Emergenza salute mentale, Aupi: “Bonus psicologo non basta, serve rete sul territorio”

Emergenza salute mentale, Aupi: “Bonus psicologo non basta, serve rete sul territorio”

Emergenza salute mentale, Aupi: “Bonus psicologo non basta, serve rete sul territorio”

Il segretario generale di Aupi, l'Associazione Unitaria degli Psicologi italiani, Ivan Iacob: "La misura temporanea dei bonus deve essere considerata superata. È arrivato il momento di fare una riflessione più profonda e di mettere a sistema una risposta strutturale".

“Con l’approvazione anche in Veneto della figura dello psicologo delle cure primarie, o psicologo di base come viene più comunemente chiamato, oltre il 60%, forse quasi il 70%, della popolazione italiana può ormai beneficiare di questa misura” ricorda il segretario generale di Aupi, l’Associazione Unitaria degli Psicologi italiani, Ivan Iacob. “Da tempo in Parlamento è presente una proposta di legge sostenuta trasversalmente – prosegue – ma che finora non ha trovato un adeguato finanziamento. Dobbiamo quindi cominciare a pensare che anche altre regioni debbano intraprendere questa strada. Non dimentichiamo che fu proprio l’Aupi una delle forze che contribuì all’emendamento al Decreto Calabria, che aprì la possibilità di inserire lo psicologo anche all’interno degli ambulatori dei medici”.

Per Iacob “i dati riportati dai giornali in questi giorni parlano di un aumento eccezionale delle problematiche giovanili: si stima una crescita intorno al 35%”. “Per questo motivo, forse, la misura temporanea dei bonus deve essere considerata superata. È arrivato il momento di fare una riflessione più profonda e di mettere a sistema una risposta strutturale. Una risposta che possa valorizzare anche le modalità libero-professionali, in stretta collaborazione con le aziende sanitarie, così da creare un sistema integrato, una rete capace di intercettare precocemente le problematiche giovanili e, quando necessario, di offrire risposte tempestive ed efficaci. È sempre più evidente, infatti, che anche i servizi per l’infanzia e l’adolescenza sui territori siano in crescente sofferenza. Aumentano le problematiche relazionali, le difficoltà familiari e molte altre forme di disagio. Oggi potrebbero esserci le condizioni per costruire una risposta continuativa, capace anche di ridurre nel tempo i costi sociali e sanitari, considerando il numero di minori che finiscono costantemente in comunità”.

Il segretario chiede quindi di poter “avviare un tentativo concreto, anche con un approccio sperimentale”. “Su questo, noi come sindacato siamo disponibili a mettere a disposizione le nostre competenze e soprattutto le esperienze maturate in altre regioni. Per questo sosterremo in ogni modo una politica che voglia davvero farsi carico di questa emergenza e che, al tempo stesso, sappia offrire una risposta non più temporanea, come quella dei bonus, ma strutturale. È chiaro che sarà necessario coinvolgere anche altri attori, come l’Ordine, l’Università e tutti gli stakeholder nazionali, valorizzando anche le diverse esperienze territoriali, che oggi sono molto eterogenee e hanno sviluppato approcci differenti”.

23 Aprile 2026

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