“Sono stata violentata anche dalle istituzioni”: al Consiglio nazionale Fnomceo parla la dottoressa aggredita

“Sono stata violentata anche dalle istituzioni”: al Consiglio nazionale Fnomceo parla la dottoressa aggredita

“Sono stata violentata anche dalle istituzioni”: al Consiglio nazionale Fnomceo parla la dottoressa aggredita
Sono parole forti quelle che la dottoressa aggredita a Trecastagni mentre svolgeva il suo turno di guardia medica ha voluto rivolgere questa mattina di fronte ai suoi colleghi: “Nessuno sconto per le istituzioni, alle quali solo una cosa posso dire: io sono stata violentata anche da voi”

A Giardini Naxos (Messina), parla la dottoressa aggredita a Trecastagni mentre svolgeva il suo turno di guarda medica: “La solidarietà espressa dai colleghi è la più sincera che ci possa essere, perché siete consapevoli che tutti sareste potuti essere al mio posto. Nessuno sconto, invece per le istituzioni, alle quali solo una cosa posso dire: io sono stata violentata anche da voi”.
 
Parole forti, fortissime, rivolte questa mattina di fronte ai suoi colleghi al Consiglio della Fnmoceo, alla presenza dei 106 presidenti degli Ordini dei Medici e ai 106 presidenti delle Commissioni Albo Odontoiatri, insieme in assemblea plenaria nella sua Sicilia.

“Quella della sicurezza è solo la punta dell'iceberg – ha spiegato la dottoressa aggredita – . Noi medici abbiamo perso la dignità. La nostra professione si è snaturata, è diventata una cosa che non è più essere medico, è soffocata dall'affanno di evitare le denunce, di seguire pedissequamente  i protocolli. Sfugge un concetto fondamentale: noi dobbiamo curare le persone”.

“Ho intrapreso questa strada per passione – ha raccontato la dottoressa aggredita -. Anche la scelta di fare la guardia medica non è stata un ripiego, è stata una decisione consapevole proprio perché volevo essere in prima linea, vicina alle persone che soffrono".

“Le istituzioni non hanno semplicemente lasciato sola me, mettendomi in pericolo e poi umiliandomi quando la mia aggressione è stata ridotta a una pratica per  infortunio sul lavoro, perché questa è la prassi – ha proseguito la dottoressa -. Il sistema rischia di travolgere la nostra intera professione. Siamo tutti vittime: a questo gli Ordini devono opporsi”.

“Gli Ordini devono essere la casa, ma anche la famiglia di noi medici – ha concluso infine la dottoressa -. E come in una famiglia i genitori non devono essere troppo permissivi con i figli, così è un errore assumere un atteggiamento paternalistico verso quei colleghi che sbagliano”.

Le risponde Roberta Chersevani, Presidente Fnmoceo: “Va recuperata l'autorevolezza del nostro ruolo. Grazie per le tue parole, è un onore averti conosciuto”. Per la Fnmoceo, l'appello della dottoressa non è rimasto inascoltato: molte le proposte emerse dal Consiglio, che verranno raccolte e riassunte in una mozione apposita.

Lorenzo Proia

02 Ottobre 2017

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