Autonomia professionale: tra la fuga in avanti degli infermieri e i passi indietro del TSRM

Autonomia professionale: tra la fuga in avanti degli infermieri e i passi indietro del TSRM

Autonomia professionale: tra la fuga in avanti degli infermieri e i passi indietro del TSRM

Gentile Direttore, ho letto con estremo interesse l’intervento del collega Antonio Alemanno sull’irresistibile tentazione di dividere le professioni sanitarie. Si tratta di una riflessione lucida che centra perfettamente il punto: la frammentazione tra categorie e la spinta verso logiche corporative rischiano di soffocare l'evoluzione sistemica del nostro SSN.

Gentile Direttore,

ho letto con estremo interesse l’intervento del collega Antonio Alemanno sull’irresistibile tentazione di dividere le professioni sanitarie. Si tratta di una riflessione lucida che centra perfettamente il punto: la frammentazione tra categorie e la spinta verso logiche corporative rischiano di soffocare l’evoluzione sistemica del nostro SSN. Tendenza che sembra attingere a quell’orizzonte semantico dell’uomo medievale, abituato a classificare e semplificare il mondo unicamente tra amici da difendere e nemici contro cui combattere.

Vorrei tuttavia arricchire questa tesi ponendo l’accento su un fenomeno parallelo e paradossale: la profonda asimmetria nello sviluppo dell’autonomia professionale all’interno del comparto sanitario. Un divario che vede da un lato la costante fuga in avanti della professione infermieristica e, dall’altro, una progressiva e preoccupante involuzione per il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM).

Negli ultimi due decenni infatti, gli infermieri hanno saputo rivendicare e conquistare spazi d’autonomia sempre più ampi e strutturati, ridefinendo la propria identità da figura esecutiva a pilastro organizzativo e clinico: triage infermieristico; infermiere di famiglia e di comunità; specializzazione e competenze avanzate (lauree magistrali a indirizzo clinico e affermazione di ruoli gestionali e strategici come quello del Bed Manager, cruciale nell’ottimizzazione dei flussi dei ricoveri ospedalieri). 

Si tratta di un’evoluzione coerente con i bisogni di salute emergenti, che ha dimostrato quanto l’autonomia delle professioni sanitarie sia una risorsa e non una minaccia.

Di contro, la storia del Tecnico Sanitario di Radiologia Medica parla un linguaggio del tutto opposto: quello di un’autonomia prima riconosciuta e poi progressivamente erosa sul piano normativo. Se la Legge 25/1983 delineava per il TSRM un profilo di reale autonomia operativa nella conduzione delle indagini radiologiche, il quadro legislativo successivo ha segnato un’inversione di rotta: ha introdotto una rigida architettura in cui il TSRM viene riposizionato in un alveo di forte subordinazione.

La contraddizione più stridente sta nel fatto che tale rigida catena di delega e preventiva validazione (giustificazione, ottimizzazione e appropriatezza) appare (talvolta) formalmente disattesa nella pratica quotidiana, se non in maniera implicita ed ex-post con la formulazione del referto radiologico. 

Se concordo con il caro Alemanno sul fatto che dividere le professioni sia un errore esiziale, dobbiamo anche chiederci: perché ad alcune professioni viene consentito di evolvere verso modelli moderni di autonomia clinico-organizzativa, mentre ad altre viene imposto un imbrigliamento normativo anacronistico?

Non si tratta di innescare una guerra tra categorie o una gara a chi conquista più spazio, superando proprio quelle logiche manichee e difensive ereditate dal passato,

ma di riconoscere che la tutela della salute passa attraverso la valorizzazione delle competenze di tutti i professionisti. Continuando a costringere il TSRM in un mero ruolo esecutivo e dipendente dalla delega, non si protegge il paziente, ma si nega semplicemente la realtà di un Servizio Sanitario che è già cambiato.

Francesco Sciacca, PhD CPS tecnico di radiologia medica 

06 Ottobre 2026

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