I ginecologi presentano a Fazio la loro proposta di riordino dei punti nascita

I ginecologi presentano a Fazio la loro proposta di riordino dei punti nascita

I ginecologi presentano a Fazio la loro proposta di riordino dei punti nascita
Il numero di parti non è il solo criterio da considerare per garantire la qualità. A sottolinearlo sono Sigo, Aogoi e Fesmed, riunite intorno a un tavolo con politici della sanità e autorevoli esponenti della ginecologia italiana per lanciare un messaggio all’opinione pubblica e presentare le loro proposte per la riorganizzazione e il rilancio di tutto il settore materno-infantile.

Partorire in Italia è sicuro. Questo il primo messaggio che i ginecologi italiani hanno rivolto all’opinione pubblica: il nostro Paese ha un tasso di natimortalità e mortalità materna tra i più bassi del mondo. “Non c’è una recrudenza di morti materne e gli eventi tragici che si sono concentrati in questo periodo non devono fare gridare alla malasanità”. Queste le parole con cui il presidente dell’Associazione italiana dei ginecologi ospedalieri (Aogoi) Giovanni Monni, ha aperto ieri la conferenza stampa promossa insieme al segretario nazionale Aogoi, Antonio Chiantera, al presidente Sigo Giorgio Vittori, al presidente Fesmed Carmine Gigli. Nomi illustri della ginecologia italiana, riuniti intorno a un tavolo per presentare la loro proposta di riordino del settore materno-infantile. Un piano in 5 punti fatto pervenire anche al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, attraverso una lettera del presidente Fesmed, Carmine Gigli (vedi allegato a fondo pagina).

Per garantire la qualità, il numero di parti non è il solo criterio da considerare: le donne devono esigere che il centro sia dotato dei requisiti di base. Per raggiungerli, servono più investimenti e personale. Questo il punto di partenza da cui si muove la proposta dei ginecologi. Ad ascoltarli, ieri, anche alcuni rappresentanti parlamentari: Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Leoluca Orlando e Benedetto Fucci, rispettivamente presidente e componente della Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari, Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Sssn, e il senatore Cesare Cursi che da anni si è occupa di sanità.
Il sistema è di eccellenza, hanno ribadito i ginecologi, sottolineando, però, che il messaggio rassicurante non deve far sottacere le criticità che percorrono il settore materno infantile e in particolare i punti nascita italiani. Criticità che peraltro Sigo e Aogoi denunciano da anni. “La rete ostetrico-ginecologica italiana è stata concepita negli anni ‘60 quando le nascite erano un milione duecentomila, oggi sono meno della metà: nel 2009 sono state 568.857 (7.802 in meno rispetto al 2008, -1,4%). Ma è aumentata la complessità, a causa soprattutto dell’età sempre più elevata alla gravidanza: quella media al primo parto è 34 anni” hanno ricordato Monni e Vittori, invitando a trasformare questo momento critico (e mediaticamente caldo) in un’opportunità unica per il riordino del materno infantile.
 
Il piano dei ginecologi per garantire il parto sicuro
La proposta per ridisegnare una nuova mappa del parto in Italia, come accennato, verte intorno a 5 punti che sono gli standard di qualità che dovrebbe avere ogni punto nascita per garantire un parto sicuro:
 – guardia ostetrica attiva 24/24 ore, con medici in numero adeguato per affrontare le urgenze;
– assistenza ai neonati 24/24 ore;
– analgesia epidurale 24/24 ore;
– diagnostica per immagini, laboratorio d'urgenza ed emotrasfusionale 24/24 ore;
– trasporto d’emergenza per i trasferimenti delle gravide e dei neonati alle strutture di livello
superiore.
 “Indipendentemente dal numero di nascite che vengono assistite, la mancanza di queste dotazioni crea nel punto nascita le condizioni perché l’errore sia in agguato – afferma Gigli nella lettera al ministro Fazio, con il quale avrà un incontro il prossimo 19 ottobre -. I medici lo sanno, ne temono le conseguenze in termini professionali, di sanzioni penali ed economiche e si rifugiano nella medicina difensiva, che vede come interventi principe il taglio cesareo.
La chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno è però uno dei punti critici affrontati dagli esperti che li definiscono “una trappola”. Nel nostro Paese sono troppi. Si tratta di un problema spinoso, che va affrontato in modo organico. L’indagine avviata dalla Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari ne consentirà innanzitutto una mappatura, una prima base di partenza indispensabile per una seria riorganizzazione dell’intera rete su tutto il territorio. Sarà necessario però anche un impegno da parte di tutti per operare un cambio di mentalità attraverso il dialogo con i cittadini e i politici locali.
Il messaggio anche questa volta è chiaro: per partorire in sicurezza è necessario che il punto nascita sia dotato di determinati standard di qualità.
Alla politica e alle istituzioni i ginecologi italiani chiedono più risorse per il materno infantile, più investimenti e personale. Chiedono un deciso impegno a rilanciare un settore così strategico per il futuro del nostro paese.
 

13 Ottobre 2010

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