A proposito di Case di comunità e altro…

A proposito di Case di comunità e altro…

A proposito di Case di comunità e altro…

Gentile Direttore,
il ministero competente definisce così la casa della salute: “la sede pubblica dove trovano allocazione, in uno stesso spazio fisico, i servizi territoriali che erogano prestazioni sanitarie, ivi compresi gli ambulatori di Medicina Generale e Specialistica“. Niente di innovativo o meglio dire “un concetto molto vuoto”. Per riempire questo “vuoto” prendo spunto da quanto proposto dal Dr. Cavicchi: “….se applicassimo la logica politica del welfare di comunità alle case di comunità si avrebbe un cambiamento nel rapporto tra destinatari delle politiche sociali, decisori politici e fornitori di servizi”.
 
Credo che tutti concordiamo sulla certezza che le Case di comunità sono nell'ambito delle cure primarie. Andando a rileggere la Dichiarazione di Alma Ata (1978) il primo livello di contatto degli individui, delle famiglie e della comunità con il sistema sanitario del paese, sono le cure primarie.
 
Attraverso le cure primarie si porta l'assistenza sanitaria quanto più vicino è possibile a dove la popolazione vive e lavora (dicasi prossimità) e costituendo il primo elemento di un processo continuo di assistenza. E' questo il livello dove emergono e si manifestano i bisogni di salute della popolazione (applicazione del welfare della comunità).
 
Su un piano più operativo, si tratta di dare gambe a questo sistema di sanità: tradurli in modelli efficaci di intervento. La attuale situazione di Pandemia mi porta a dire che per proteggere adeguatamente una comunità, non è sufficiente garantire un livello di di copertura vaccinale mediamente elevato, ma occorre che tale copertura sia uniforme nella popolazione, onde evitare che vi siano dei gruppi di persone (che potrebbero contrarre infezioni, non essendo immuni) al cui interno la circolazione in forma epidemica è ancora impossibile. Proprio la pandemia ci pone davanti a una situazione complessa. Una complessità che ci è esplosa sotto gli occhi. Repentina. Tutti erano al corrente della stretta relazione fra stato di salute e condizione socioeconomica: ecco, quella correlazione si è manifestata in tutta la sua asprezza. I servizi sono finanziati quasi interamente tramite risorse pubbliche.
 
A tal proposito concordo ancora con il Dr. Cavicchi quando dice: “che la pandemia è la prova che al paese serve più sanità pubblica, non meno”.
 
Ritornando al binomio comunità e prossimità, credo che sono le cure primarie a dover fare la differenza. L'assistenza di primo livello dovrebbe essere patrimonio di tutta la popolazione: questi servizi di base potrebbero dipendere dai municipi.
 
A tal proposito cito ancora una volta quanto detto dal Dr. Cavicchi: “A partire dalla lezione della pandemia più o meno scriverei che:
• la salute è un diritto ma anche un dovere non solo dell’individuo ma della comunità,
• se esiste un “interesse della collettività” allora implicitamente esiste una comunità cioè un vero e proprio soggetto politico,
• la salute si tutela certo ma soprattutto si costruisce attraverso i doveri, nella comunità fatta da cittadini e da operatori,
• nel rispetto non solo “della dignità e della libertà della persona umana” ma anche nel rispetto dei diritti e dei doveri di cittadinanza della comunità,
• il SSN è strumento della comunità non per la comunità”.
 
I servizi di prossimità dovrebbero essere forniti principalmente (non esclusivamente) da medici e infermieri di famiglia (la definizione “di famiglia” vale appunto sia per i medici per gli infermieri).
 
E' necessario ridefinire l'idea attuale di ospedale, cioè superare l’attuale sistema duale, territorio/ospedale attraverso l'integrazione tra cure primarie e cure ospedaliere. Anche la formazione universitaria va ridefinita, oggi è troppo focalizzata sullo studio delle singole malattie e poco interessata a occuparsi dei problemi delle persone, rappresenta un serio ostacolo all'innovazione delle cure primarie.
 
Per affrontare le nuove sfide assistenziali prodotte dai processi di transizione post- pandemia è necessaria una profonda trasformazione dei sistemi assistenziali, che coinvolga attivamente la comunità.
 
Dott. Mario Fiumene
Consulente sanitario, Infermiere

  

10 Maggio 2021

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