Covid. Fimmg: “Nel 50% delle province medici di famiglia non possono prescrivere i tamponi”

Covid. Fimmg: “Nel 50% delle province medici di famiglia non possono prescrivere i tamponi”

Covid. Fimmg: “Nel 50% delle province medici di famiglia non possono prescrivere i tamponi”
La denuncia del sindacato dei medici di medicina generale emerge dai dati di un sondaggio reso noto al 77° Congresso in corso in Sardegna. Misericordia: “Per interventi tempestivi necessario che medici famiglia prescrivano test”

I medici di famiglia non sempre hanno la possibilità di prescrivere tamponi e di gestire direttamente le attivazioni delle USCA. Nel 50% delle province italiane il MMG non è autorizzato a richiedere direttamente il tampone per la ricerca biomolecolare del nuovo coronavirus. E' quanto emerge da un sondaggio condotto dal Centro Studi della FIMMG in occasione del 77° Congresso nazionale della Federazione italiana dei medici di famiglia, in corso a Villasimius.
 
In queste realtà le modalità per far effettuare al paziente il test è quella di inviare la richiesta al Distretto/Dipartimento di Prevenzione via email (49% delle province) o di registrarla su portale elettronico (42%); altri sistemi (ricetta SSN, telefonata, Fax …) sono praticati dal 9% delle province. Dall'indagine emerge inoltre che in un terzo delle province italiana il risultato del tampone è disponibile entro due giorni dalla richiesta; in un altro 28% dei casi sono necessari però più di 4 giorni. Nell’81% dei casi il risultato del tampone è disponibile attraverso la consultazione di portali elettronici.
 
“In occasione del 77° Congresso Nazionale, il Centro Studi della FIMMG ha voluto condurre un sondaggio nelle sezioni provinciali per disporre di un quadro nazionale circa le modalità per richiedere il test diagnostico (tampone biomolecolare per Covid) e quelle che riguardano l’organizzazione delle USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale” spiega Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della FIMMG.
 
Dai dati raccolti si evidenzia che nel 98% delle province sono state attivate le USCA, nel 42% dei casi composte da medico ed infermiere, nel 32% da due medici, nel 17% da un solo medico, con i compiti di visita domiciliare per il paziente Covid o sospetto Covid, e coinvolte, nel 60% delle province, anche nelle organizzazioni per il campionamento dei tamponi. Il medico di famiglia può richiedere l’intervento delle USCA contattandole direttamente (nel 42% dei casi), inviando una richiesta al Distretto/Dipartimento di Prevenzione (38%) o attraverso un MMG che coordina e attiva il loro intervento (8%).
 
Solo nel 4% delle province sono al momento attivati ambulatori gestiti dai MMG specificatamente indirizzati alla valutazione di pazienti con sospetto Covid.
 
“Il quadro che emerge è quello di un sistema a luci ed ombre – aggiunge Misericordia -. Se la visualizzazione del risultato del tampone avviene agevolmente per il medico, quasi sempre da portale elettronico, la sua diretta prescrizione è consentita ancora troppo raramente. Appare molto difficile riuscire a contrastare con efficacia il riaccendersi di focolai sul territorio se al MMG non viene permesso ancora di prescrivere direttamente l’esecuzione di un tampone a un caso sospetto” sottolinea Paolo Misericordia. Anche l’intervento delle USCA, oramai presenti nella quasi totalità del territorio nazionale, costituite come strutture operative in grado di poter valutare in sicurezza il paziente Covid o sospetto Covid domiciliare, non sono sempre gestite direttamente dai MMG ma richiedono passaggi di attivazione presso i Distretti o i Dipartimenti di Prevenzione. I percorsi organizzativi – conclude Misericordia – devono consentire ai Medici di Famiglia di poter attivare con agevolezza tutte le modalità per far accedere i pazienti sospetti o malati alle prestazioni orientate al contenimento e alla migliore gestione del contagio, per consentire interventi efficaci e tempestivi”. 

08 Ottobre 2020

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