Il pasticcio dei 5 euro di rimborso  dovuto ai mmg delle AFT

Il pasticcio dei 5 euro di rimborso  dovuto ai mmg delle AFT

Il pasticcio dei 5 euro di rimborso  dovuto ai mmg delle AFT
Prescindendo dagli 11 euro che devono essere riconosciuti ai medici aggregati per ogni assistito, si presentano non poche difficoltà interpretative relativamente agli ulteriori 5 euro massimi riconoscibili in favore dei medesimi a titolo di indennità di struttura per ogni assistito

Un Paese shakerato dal terrore che incute il COVID-19, dalle preoccupazioni sugli approvvigionamenti mancati e sui disagi sopportati dall’utenza più debole e non solo.
 
Questa è l’immagine che si offre unitariamente nelle 20 regioni di cui si compone l’Italia, con maggiori preoccupazioni in alcune rispetto ad altre, sino ad arrivare ad alcune laddove, francamente, è difficile rintracciare l’assistenza sociosanitaria.
 
L’incertezza della sottoposizione alla vaccinazione vissuta dagli ultraottantenni è stata tale da generare caos. Si presumono tempi e modalità peggiori per gli under 80, specie per quelli residenti nella periferia collinare e montana, specie del Sud, che probabilmente dovranno rincorrere il vaccino prendendo al volo quelle corriere che una volta occorrevano per le scampagnate fuori porta!
 
Di conseguenza, nessuno più si occupa del diritto alla salute percepito bensì di fare i conti utili a fare emergere il migliore e il peggiore. Meglio i vincitori e gli eterni perdenti, distribuendo così indebite medaglie in favore di chi ha dimostrato, nell’occasione epidemica, di capirci ben poco, nonostante le frequenti comparse televisive.
 
Le persone continuano a morire, e in alcune zone del Paese si è costretti a ricorrere alle preghiere in attesa di qualche fortuita inoculazione.
 
L’occasione è offerta dai servizi muniti di presidio
A monte di tutto questo, le organizzazioni di base, intendendo per queste l’esercito dei medici di famiglia e il battaglione delle farmacie, le uniche forze in grado di poter dare ora un nuovo contributo fattivo e, dunque, a favorire la svolta.
 
Il tutto, in attesa di resuscitare le prestazioni ospedaliere ordinarie, ovunque ridotte allo zero e, diciamola tutta, difficili a riprendersi nel breve periodo.
 
In una tale situazione, il credo generale va tutto verso le farmacie, strutture fiduciarie per antonomasia dell’utenza generalizzata, e verso i medici di famiglia, divenuti tali per scelta consapevole.
 
Quanto a questi ultimi diventa fondamentale il perfezionamento delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, meglio conosciute come AFT, ovverosia quegli insiemi di medici di medicina generale destinati ad assicurare h12 l’assistenza di prima istanza a gruppi non superiori ai 30 mila abitanti.
 
Una invenzione del D.L. 158/2012 che, francamente, fa fatica ad esordire nei numeri e con le potenzialità sino ad oggi negate da un sistema della salute poco attento all’assistenza territoriale e alle novità occorrenti per far sì che la stessa dimostri di essere effettivamente tale.
 
Al riguardo, sono tantissime le difficoltà che si riscontrano e anche quelle che si inventano a cura di un management e di una burocrazia che si pongono di fronte al problema con una sorprendente creatività. Tanto da generare al riguardo un angosciante trattamento federalizzato.
 
Nella sostanza – prescindendo dagli 11 euro che devono essere riconosciuti ai medici aggregati per ogni assistito, con integrazione nella loro retribuzione ordinaria e dunque generativi di incrementi pensionistici – si presentano non poche difficoltà interpretative relativamente agli ulteriori 5 euro massimi riconoscibili in favore dei medesimi a titolo di indennità di struttura per ogni assistito.
 
Meglio, a titolo di rimborso per quanto speso da ogni medico aggregato per garantire alla propria utenza un sito adeguato, una organizzazione efficiente, un ricevimento e un’attesa efficaci da assicurare nella struttura garante della maggiorazione oraria della assistenza offerta, sino al conseguimento orario di 12 ore giornaliere.
 
Ebbene, al riguardo le elucubrazioni non si risparmiano. Si approda a soluzioni che poco hanno a che fare con la disciplina che regola le somme erogate a titolo di rimborso, tanto da ritenerle sottoponibili ad onerose trattenute, dalla indebita ideazione.
 
Un modo, questo, per sottrarre significato alla ratio della somma dovuta a titolo di rimborso che, in quanto tale, va erogata nella sua totalità e, ovviamente, a soddisfazione di quanto anticipato in diretto favore dell’utenza per garantire alla stessa i servizi necessariamente dovuti. Ciò ovviamente strettamente relazionato con quanto opportunamente speso e documentato, pena la sua non dovutezza.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

09 Aprile 2021

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