Medici di famiglia. Cricelli (Simg): “Pensione a 73 anni misura non risolutiva. Su riforma nessuna certezza ma nodo non è giuridico”

Medici di famiglia. Cricelli (Simg): “Pensione a 73 anni misura non risolutiva. Su riforma nessuna certezza ma nodo non è giuridico”

Medici di famiglia. Cricelli (Simg): “Pensione a 73 anni misura non risolutiva. Su riforma nessuna certezza ma nodo non è giuridico”
Secondo il presidente emerito la misura contenuta nel Dl Pa, “la dipendenza o meno dal Ssn non è il nodo centrale: i problemi non si risolvono semplicemente cambiando la tipologia del rapporto giuridico di lavoro ma costruendo un nuovo modello basato su una nuova organizzazione e risorse mirate”

L’innalzamento a 73 anni dell’età pensionabile dei medici di famiglia, previsto dall’emendamento al decreto 14 marzo n.25 votato da Montecitorio e che ora passa al Senato, rappresenta “solo una soluzione emergenziale e difficilmente risolverà l’attuale problema della carenza di medici nel Servizio sanitario nazionale a fronte della prossima gobba pensionistica”, mentre rispetto alla ipotesi di riforma della Medicina generale con il passaggio di dipendenza al Ssn “ancora non ci sono proposte definite, ma in ogni caso non è in questo modo che si potrà garantire la medicina di prossimità che i cittadini chiedono”. Lo spiega all’Ansa il presidente emerito della Società italiana di medicina generale (Simg), Claudio Cricelli, facendo il punto sulle due questioni attualmente più ‘calde’ nel settore della Medicina di famiglia.

Sono, secondo le stime, circa 7.300 i medici di base che raggiungeranno tra il 2025 e il 2027 il limite di età per il pensionamento fissato al momento a 70 anni. Con l’innalzamento dell’età a 73 anni, afferma Cricelli, “si cerca di mettere una pezza alla persistente carenza dei medici, ma bisognerà capire se e quanti medici accetteranno di prolungare l’attività lavorativa; non è infatti detto che tutti siano disponibili a rimanere. Cambierebbe radicalmente lo scenario e bisognerà chiarire anche i risvolti pensionistici della norma: continuando a lavorare, la pensione dovrebbe aumentare in modo proporzionale, ma questo non è definito”.

Ed ancora: “Non credo – sottolinea – che tale misura possa essere risolutiva contro le carenze, perchè non è una misura i cui effetti sono prevedibili dal momento che resta legata a scelte individuali, e per la percezione che abbiamo noi oggi la maggior parte dei medici ci risulta che intenda andare in pensione a 70 anni. Con le dinamiche attuali, questa norma avrebbe dunque un risultato modesto”. Il punto, aggiunge, è che “essendo stata sbagliata la politica di programmazione degli anni scorsi, rimangono purtroppo solo soluzioni d’emergenza. Negli anni futuri, comunque, con la stabilizzazione della gobba pensionistica e la diminuzione della popolazione, il numero dei medici tronerà ad essere congruo”. Quanto alla riforma della Medicina generale, “ci deve essere una decisione politica: quando sapremo cosa intende fare la politica, allora si potrà aprire la trattativa”. In ogni caso, rileva Cricelli, “la dipendenza o meno dal Ssn non è il nodo centrale: i problemi non si risolvono semplicemente cambiando la tipologia del rapporto giuridico di lavoro ma costruendo un nuovo modello basato su una nuova organizzazione e risorse mirate”. Le Case di comunità, conclude, “non sono l’unica soluzione: infatti, non curano i cittadini nell’immediata prossimità e solo gli studi dei medici di famiglia possono garantire una vera medicina di prossimità, senza escludere Case di comunità ‘hub’ come centri di prestazioni più evoluti rispetto agli studi e con cui collaborare e integrarsi”.

28 Aprile 2025

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