Anamnesi: inizio della diagnosi … o del litigio?

Anamnesi: inizio della diagnosi … o del litigio?

Anamnesi: inizio della diagnosi … o del litigio?

Gentile Direttore, uno dei tanti consolidati “mantra” sanitari è che l’anamnesi, ossia il colloquio clinico e la raccolta della storia sanitaria del paziente: è il primo atto del percorso diagnostico e spesso il più decisivo; vale il 50% della diagnosi – alcune più moderne stime portano tale computo persino tra il 70 e l’80%...

Gentile Direttore,
uno dei tanti consolidati “mantra” sanitari è che l’anamnesi, ossia il colloquio clinico e la raccolta della storia sanitaria del paziente: è il primo atto del percorso diagnostico e spesso il più decisivo; vale il 50% della diagnosi – alcune più moderne stime portano tale computo persino tra il 70 e l’80% ; e che, infine, per la Normativa e la Giurisprudenza Italiana in materia di tutela della salute e dell’esercizio delle professioni sanitarie, compiere un’anamnesi finalizzata a formulare una diagnosi, prescrivere cure, diete mediche, farmaci o trattamenti sanitari
«NON è per legge consentito a figure NON abilitate o operatori PRIVI DI TITOLO, che rilasciano pareri clinici».
(art. 348 c.p. – art. 32 Cost.).

Nell’universo della moderna Radiologia (forse bisognerebbe abolirne il termine, preferendo il più pragmatico ed attuale “Teleradiologia”), ove nella migliore delle ipotesi tollerabili a norma di legge il medico radiologo è fisicamente presente in un altro ambiente (più o meno … ovvero molto meno) attiguo, comunque diverso e distinto dalla sala diagnostica dove effettivamente si eseguono le prestazioni e dove il paziente afferisce in modalità presente e non telematica … e dove – da sempre – è presente il “Tecnico Radiologo Solitario” …

vanno sollevate alcune perplessità:

  • Si può eseguire un esame clinico in assenza di una adeguata, pur minima (e rapidissima) anamnesi?
  • Può il medico radiologo PRETENDERE (similmente all’informativa e consenso informato per la Risonanza Magnetica Nucleare) che a compilare detto atto di formale anamnesi, di fatto riservato alle figure dotate di «titolo», sia invece proprio il Tecnico Radiologo, che peraltro nella conseguente concreta prassi non dovrebbe nemmeno minimamente intaccare i già risicatissimi tempi di esecuzione concessi: nelle radiologie da incubo se tutto funziona “correttamente” ormai si viaggia su allucinanti 7 minuti pro capite, ove (pure a personale rischio e pericolo) si fa appena in tempo a guardare una persona in viso … capire se è maschio o femmina o “altro”, adulto o adolescente … in età riproduttiva o meno …
  • Nel caso, può refertare un esame di un paziente CHE NON HA MAI DI FATTO INCONTRATO, il cui caso diagnostico è stato seguito ed eseguito unicamente e completamente dall’altro professionista che tutto fa o dovrebbe fare, nel sempiterno schiaffo di una delega tanto perentoria quanto aleatoria?

Perché tutto ciò è quanto attualmente gran parte dei medici radiologi di fatto ordinariamente accampino, all’interno di altra variegata caleidoscopica varietà di istanze (e.g. : protocolli clinici, indicazione all’esame [1], etc.) della più tipica dominanza medica …
e … guai a deluderli.

Ma soprattutto: può il Tecnico Radiologo del XXI secolo, dotabile fino al massimo grado di istruzione universitaria dell’ordinamento accademico italiano – 3° ciclo: PhD CPS o Dottore di ricerca …
essere ascritto all’indefinito gruppo di figure NON abilitate, che NON possono in alcun modo nemmeno raccogliere una informativa propedeutica all’esercizio degli atti tipici della propria professione, in quanto privo del «titolo» e delle «competenze legali necessarie»?

A margine di tale scapicollante, ossimorica situazione piace qui ricordare, nel solco recentemente qui eminentemente tracciato dai colleghi Sciacca [2] e La Rovere Petrongolo [3] , l’istituto della “diagnosi infermieristica”: faticoso traguardo raggiunto da oltre un cinquantennio dagli infermieri: ossia il «giudizio clinico professionale che descrive la risposta di un individuo, di una famiglia o di una comunità a problemi di salute o a processi vitali reali o potenziali, che costituisce la base per scegliere gli interventi assistenziali di cui l’infermiere è direttamente responsabile».

Alla luce (o all’ombra) di tutto ciò, si ripropone ancora una volta, tediosissimamente, il medesimo oscuro giudizio circa un atto normativo che da solo ed in una sola volta ha tagliato gambe, arti e testa ad una professione istituita decenni prima per altre numerose leggi, che non deficita in nulla rispetto ad altre ben più “reclamizzate” professioni di recente introduzione: le due (incostituzionali) leggi sulla radioprotezione post d. lgs. 187/2000, che hanno di fatto creato l’unica figura professionale non medica “zero tituli”: Una vera e propria “Garzoneria Sanitaria”.

Purtroppo il dato più preoccupante, allarmante ed allo stesso tempo demoralizzante, è che le istituzioni rappresentative di questa medesima professionalità ormai caduta in disgrazia, proprio non siano in grado di fare simili disamine (o anche soltanto leggere quelle altrui), assumersi le relative responsabilità e reagire in modo opportuno e soprattutto doveroso: Sarà forse perché si sono allontanate troppo dal vero esercizio professionale?

Si intende benissimo il disagio e l’imbarazzo per un mancato intervento (di cui sono noti i responsabili, per nome e cognome) all’atto della prima promulgazione della novella che tra le altre cose ha introdotto i concetti di Giustificazione ed Ottimizzazione, primari “pomi della discordia” di un guerra intestina che pone in astio figure professionali invece idealmente concepite per una collaborazione che non può essere che “Peer to Peer” …
ma la politica dell’ “ignorare strategico” dell’ente pubblico vigilato dal Ministero della Salute che rappresenta 19 professioni sanitarie in Italia, determina esclusivamente il peggioramento di quegli stessi elusi problemi.

Infatti la risultanza giuridica – ritenendo che «l’autorevolezza della professione non passi dal riconoscimento normativo» [4] – che si è consegnata alle future generazioni di utenti e professionisti è, da una parte, quella di una falange professionale principalmente posta ed esposta da quella unica norma ad una sudditanza assoluta (assoluta perché anche altri soggetti possono approfittare a vario titolo – anche e soprattutto amministrativo – di questa debolezza di status) … ,

e, dall’altra, di un’altra contrapposta falange professionale, la cui indotta arroganza – a causa della medesima unica norma – stia moltiplicando il numero ed il peso delle PRETESE: ossia il Radiographer, che paradossalmente per la norma Italiana resta – caso unico nel panorama sanitario mondiale – un presunto ignorante della propria materia, un rappresentante di tale emergente Garzoneria Sanitaria, è costretto dai medici radiologi ad occuparsi non soltanto della ottimizzazione dell’esame, ma anche del consenso informato, della anamnesi e conseguentemente anche della giustificazione … in pratica uno che non dovrebbe far nulla, perché non abilitato, in quanto non titolato, invece fa tutto, fuorché l’atto formale di lettura delle figurine [5] peraltro da lui stesso prodotte.

Ebbene, tale agghiacciante combinato disposto di attuazioni pratiche non scritte in alcuna legge non infrequentemente sfocia ed addirittura si trasforma in atti di mera violenza personale – che è un qualcosa di decisamente vergognoso, oltreché contrario alle dimensioni umane e professionali della “mission” di un qualsivoglia medico, in qualsiasi tempo ed in qualsiasi luogo.

In ultima analisi una unica legge – sempre più clamorosamente sbagliata – ha creato due cose brutte della medesima realtà: una parte intimidita ed arrendevole ed un’altra ostinata e spavalda.
Due cose brutte non ne fanno una bella. Al massimo ne fanno una bruttissima.

Dott. Calogero Spada
TSRM – Dottore Magistrale

[1] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/rad-wars-episodio-vi-il-ritorno-della-delega/
[2] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/autonomia-professionale-tra-la-fuga-in-avanti-degli-infermieri-e-i-passi-indietro-del-tsrm/
[3] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/professioni-sanitarie-quando-il-valore-del-lavoro-resta-fuori-dai-conti/
[4] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/una-questione-di-dignita/
[5] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/l-autarchia-delle-competenze-e-dei-ruoli-in-sanit/

12 Ottobre 2026

© Riproduzione riservata

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