Lea. Tar Lazio annulla il nuovo tariffario per l’assistenza specialistica. Ma resta in vigore per un anno per evitare il caos nel sistema sanitario

Lea. Tar Lazio annulla il nuovo tariffario per l’assistenza specialistica. Ma resta in vigore per un anno per evitare il caos nel sistema sanitario

Lea. Tar Lazio annulla il nuovo tariffario per l’assistenza specialistica. Ma resta in vigore per un anno per evitare il caos nel sistema sanitario
Il Tar Lazio ha annullato il nuovo tariffario per l’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, rilevando gravi carenze istruttorie, mancata rilevazione aggiornata dei costi e assenza di confronto con le parti sociali. Nonostante ciò, l’annullamento avrà effetto solo tra un anno per evitare ripercussioni sul sistema sanitario. Il Ministero della Salute dovrà ora predisporre un nuovo decreto. Un intervento urgente e necessario per garantire sostenibilità ed equità. LE SENTENZE

Il Tar del Lazio ha deciso: il nuovo tariffario nazionale per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, adottato con decreto ministeriale del 25 novembre 2024, è illegittimo. Tuttavia, per non generare un vuoto normativo e per evitare possibili ricadute pesanti sull’intero sistema sanitario, l’annullamento non avrà effetto immediato: entrerà in vigore solo tra 365 giorni.

Una scelta che tiene conto, da un lato, dei gravi vizi riscontrati nel procedimento di adozione del nuovo nomenclatore tariffario, ma dall’altro anche delle conseguenze concrete che ne deriverebbero sul piano dell’organizzazione e della sostenibilità dell’assistenza sanitaria pubblica.

Il cuore della questione, secondo i giudici, sta nella mancanza di una corretta e aggiornata istruttoria. Il Ministero della Salute – che ha redatto il tariffario in concerto con il Ministero dell’Economia – avrebbe ignorato alcuni passaggi fondamentali previsti dalla legge. Le tariffe, anziché essere basate su una reale rilevazione dei costi sostenuti dalle strutture accreditate, sarebbero state elaborate confrontando valori già esistenti nei tariffari regionali, molti dei quali privi di fondamento tecnico-economico aggiornato.

A questo si aggiunge un’altra questione cruciale: i rilievi espressi da Agenas – che aveva evidenziato proprio l’assenza di una ricognizione aggiornata dei costi e suggerito un cambio di metodo – sono stati completamente disattesi. Il Tar ha sottolineato come l’amministrazione avrebbe dovuto fornire una motivazione dettagliata per spiegare perché avesse deciso di non seguire quelle indicazioni. Cosa che non è avvenuta.

Inoltre, secondo le sentenze, il nuovo tariffario non garantisce l’equa remunerazione delle prestazioni, in particolare per quelle strutture medio-piccole che non beneficiano delle economie di scala. Diverse associazioni e sindacati hanno denunciato l’impossibilità, con le tariffe attuali, di coprire anche solo i costi vivi delle prestazioni, aggravati dall’aumento dei costi energetici, del personale e dei materiali sanitari. Per molte realtà, il rischio concreto è quello di operare in perdita o di dover uscire dal sistema di accreditamento.

Il Tar ha inoltre rilevato una grave carenza di confronto con le parti sociali. In particolare, il sindacato Sbv, che rappresenta numerosi centri accreditati, non è stato adeguatamente coinvolto nella fase di elaborazione del decreto, nonostante le ripetute richieste di partecipazione.

E ancora, il Ministero avrebbe fatto riferimento a dati di costo risalenti al 2016-2017, ignorando del tutto le profonde trasformazioni economiche degli ultimi anni, dalla pandemia all’inflazione.

Nonostante queste criticità, i giudici amministrativi hanno scelto di non far decadere subito il decreto, per non creare disagi ancora maggiori. Se l’annullamento fosse stato immediatamente efficace, si sarebbe generata una situazione di incertezza normativa, con potenziali effetti a catena su bilanci regionali, contratti con le strutture accreditate e continuità assistenziale.

Per questo il Tar ha stabilito che l’annullamento avrà effetto solo tra un anno, dando così modo all’amministrazione di predisporre un nuovo tariffario che sia davvero basato su criteri oggettivi, aggiornati e rispettosi delle regole di trasparenza, partecipazione e proporzionalità.

Il Ministero della Salute ha quindi dodici mesi di tempo per correggere il tiro e varare un nuovo decreto che superi le criticità evidenziate. Un lavoro non semplice, ma imprescindibile per restituire al sistema una base tariffaria che sia, finalmente, all’altezza delle sfide attuali e delle esigenze sia degli operatori sanitari sia dei cittadini.

22 Settembre 2025

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