Monitorare in tempo reale la salute degli equipaggi spaziali, gestire l’assistenza in assenza di gravità e trasferire queste competenze negli ospedali. È la sfida della medicina aerospaziale, un settore che guarda alle future missioni sulla Luna e su Marte ma che già oggi sviluppa soluzioni potenzialmente utili per il Ssn.
Il tema è stato al centro della sessione “Sanità e Spazio: il futuro è ora”, ospitata nell’ambito del 26° Convegno nazionale AIIC di Torino, dove astronauti, medici, industria aerospaziale e ingegneri clinici si sono confrontati sulle ricadute delle tecnologie spaziali per la salute.
La salute degli astronauti tra monitoraggio e ricerca biomedica
A offrire una testimonianza diretta è stato Paolo Nespoli, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e della NASA dal 1998 al 2018, che con 313 giorni trascorsi nello spazio rappresenta una delle figure italiane più autorevoli in materia di vita in orbita.
“Tutto l’equipaggio in orbita deve fare tante cose – ha spiegato Nespoli – comprese le attività che si avvicinano al mestiere del farmacista e dell’infermiere, perché a bordo abbiamo farmaci leggeri, che servono per piccoli malesseri, ed anche prodotti per episodi impegnativi da gestire sotto controllo medico a distanza. Inoltre, sulla ISS circa la metà degli esperimenti è proprio di carattere biomedico, indagini realizzate per comprendere come funziona il corpo umano in assenza di gravità, o gravità ridotta. Così quando siamo in orbita, ogni mese viene aggiornata una cartella medica personalizzata e realizzato un controllo generale dello stato di salute fisico, comprendente anche un consulto con uno psicologo. Nulla è lasciato al caso proprio nell’ambito della salute di chi è in orbita”.
Un approccio confermato dal Maggiore Alessandro Scagliusi, Medico Sperimentatore di Volo e Capo Gruppo Fattori Umani del Reparto Medicina Aeronautica e Spaziale: “Viene sviluppato il massimo sforzo per comprendere la fisiologia umana nello spazio. Ciò significa monitorare come l’organismo si adatta a un ambiente estremo: dal sistema cardiovascolare fino all’apparato muscolo-scheletrico e alla performance cognitiva. La sfida è trasformare questi cambiamenti in dati misurabili, trasmissibili e interpretabili, anche a bordo, attraverso tecnologie affidabili e procedure standardizzate”.
Luna e Marte, le prossime frontiere
Guardando alle future missioni spaziali, Vincenzo Giorgio, Vice Presidente di Thales Alenia Space, ha evidenziato come “la presenza permanente sulla Luna sarà la prossima frontiera di esplorazione strutturata dello spazio, dove l’essere umano rimane al centro della sfida tecnologica, mentre per l’obiettivo Marte la tempistica è decisamente più lunga, per problematiche che riguardano prima di tutto i sistemi di propulsione e la tempistica del viaggio”.
Il Piemonte hub dell’aerospazio italiano
Le sfide della medicina aerospaziale si intrecciano con il ruolo strategico del Piemonte, territorio che ospita gran parte delle attività italiane di collaborazione spaziale internazionale e rappresenta il centro logistico e ingegneristico della Stazione Spaziale Internazionale e del programma Lunar Gateway. Una vocazione sostenuta da un tessuto industriale particolarmente sviluppato, come ha sottolineato Walter Cugno, Vice Presidente del Distretto Aerospaziale Piemonte.
“Le PMI – ha spiegato – rivestono un ruolo centrale nell’ideare e sviluppare soluzioni innovative: dalla sperimentazione di nuove terapie in ambito spaziale, fino all’applicazione di tecnologie avanzate per la salute sulla Terra. Come Distretto Aerospaziale Piemonte, valorizziamo il contributo delle PMI, promuovendo collaborazioni e progetti che rafforzino la ricerca biomedica grazie alle competenze e alle tecnologie del settore aerospaziale”.
DigySKY, il laboratorio volante che guarda allo spazio
In questo scenario, secondo il Maggiore Scagliusi, il ruolo dell’ingegnere clinico diventa centrale perché contribuisce a integrare dispositivo, dato, sicurezza e decisione clinica.
Nel corso della sessione, alla quale hanno partecipato anche il tenente Giovanni Tassi Stabile dell’Istituto di Medicina Aerospaziale, Cesare Capararo di ALTEC Torino e Alberto Audenino del Politecnico di Torino, sono stati presentati i primi risultati del progetto DigySKY, sperimentazione in volo promossa da AIIC. “È la medicina del futuro che estende i propri confini oltre le mura dell’ospedale – ha affermato Paolo Pari, storico esponente dell’ingegneria clinica italiana e promotore del progetto – e punta dritta allo spazio: un’attività d’avanguardia promossa da AIIC che unisce sanità, aviazione ed esplorazione spaziale”.
L’iniziativa ha trasformato un aeromobile Piper PA32 in un simulatore di navicella spaziale e laboratorio volante. Durante le campagne sperimentali nei cieli di Torino, il velivolo ha riprodotto le condizioni psico-fisiche tipiche delle missioni extra-atmosferiche, comprese le parabole utilizzate per simulare l’assenza di gravità, consentendo il monitoraggio in tempo reale dei parametri fisiologici dell’equipaggio sottoposto a stress.
L’ingegnere clinico come “specialista di missione”
Nel progetto DigySKY l’ingegnere clinico è stato identificato come “specialista di missione”. Una figura che, uscendo dal tradizionale contesto ospedaliero, è stata integrata nello staff tecnico-operativo della missione aerospaziale, supportando gli ingegneri aerospaziali nell’allestimento di bordo e nella gestione dei dispositivi medici integrati nell’aeromobile. L’obiettivo è trasferire nella sanità italiana i principi degli Human Factors e del monitoraggio avanzato, contribuendo ad aumentare gli standard di sicurezza nelle sale operatorie e nelle terapie intensive del Ssn.
Il progetto nasce da una collaborazione guidata da AIIC insieme a partner del territorio piemontese come DigiSky, che ha messo a disposizione e allestito l’aeromobile, e ALTEC, già impegnata nella gestione della Stazione Spaziale Internazionale, con il coinvolgimento dell’Istituto di Medicina Aerospaziale e del Distretto Aerospaziale Piemonte.
“Con questa missione abbiamo dimostrato che le competenze dell’Ingegnere Clinico – dalla gestione delle tecnologie per la salute alla validazione dei dati – diventano l’anello di congiunzione indispensabile in contesti ad altissima criticità. Saper integrare e far dialogare sistemi complessi è una capacità cruciale: serve oggi a bordo di un laboratorio volante o di una stazione spaziale, ma ha una ricaduta diretta e immediata per innalzare gli standard di sicurezza e cura nei nostri ospedali: si tratta dei cosiddetti processi di cross-fertilization che già in altri ambiti hanno dato ottimi risultati”, ha concluso Pari.
L’obiettivo finale, emerso sia dal progetto sia dal confronto sviluppato durante il convegno AIIC, è costruire una collaborazione stabile tra AIIC e Distretto Aerospaziale Piemontese affinché gli ingegneri clinici siano coinvolti nelle future fasi di progettazione, modellizzazione e testing dei moduli aerospaziali sviluppati in Italia, mettendo a disposizione il proprio know how nella progettazione di spazi e sistemi destinati al monitoraggio della salute degli equipaggi.