E se a qualcuno venisse in mente di radiare dall’Ordine dei medici anche il ministro Grillo?

E se a qualcuno venisse in mente di radiare dall’Ordine dei medici anche il ministro Grillo?

E se a qualcuno venisse in mente di radiare dall’Ordine dei medici anche il ministro Grillo?
L'idea che i medici possano radiare dall'albo un Assessore o, perché no, il Ministro - che oggi è un medico - tocca le corde più autoreferenziali e, come usa ora, poco istituzionali della categoria. Consiglio un po’ di attenzione perché i politici, pur distratti da mille vicende, potrebbero accorgersi che i medici ritengono che il loro Ordine conti più della Giunta Regionale o del Parlamento e il conflitto allora sarebbe perdente

Nel fervore della polemica sull'iscrizione in deroga ai nuovi Ordini professionali (a mio parere ha ragione Saverio Proia, la legge esistente è sufficiente) capita di ricadere nel preteso o pretestuoso conflitto tra medici e infermieri. Un conflitto vivo tra i capi, almeno alcuni, meno sentito alla base, fatti salvi i casi, purtroppo ineliminabili, di tentata prevaricazione o insofferenza.
 
In questa stravagante contesa il casus belli è l'atteggiamento dell'Ordine di Bologna, cioè la radiazione dell'Assessore alla sanità emiliana, per caso un medico, reo di aver riprodotto la normativa lombarda sul 118 che, a sua volta, aveva ripreso quella toscana, vecchia di oltre un decennio, sui compiti dell'infermiere a bordo dei mezzi di soccorso.
 
I fatti sono troppo noti per ripeterli; la Regione Emilia, nonostante la polemica con l'Ordine capoluogo, ha insediato tavoli di confronto con i medici e con gli infermieri, così aderendo agli accordi nazionali tra Regioni e Federazioni dei Medici e degli Infermieri. Vi è chi ha visto in ciò un attentato alle prerogative del Ministero, che è a conoscenza dei fatti, e un atto spericolato che non avrebbe cambiato nulla nel servizio e, anzi, accentuato il conflitto tra professioni.
 
Non sono in grado di leggere nel pensiero della Giunta emiliana ma ricordo che gli accordi nazionali hanno lo scopo di affrontare specifiche questioni locali e, se vi fossero deviazioni regionali, i medici lo capirebbero e reagirebbero subito. 
 
Siccome tutto è cominciato in Toscana tanti anni fa mi preme raccontare quel che è successo a partire dal celebre see and treat.  Dal 1998 esiste in Toscana il Consiglio Sanitario Regionale che io coordinavo in quanto Presidente Regionale degli Ordini dei Medici e in cui erano presenti rappresentanti dei medici e di tutte le professioni sanitarie designati dai rispettivi Ordini e Collegi.
 
Nel 2006 alcuni direttori di dipartimento di emergenza delle ASL prospettarono al CSR il see and treat come una delle tante soluzioni possibili per affrontare il sovraffollamento dei Pronti Soccorso. Sentiti i clinici e gli infermieri toscani il CSR formulò un parere favorevole da cui nacquero le successive delibere, contestate dal Presidente dell'Ordine di Bologna, per cui fui chiamato dai NAS (la pratica fu immediatamente archiviata ma posso esibire le mie controdeduzioni). Da allora il see and treat funziona in quasi tutti gli ospedali toscani e nessuno ha trovato da ridire (escluso forse chi ancora ragiona in termini di bucature e di padelle).
 
Mi preme sottolineare che, nella via toscana al see and treat, il medico seleziona le prestazioni affidabili all'infermiere e ne cura la formazione specifica. Allora quel metodo fu criticato con sdegno da coloro che ora assistono a scelte ministeriali molto più sbilanciate a favore degli infermieri.
 
Pareri simili furono predisposti dal CSR per i 24 protocolli per gli infermieri nel 118 (il medico è in centrale operativa h24), e da allora in 10 anni sono stati eseguiti circa 500.000 interventi del 118 ogni anno senza rilevare problemi. In quegli anni il CSR predispose documenti sull'assistenza infermieristica domiciliare, specificando bene chi fa che cosa, sull'impianto del PICC, sulla sala operatoria, recentemente sulla medicazione delle ulcere.
 
La procedura è sempre la stessa: prima vi è il rilievo di un bisogno, poi la predisposizione di una soluzione interprofessionale condivisa da tutti gli attori, cioè dai rappresentanti medici e non medici, infine la Regione trasforma in normativa quel che le professioni hanno concordato. Non sto descrivendo una sorta di eden; so benissimo quanti problemi e contrasti ci sono stati e quanti fatalmente ce ne saranno. Tuttavia è il metodo di confronto che conta, la razionalità e la pazienza.
 
Conclusione: le Federazioni nazionali hanno un programma di incontri, il che non può essere che lodato. Il metodo delle professioni toscane, almeno fino a che ho avuto qualche responsabilità, era lo stesso: incontrarci e discutere, poi elaborare proposte per l'amministrazione. Molte volte ho convocato all'Ordine dei Medici i Presidenti regionali di tutte le professioni sanitarie per affrontare questioni di comune interesse e rammento di aver organizzato decine di gruppi di lavoro per trovare la soluzione migliore e più coinvolgente per tutti gli operatori.
 
Senza dubbio l'idea che i medici possano radiare dall'albo l'Assessore o, perché no, il Ministro – che oggi è un medico – tocca le corde più autoreferenziali e, come usa ora, poco istituzionali della categoria. Consiglio un po’ di attenzione perché i politici, pur distratti da mille vicende, potrebbero accorgersi che i medici ritengono che il loro Ordine conti più della Giunta Regionale o del Parlamento e il conflitto allora sarebbe perdente.
 
Antonio Panti

Antonio Panti

03 Gennaio 2019

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