Manovra. Mandelli (Fofi): troppe penalizzazioni per le farmacie

Manovra. Mandelli (Fofi): troppe penalizzazioni per le farmacie

Manovra. Mandelli (Fofi): troppe penalizzazioni per le farmacie
In un’intervista a la Repubblica Affari & Finanza, il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti, Andrea Mandelli, analizza le misure della manovra economica e ribadisce: la farmacia viene penalizzata. Ma il Governo ci aveva chiesto di assumere impegni ancor più importanti a favore della popolazione. Come faremo a farlo?”

“È inappropriato minacciare proteste proprio ora, perché è chiaro che tutti dobbiamo cercare di fare uno sforzo”. Così si è espresso Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani nel corso di un’intervista rilasciata a la Repubblica Affari & Finanza del 21 giugno. Ma in questa stessa occasione il presidente Mandelli non ha però mancato di sottolineare come le misure messe in campo dal Governo finiscano con “L’impoverire troppo un comparto (quello delle farmacie) che lo stesso Governo aveva invece riconosciuto come cruciale in un momento in cui si va verso l’invecchiamento della popolazione”. E anche per questo motivo la Federazione degli Ordini ha deciso di rivolgersi al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, chiedendo un incontro nel corso del quale illustrare i danni che il settore delle farmacie aperte al pubblico subirebbe a causa della manovra. Confermando innanzitutto la stima di 420 milioni di euro che uscirebbero dalle casse delle farmacie per entrare in quelle dell’Erario.
“Una penalizzazione eccessiva” la definisce Mandelli che, tra l’altro, ricorda come “gli orientamenti del ministro della Salute Ferruccio Fazio, fossero stati chiari: attribuire alle farmacie una serie di compiti aggiuntivi per farne un presidio sanitario capillarmente diffuso sul territorio in grado di limitare le ospedalizzazioni. Ore com’è possibile realizzare questo disegno?” si chiede.
Tra le misure più pesanti individuate da Mandelli c’è certamente il “taglio” dei margini di guadagno imposto dal decreto legge 78 (quello della manovra, attualmente all’esame del Parlamento per la conversione in legge) a cui si aggiungono gli “sconti regressivi” a favore del Ssn che già da tempo gravano sulle farmacie. Si tratta di somme che il servizio sanitario nazionale, non restituisce alle farmacie, trattenendole a titolo, appunto, di “sconto” sui alcune categorie di farmaci particolarmente costosi.
A tutto questo, poi si aggiunge la manovra sui farmaci generici (quelli conosciuti come “equivalenti”) che pur costituendo oggi una quota minore del mercato (circa il 10% del mercato complessivo dei medicinali a carico del Servizio sanitario) subirebbe con le norme approvate dal Consiglio dei ministri, un’ulteriore “strozzatura”: sarebbero infatti solo quattro i medicinali generici che verrebbero rimborsati (per ogni categoria terapeutica, ovviamente) dal Ssn. E si tratterebbe di quelli per i quali è stato spuntato il prezzo più basso.
Insomma, un danno “indiretto” che però contribuirebbe ancora ad abbattere i guadagni delle farmacie che, come ricorda il presidente della Fofi “il cui fatturato, in media, non supera i 600 mila euro”. A dividersi gli 11,6 miliardi di euro spesi dal Servizio sanitario sono infatti circa 17.500 farmacie in tutta Italia. Un numero assolutamente in linea con quello dei nostri partner europei, spiega Mandelli: “in Italia c’è una farmacia ogni 3374 abitanti, contro una media europea di 3323. Siamo quindi all’incirca sulle posizioni di Germania e Francia mentre in Olanda e Austria gli abitanti per farmacia sono, rispettivamente, 8 mila e sei mila. E anche l’Inghilterra ha un rapporto farmacie/abitanti superiore al nostro: una farmacia ogni 4715 abitanti”.
In un contesto così complesso e difficile Mandelli smentisce ogni interesse a “boicottare” le parafarmacie. “Di questi tempi – afferma – ogni posto di lavoro è benedetto”. Si tratta piuttosto di un fenomeno da non sopravvalutare: “tra gli stessi colleghi che hanno intrapreso questa strada con le loro forze, c’è molta insoddisfazione. E credo che si debba tenerne debito conto”.
 

21 Giugno 2010

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