Air e Medicina generale: solo incentivi o una opportunità di miglioramento?   

Air e Medicina generale: solo incentivi o una opportunità di miglioramento?   

Air e Medicina generale: solo incentivi o una opportunità di miglioramento?   

Gentile Direttore,
spesso bisogna constatare che in sanità non servono solo “riforme epocali” (che in Italia sappiamo essere difficili da approvare e quasi impossibili da realizzare), ma atti concreti che partendo “dal basso” e guidati da “visioni manageriali di sistema” possano produrre risultati significativi.

Il recente AIR (Accordo Integrativo Regionale) della Medicina Generale di Regione Lombardia, attualmente in fase di approvazione, rappresenta un esempio di come esistano opportunità di “incidere e supportare” il sistema dei Medici di Medicina Generale (MMG)che, sappiamo, vivere una stagione non semplice. Tuttavia, opportunità come queste, rischiano di essere vanificate da modelli contrattuali ed organizzativi che, oggi più che mai, mostrano i loro evidenti limiti. Non ultimo il fatto che un accordo per le attività del 2025 è in fase di approvazione solo verso la fine dello stesso anno.

Il documento dovrebbe delineare il “governo clinico” delle Cure primarie della Lombardia, la Regione che ospita il maggior numero di MMG, ma per delineare qualsiasi modello di governance dovrebbero essere chiari gli obiettivi a cui tendere. Purtroppo, da troppo tempo tali obiettivi rimangono esclusivamente “prestazionali” trasferendo una logica ospedaliera in un contesto territoriale dove gli obiettivi dovrebbero essere quelli di “salute” e di “prevenzione”. A quando inizieremo a incentivare i medici anche in base alla “quantità di salute” che sono in grado di produrre? Gli strumenti per farlo esistono, ma sicuramente è più facile misurare quanti vaccinazioni sono state fatte rispetto a quante infezioni respiratorie sono state effettivamente ridotte o quante riacutizzazioni di patologie croniche evitate.

Qui emerge un altro punto importante su cui vale la pena soffermarsi: in un momento di forte carenza di medici, appare difficile comprendere il perché incentivare gli MMG a svolgere prestazioni che potrebbero essere fatte da personale sanitario non medico (vaccinazioni, medicazioni, distribuzione di devices, telefonate, etc.) mentre l’unico aspetto di competenza e contenuto strettamente professionale e medico, vale a dire la valutazione clinica, la terapia, le attività di accompagnamento ad un percorso di salute, in sintesi il controllo dei pazienti con patologie croniche (la cosiddetta “presa in carico”) viene penalizzato con obiettivi di arruolamento di poche decine di pazienti. Come è possibile che l’unica azione di “prevenzione secondaria” in grado di incidere sul “governo della domanda” (prestazioni, liste di attesa, etc.) viene così poco valorizzata?

Uno strumento programmatorio come il “Governo clinico” dovrebbe fungere da stimolo verso il futuro, promuovendo e premiando l’adozione di tecnologie innovative come l’Intelligenza artificiale, la maggiore connessione e collaborazione con l’Ospedale (di cui il teleconsulto è solo uno degli strumenti) e valorizzando il ruolo degli MMG non solo “riempitivo” nelle Case o Ospedali di Comunità. Va ricordato che la Medicina generale, attraverso la sua attività prescrittiva, contribuisce in maniera fondamentale a generare il fabbisogno di servizi in campo sanitario.

Un altro aspetto non meno rilevante è la necessità di superare la distribuzione “a pioggia” degli incentivi economici. Occorre passare ad una reale valorizzazione del merito, premiando chi si impegna di più. La distribuzione delle risorse economiche disponibili senza privilegiare il “merito e l’impegno”, sono condizioni che oggi il sistema sanitario ma soprattutto la salvaguardia della nostra salute, non possono più permettersi. Questo messaggio è fondamentale per motivare la categoria e per affrontare le difficoltà di reclutamento dei nuovi MMG. L’avvio della professione diventa così un punto di partenza e non un punto di arrivo sul quale adagiarsi. In tale prospettiva è importante valorizzare sempre di più le forme di rappresentanza “funzionali” dei MMG come i coordinatori delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), affinché sul territorio, così come in ospedale il direttore sanitario concorda l’attività con i primari, pur con le evidenti differenze, anche nella Medicina Generale possa esistere un confronto strutturato e reale sulla organizzazione sanitaria territoriale.

Partendo da queste basi poi si possono affrontare anche le altre priorità come il ruolo dei MMG delle Case di Comunità o l’effettivo (ed efficace) utilizzo della telemedicina, ponendo al centro la chiarezza sugli obiettivi (di salute) e le modalità per raggiungerli (merito) a tutto vantaggio egli utenti.

Cambiare dall’alto servono normative e leggi, per cambiare “dal basso” servono capacità, volontà di mettersi in gioco, e anche coraggio. Forse sono queste le cose di cui oggi abbiamo più bisogno.

Dr. Marco Magri
Medico

Marco Magri

23 Ottobre 2025

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