Nuove professioni sanitarie. Cgil, Cisl e Uil chiedono incontro a Ministero e Regioni: “Molti problemi per iscrizione ad Albi”

Nuove professioni sanitarie. Cgil, Cisl e Uil chiedono incontro a Ministero e Regioni: “Molti problemi per iscrizione ad Albi”

Nuove professioni sanitarie. Cgil, Cisl e Uil chiedono incontro a Ministero e Regioni: “Molti problemi per iscrizione ad Albi”
I sindacati evidenziano come vi siano criticità nel riconoscimento dei titoli per l’iscrizione ai nuovi Albi istituiti dalla Legge Lorenzin. “Si rischia di originare seri riflessi occupazionali e di carriera per le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti”. LA LETTERA

Un “confronto urgente per affrontare i problemi che molte lavoratrici e lavoratori stanno incontrando nell’iscrizione ai nuovi albi delle professioni sanitarie”. A richiederlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in una lettera inviata a Ministero e Regioni. Il problema è quello del riconoscimento dei titoli che a detta dei sindacati negli anni non è stata sanata e molti lavoratori non riescono ad iscriversi ai nuovi Albi.
 
“La L. 3/2018 – si legge – obbliga tutti professionisti che lavorano in ambito sanitario ad iscriversi in uno dei neonati albi che compongono il nuovo ordine (problema che non riguarda chi afferisce all’Ordine degli Infermieri FNOPI ed a quello delle Ostetriche FNOPO). Per chi non si iscrive o per chi non può iscriversi in quanto non ha titolo ritenuto valido per l’iscrizione (anche se è stato ed è tutt’ora valido realisticamente per lavorare) scatta il rischio di “esercizio abusivo della professione” che è sanzionato anche penalmente e che può portare anche al licenziamento, soprattutto in ambito privato dove per l’assunzione non è stato espletato alcun concorso pubblico”.
 
“Occorre ragionare – continuano i sindacati – per trovare una possibile soluzione definitiva ed inclusiva a questa grave situazione che sta già facendo registrare le prime risposte negative da parte degli Albi alle domande di iscrizione presentate. Le professioni maggiormente interessate da queste problematiche sono quindi: Podologo, Fisioterapista, Logopedista, Ortottista-Assistente di Oftalmologia, Terapista della neuro e psicomotricità nell’età evolutiva, Tecnico della riabilitazione psichiatrica, Terapista occupazionale, Educatore professionale socio sanitario, Tecnico audiometrista, Tecnico sanitario di laboratorio biomedico, Tecnico di neurofisiopatologia, Tecnico audioprotesista, Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, Tecnico ortopedico, Igienista dentale, Dietista, Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Per gli Educatori Professionali il problema è più grave perché i percorsi formativi che si sono protratti negli anni sono molteplici sia di tipo Regionale che di tipo Universitario”.
 
Per questo i sindacati chiedono di “aprire un confronto specifico sugli obblighi di iscrizione agli albi delle professioni sanitarie anche alla luce di quanto sta avvenendo nelle diverse Aziende e Agenzie, pubbliche e private, che rischia di originare seri riflessi occupazionali e di carriera per le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti”.

24 Ottobre 2018

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