico problema. A essere necessaria è una vera e propria riforma del sistema terapie intensive. Considerato troppo spesso la Cenerentola degli ospedali, oggi abbiamo capito che riveste un ruolo centrale, sottolinea Dauri. "E' ormai chiaro che si tratta di una specialità molto trasversale e che per questo si è necessaria una riorganizzazione complessiva che superi l'attuale modello delle terapie intensive polivalenti", aggiunge.
 
In previsione di nuove possibili epidemie e in considerazione dell'aumento dell'aspettativa di vita, e quindi della necessità di gestire svariate condizioni patologiche, Dauri propone un modello più evoluto. "Ad esempio, si potrebbe pensare di distinguere le terapie intensive post-chirurgiche da quelle che si occupano della gestione di pazienti affetti da altre condizioni", spiega Dauri. In questo modo, anche l'arrivo di emergenze improvvise come questa, secondo l'esperto, ci troverà più preparati. E allo stesso tempo si potranno garantire assistenza e cure che rientrano nell'ordinario.

26 Ottobre 2020

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